Cronaca

Vomero: Il teatro dell’assurdo

di Riccardo Bizzarri (*)

C’è qualcosa di profondamente poetico, nel senso più amaro del termine, nella scena che arriva da Napoli. Una poesia tutta italiana, fatta di retorica muscolare, elicotteri che tagliano il cielo, uomini in nero che scendono come in un film di Zero Dark Thirty… e poi tre tizi con una pala che spariscono nelle fogne. Sipario.
Perché il punto è questo: mentre ci raccontiamo di essere pronti a presidiare lo Stretto di Hormuz, a mandare reparti d’élite in Ucraina, a difendere gli equilibri geopolitici del pianeta con il piglio di una superpotenza, non riusciamo a fermare tre ladri che scavano un buco sotto una filiale di Crédit Agricole e se ne vanno indisturbati come nei migliori film anni ’70. Altro che guerra ibrida. Qui siamo alla farsa integrale.
La scena è perfetta per un cinepanettone ad aprile: auto-ariete, maschere hollywoodiane, 25 ostaggi, arrivo del Gruppo di Intervento Speciale in elicottero, assedio, irruzione spettacolare. E dentro? Il nulla.
Non c’è nessuno. Spariti. Evaporati. Dissolti nel sistema fognario come una metafora fin troppo esplicita del Paese. La domanda viene spontanea: ma chi ha liberato gli ostaggi? I Gis… o i ladri che se ne erano già andati?
Perché la verità è brutale: l’operazione è stata impeccabile… ma completamente inutile.
Siamo il Paese che discute di missioni internazionali con tono grave e responsabile. Parliamo di deterrenza, di sicurezza globale, di proiezione militare. Poi arriva il test vero tre criminali con una trivella e il sistema va in tilt.
È un po’ come presentarsi alle Olimpiadi convinti di correre i 100 metri in 9 secondi… e poi inciampare sui lacci delle scarpe alla partenza. Ma con conferenza stampa.
Qui però bisogna dirlo: questi non sono ladri qualsiasi. Sono, nel loro piccolo, degli artigiani del crimine. Hanno studiato il colpo, scavato nella notte, pianificato la fuga, gestito ostaggi e tempi, e soprattutto hanno fatto una cosa che in Italia sembra rivoluzionaria: hanno previsto cosa sarebbe successo dopo.
E infatti, mentre lo Stato arrivava in scena con tutto il suo armamentario spettacolare, loro erano già sotto terra, altrove, probabilmente a ridere. E poi c’è il cortocircuito finale, quello più italiano di tutti.
Perché sotto sotto, senza dirlo troppo forte, una grossa parte del Paese quasi simpatizza. Non per la violenza, non per il terrore, ma per il bersaglio: la banca.
Il tempio moderno del debito, delle commissioni, degli interessi, dei mutui che durano più dei matrimoni.
E allora il racconto si ribalta: non più ladri contro vittime, ma ladri che rubano ai “più ladri di tutti”. Una narrazione pericolosa, certo. Ma incredibilmente diffusa. Il punto non è che i criminali siano intelligenti. È che il sistema sembra sempre un passo indietro. Reattivo, scenografico, muscolare… ma raramente efficace. Bravi a entrare. Meno a capire quando non serve più. Alla fine resta un’immagine: uomini armati fino ai denti che bonificano stanze vuote, mentre sotto i loro piedi qualcuno è già lontano. E forse è proprio questa la fotografia più onesta del Paese: una nazione che ama raccontarsi potente… ma che troppo spesso arriva quando la storia è già finita.
E pure in ritardo. Ora li prenderanno anche, perché qualcuno prenderanno ma la frittata è fatta … meglio rincorrere con i lampeggianti e con la paletta spianata chi azzarda un sorpasso con linea continua ai 50 orari e ritiragli la patente per 30 gg perché la legge è legge.
W l’Italia
(*) Giornalista

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