Economia e Lavoro

28 aprile, la Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

di Wladymiro Wysocki (*)

Il 28 Aprile è la ricorrenza mondiale della sicurezza sul lavoro, in questa giornata sono tanti gli argomenti di massima priorità.

Incidenti, malattie professionali, vittime del lavoro, lavoro sommerso, caporalato e lavoro nero, benessere del lavoro, qualità del lavoro, retribuzione, dignità, e la lista sarebbe infinita.

Una giornata che rappresenta una ulteriore occasione per accendere il faro e dare rilevanza a uno degli aspetti più critici del mondo del lavoro, non solamente per il nostro Paese.

Una emergenza nazionale e mondiale dove si continua incessantemente a morire di lavoro.

Ogni giorno, nel nostro Paese e nel Mondo il lavoro si macchia di sangue, si bagna di lacrime dei familiari che gridano giustizia.

Una giustizia che non sempre arriva e lascia impuniti coloro che sono stati causa di un omicidio.

Si, omicidio, perché in molti casi sono atti voluti dove vengono manomessi macchinari per un misero aumento di produzione, dove lavoratori sono costretti a lavorare in condizioni disumane e fuori da ogni dignità.

Atti e scenari vili che umiliano la persona, la quale deve accettare simili condizioni per cercare di mantenere la propria famiglia o la propria sopravvivenza.

In questa ricorrenza l’OIL, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, quest’anno dedica la sua attenzione ad un aspetto dal risvolto sociale, sociologico: l’ambiente psicologico del lavoro.

I fattori stressogeni, la malattia professionale dello stress lavoro correlato, e tutte le conseguenze che da questa malattia ne derivano, resta tra le tre prime malattie professionali nazionali ma anche dalle forti ripercussioni mondiali.

Il carico di lavoro sempre pressante, la chiarezza nei ruoli nelle aziende e nel lavoro, gli orari di lavoro, possibilità di carriera, indipendenza economica e serenità sociale.

Tutti fattori che danneggiano lavoratrici e lavoratori psicologicamente innescando rischi lavorativi non di secondo ordine e importanza rispetto a quelli, forse matematicamente evidenti, del rischio chimico, movimentazione di carichi, biologico, cadute dall’alto, itinere, ecc.

Dal rapporto mondiale dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), si evidenzia come un lavoro progettato o gestito in modo inadeguato, con carichi di lavoro elevati, orari prolungati, stia danneggiando la salute delle lavoratrici e dei lavoratori.

I numeri del rapporto sono disarmanti, 840.000 casi di decessi ogni anno a causa dei problemi di salute legati ai rischi psicosociali causati dal lavoro con ripercussioni all’organismo di patologie cardiovascolari e disturbi mentali, fino ad intraprendere azioni estreme come il suicidio.

Diverse saranno le iniziative, mobilitazioni, manifestazioni in atto a livello nazionale al grido di più sicurezza, più controlli, attenzione dalle istituzioni.

Diverse saranno le proposte di soluzione, dai troppi appalti selvaggi e a cascata in maniera incontrollata, alla carenza di formazione.

Solita storia che si ripete ma senza una efficacia riscontrata in termini di risultati sul campo, purtroppo confortata dai dati INAIL pari a un bollettino di guerra.

La giornata mondiale della sicurezza sul lavoro è una ulteriore manifestazione per dare voce ai tanti silenzi, alle tante storie passate inosservate, alle storie e drammi in attesa di giustizia.

Il più delle volte il tutto si ferma a un nome, a un fatto riassunto in qualche riga, al massimo qualche intervista e poi tutto torna nel dimenticatoio fino al prossimo dramma.

Drammi che si susseguono senza sosta e ai quali non si riesce a trovare una cura perché questa emorragia delle vittime del lavoro possano cessare.

Se consideriamo i numeri delle vittime del lavoro, ogni anno oltre mille casi, immaginiamo un comune italiano che sparisce, che viene annientato.

Le chiamiamo “morti bianche”, ma il bianco ricorda la purezza cosa che invece non lo è in una vita violentemente spezzata.

Sul sangue sparso non ci vedo nulla di bianco.

Siamo talmente abituati a sentire ogni giorno un dramma tanto da non stupirci più, fa parte della quotidianità, e quello che più spaventa passa quasi una rassegnazione come se morire è il prezzo da pagare per lavorare.

Il lavoro è un diritto ma anche il lavoro in sicurezza, nel benessere e nella dignità.

Nel riconoscimento del valore umano, della persona.

E allora giornate come queste, non unica occasione a livello nazionale, servono per mantenere viva la memoria di chi è caduto a causa del lavoro al fine di sollevare ogni ragionevole dubbio se si sta facendo veramente tutto il possibile per tutelare chi ogni giorno esce da casa per andare al lavoro.

Il tempo corre, i granelli della clessidra scorrono senza fermarsi e noi siamo in svantaggio nel rincorrere questo tempo affinchè non ci sia un altro nome che si aggiunga alla lista nera.

È una giornata di riflessione, di impegno e come ricorda lo slogan internazionale “nessuno dovrebbe morire per guadagnarsi da vivere”.

(*) Giornalista

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