Esteri

Ucraina, la guerra potrebbe finire solo con la resa di Kiev

Di Giuliano Longo

La guerra in Ucraina potrebbe finire con una resa, non con un accordo negoziato. Lo dimostra l’ultimo (per ora) capitolo della commedia dei negoziati con l’intervista rilasciata da Volodymyr Zelensky al Philadelphia Inquirer.    

Secondo il presidente ucraino   non ci possono essere negoziati diretti tra Ucraina e Russia, ma potrebbero essere possibili quelli indiretti tramite una terza parte cui i due belligeranti potrebbero affidarsi non esclusa l‘ONU.

Una proposta che ha scarse possibilità di attuazione per varie ragioni,

La più importante è che gli stati in guerra devono concordare direttamentella fine di un conflitto altrimenti non esiste alcuna mediazione, lo dimostra quanto è successo con gli accordi di Minsk (2014, 2015) che hanno rappresentato un caso ibrido.

Allora l’accordo fu firmato da Russia, Ucraina e dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ma Kiev si rifiutò di implementare l’accordo e l’OSCE non riusci a farlo rispettare nonostante il sostegno politico da Germania e Francia, che non avendo firmato direttamente, legalmente non erano obbligate a farlo rispettare.

La “proposta” di Zelensky è in realtà solo una cortina fumogena per deviare le critiche all’Ucraina che l’accordo con Mosca non l’ha mai voluto. Inoltre, allora, come adesso, ci sono sono tre forti pressioni che tengono Zelensky lontano dal tavolo delle trattative.

La più importante è che i principali attori anglosassoni nella NATO, vale a dire gli Stati Uniti e il Regno Unito, si oppongono fermamente a qualsiasi trattativa con la Russia. Washington ha fatto tutto il possibile per sabotarlo usando sanzioni e misure diplomatiche che impediscono qualsiasi dialogo con la Russia su ogni argomento, esclusi gli scambi dei prigionieri.

La seconda ragione è la legislazione ucraina, sponsorizzata da Zelensky, che proibisce i negoziati con Mosca. La Verkhovna Rada (il parlamento ucraino) potrebbe revocare quella legislazione se Zelensky glielo chiedesse, ma non lo farà poiché il presidente la controlla completamente, ha arrestato o esiliato politici dell’opposizione e domina i media. Il pugno di ferro di Zelensky significa che non permetterà mai negoziati diretti firmando un decreto che vieta ogni trattativa con Putin e segnerebbe la sua sconfitta politica.

La terza ragione è legata alla pressione esercitata su Zelensky dai nazionalisti di estrema destra, tra cui, in particolar modo, la brigata neonazista Azov. Una prova d di ciò è stata il licenziamento del tenente generale Yuri Sodol, comandante supremo delle forze di Kiev nell’area di Kharkov (Ukr. Kharkiv), accusato di aver fatto uccidere più ucraini dei russi nelle battaglie per la città. Un chiaro messaggio della Azov che Zelensky ha immediatamente recepito.

Fu proprio Bohdan Krotevych, capo di stato maggiore della Azov , ad accusare Sodol di incompetenza, causando centinaia di vittime e perdite territoriali, anche se ma dopo questa destituzione, la situazione per l’Ucraina continua a peggiorare lungo l’intera linea di contatto.

I russi hanno intensificato i loro attacchi anche con le potenti con bombe plananti FAB che recentemente colpito un centro di comando ucraino provocando la morte di 60 o più militari, fra cui moti ufficiali.

Da parte loro i russi affermano che Zelensky non è un partner negoziale perché il suo mandato presidenziale è scaduto a maggio. C’è un po’ di confusione sulla situazione legale in Ucraina, ma gli esperti dentro e fuori il paese pensano che, poiché Zelensky ha completato il suo mandato. La leadership  dovrebbe quindi passare al presidente della Rada  Ruslan Stefanchuk, politicamente attivo , ma che non si è opposto al mantenimento dei poteri del suo presidente.

Sul campo di battaglia, i russi sono convinti che presto arriverà il momento in cui l’esercito ucraino crollerà o si arrenderà, o entrambe le cose. Evento che provocherebbe un terremoto nel governo di Kiev con la destituzione del presidente e l’ insediamento di una leadership militare ad interim, gradita da Mosca, che potrebbe sottoscrivere la capitolazione

La resa dell’esercito ucraino e un accordo con un governo diverso renderebbero impossibile il coinvolgimento continuo e diretto della NATO in Ucraina aprendo finalmente un dialogo sulla sicurezza tra l’Alleanza e Russia.

Sfortunatamente, caricare la NATO di leader politici già presidenti di stati come l’olandese Marc Rutte recentemente eletto, non promette nulla di buono per il futuro dell’Alleanza che in caso di vittoria russa, dovrebbe fermare la sua espansione e cercare un accordo più stabile con Mosca, salvaguardando l’Europa.

E’ proprio l’aspetto politico cui Putin guarda con malcelato interesse. L’indebolimento del bellicoso Macron alle recenti elezioni da lui volute, la pencolante autorevolezza del tedesco Shultz, il rafforzamento di certa destra non ostile alla Russia e magari l’azzoppamento della super atlantista Von der Leyen con il prossimo voto segreto al Parlamento Europeo, giocano a favore di Vladimir.

Senza contare, ed è il fatto più importante, la debolezza elettorale di Joe Biden che rischia di lascare la Casa Bianca all’altro grande “destro” Donald Trump, che non nasconde la sua volontà di chiudere la questione ucraina a modo suo, forse non subito, ma sicuramente.

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