Esteri

BRICS+: i vantaggi globali della loro espansione

La Malesia  e  la Thailandia  hanno recentemente rivelato la loro intenzione di entrare a far parte dei BRICS, che sono stati ribattezzati BRICS+ con l’ingresso di nuovi membri.

Questo blocco multilaterale di economie in ascesa del 21°  secolo è spesso visto come un collettivo istituzionale emergente dei paesi del Sud del mondo che aspirano a stabilire un ordine globale multipolare forte e inclusivo.

Con l’elenco dei nuovi entranti che include Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, il raggruppamento si è espanso fino a diventare un club composto da dieci membri, compresi i quattro membri fondatori (Brasile, Russia, India, Cina) e dal Sudafrica.

La discussione sul loro ciclo di espansione giunge in un momento in cui Cina e Russia, sulla scia delle sanzioni statunitensi, hanno rafforzato i loro legami bilaterali anche con il Medio Oriente, in particolare con l’Iran, aggiungendo al gruppo importanti economie del Golfo produttrici di petrolio.

Tuttavia il BRICS+ ormai rappresenta quasi 3,64 miliardi di persone che costituiscono circa il 45,78 percento della popolazione mondiale, mentre le loro economie valgono più di  28,5 trilioni di dollari. circa il 28% dell’economia globale.

Con Malesia e Thailandia che hanno espresso la loro intenzione di unirsi ai BRICS+, il raggruppamento fa solide incursioni nella regione ASEAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico), ma anche l’Indonesia e potenziali candidati potrebbero essere anche Vietnam, Laos e Cambogia.

La crescente accessibilità di BRICS/BRICS+ rivela delle rotture nell’ordine internazionale esistente, ma guardare ai BRICS solo alla luce della rivalità USA-Cina/Russia può essere fuorviante. Reale è invece la sintonia dei paesi aderenti sulle questioni delle istituzioni globali, delle organizzazioni governative internazionali e soprattutto nel campo dell’architettura finanziaria internazionale.

Oltre a supportare il commercio globale basato su regole, aperto e trasparente, i BRICS incoraggiano l’uso di valute locali nelle transazioni tra i suoi stati membri, evitando il commercio in dollari USA come l’Arabia Saudita che ha posto fine a un accordo con gli USA, durato 50 anni legato ai petroldollari, per vendite in altre valute.

Inoltre, i BRICS hanno sostenuto costantemente una riforma completa del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sostenendo che la sua attuale struttura, in cui i cinque membri permanenti hanno potere di veto, non rappresenta gli interessi della comunità internazionale.

Se la decisione della Malesia di tenersi alla larga da qualsiasi effetto collaterale nella competizione tra Stati Uniti e Cina è comprensibile, la Thailandia, un alleato stretto e di lunga data degli Stati Uniti, è stata una sorpresa che alcuni commentatori imputano al “fattore Cina”.

La Malesia deve ancora chiarire la sua posizione avendo aderito all’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF) guidato dagli USA molto prima di esprimere qualsiasi interesse per i BRICS. Così come non c’è stata alcuna caduta nelle relazioni della Thailandia con gli USA e l’Occidente.

Secondo la narrazione, piuttosto ottimistica di osservatori occidentali, i BRICS guarderebbero solo ad acquisire maggiori opportunità multilaterali anziché far parte di una sorta di club a un club anti-USA/anti-Occidente. La presenza di India, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti già smentirebbe tale narrazione. Ma è anche vero che sulla questione Ucraina molti di questi paesi hanno sostenuto una posizione a dir poco neutra se non favorevole a Mosca.

Al 42 °  Summit ASEAN, gli stati membri hanno concordato di promuovere l’uso della valuta locale per le transazioni. Questa sembra essere la strategia del blocco per la transizione da valute consolidate come il dollaro statunitense.

La certezza diffusa è che ormai Washington abbia trasformato il dollaro statunitense in un’arma attraverso il crescente uso di sanzioni unilaterali, quindi i paesi ASEAN si stanno preparando per qualsiasi eventualità in cui il loro commercio venga influenzato da sanzioni.

Fra parentesi sarà importante osservare la reazione di alcuni di qiesti paesi, fra i più potenti, quando i 3oo miliardi di asset russi giacenti soprattutto in Europa, verranno definitivamente “scongelati” a favore di Liev.

Con la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e il de-coupling in corso da qualche anno, i paesi si sentono vulnerabili combinando un forte commercio con la Cina con la dipendenza dal dollaro statunitens. Quindi per loro ha senso per loro commerciare in valute locali e non statunitensi.

Inoltre la Cina è considerata un membro chiave dei BRICS, sia dal punto di vista dei flussi commerciali intra-blocco che delle prospettive di politica estera. Dal 2009 al 2023, la Cina è rimasta il partner commerciale più significativo della Malesia, con un totale di 95,8 miliardi di dollari USA di scambi commerciali, mentre il commercio Cina-Thailandia è cresciuto fino a 135 miliardi di dollari nel 2023. Quindidal punto di vista commerciale è logico che questi due paesi abbiano aderito ai BRICS.

Sebbene non si possa prevedere il futuro dei BRICS/BRICS+, è improbabile che si tratti di un blocco incentrato su Cina e Russia, mirato a lanciare attacchi diplomatici agli Stati Uniti. E’ probabile invece che presenteranno una contro-narrazione all’attuale ordine internazionale liberale guidato dall’Occidente.

Argomentazioni queste che dovrebbero tranquillizzare le apprensioni dell’Occidente sulla base di miopi calcoli politici egemonici. Semmai dovrebbero indurlo a riflettere invece sui mutamenti gropolitici di lungo periodo che riguardano ormai interi continenti.

Balthazar

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