La guerra di Putin

Un terzo degli ucraini è disponibile a cedere i territori occupati per una pace difficile

di Giuliano Longo

Come già pubblicato da ORE12, secondo un sondaggio condotto dal Kiev International Institute of Sociology,quasi un terzo degli ucraini è ora pronto a fare concessioni territoriali alla Russia per porre  fine  alla guerra, ma   più della metàrifiuta l’idea di cedere territorio in cambio della pace.

Ciò potrebbe dare l’impressione di una solida maggioranza contraria alle concessioni, ma l’ aumento tra coloro che sono disposti a scendere a compromessi era solo del 10% nel  maggio 2023.A motivare  questo 32% n le incessanti cattive notizie dal fronte di battaglia dopo il fallimento dell’offensiva ucraina di primavera e di estate dell’anno scorso

La crescente stanchezza per la guerra di un numero sempre maggiore di ucraini difficilmente potrà diminuire con la Russia che continua ad avanzare lungo il fronte lungo quasi 1.200 km con un enorme costo di vite umane  da entrambe le parti.

In questa situazione che sta impegnando le risorse dell’Occidente è difficile   ripensare a come Mosca e Kiev possano raggiungere un accordo di pace reciprocamente accettabile e duraturo.Ed è  inconcepibile che ciò possa accadere senza l’impegno attivo di Pechino e Washington.

I recenti sforzi del ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba, per coinvolgere la Cina negli sforzi di pacificazione sembrano per ora  vacillare. Dopo il loro incontro a  Guangzhou del 24 luglio,il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha  dichiarato che le condizioni per i negoziati tra Kiev e Mosca non erano ancora mature.

La  posizione cinese è ora quella di “sostenere tutti gli sforzi che sono favorevoli alla pace e di essere disposti a continuare a svolgere un ruolo costruttivo nel porre fine al cessate il fuoco e nella ripresa dei colloqui di pace”.

Una affermazione molto disimpegnata rispetto a quella ucrainache vuole “una pace duratura e giusta” con il pieno ripristino della sovranità e dell’integrità territoriale del paese ai nei confini del 1991.Ora, la posizione di Pechino è molto più allineata a quella di Mosca, che che su un cessate il fuoco per congelare le attuali linee del fronte.

L’altra parte dell’equazione è Washington. La scelta di Donald Trump di un vicepresidente Vance che ha detto di non preoccuparsi di ciò che accade all’Ucraina, promette male per Kiev. Ma il ritiro di  Biden e la scelta di Kamala Harris, rendono la possibilità di una Casa Bianca Trump-Vance molto meno scontata.

Inoltre la vittoria di Kamala comporterebbe la continuità della politica estera,  ed in particolare sull’Ucraina, del suom predecessore che resterà in carica sino al gennaio 2025.

 L’ex segretario di Stato di Trump, Mike Pompeo, ha recentemente firmato un editoriale che suggerisce un approccio molto più muscoloso per raggiungere la pace in Ucraina. Sebbene ciò implichi anche concessioni territoriali, includerebbe l’adesione ucraina a una NATO rafforzata, nonché la rapida adesione di Kiev all’UE..

Indipendentemente dall’esito delle elezioni americane di novembre, Putin ha il vantaggio di gestire un conflitto che per ora sembra volgere a suo favore. I lenti, ma progressivi guadagni territoriali erode  la volontà del popolo ucraino di sopportare qualsiasi difficoltà pur di ripristinare ripristinare i confini del loro paese del 1991.

Confini nei quali dal 2014  era in corso una guerra di secessione più o meno strisciate  nei territori russofonidel Donbass e di Donestz con 10.000 morti, ancor prima dell’invasione russa.

Territori autonomi peraltro già integrati nella Federazione russa che non potrebbero accettare una tale soluzione, senza contare la forte delusione dell’opinione pubblica russache sta pagando i costi umani ed economici di questa guerra (altro che “operazione militare speciale”, come viene definita, sempre più flebilmente, da Mosca)

La questione chiave non riguarda tanto la necessità di una soluzione negoziata quanto piuttosto come gestire le linee rosse di ciascuna parte. E qui, secondo l’opinione pubblica ucraina, la questione delle concessioni territoriali è meno problematica di quella  dell’adesione alla NATO.

Infatti se oltre la metà degli ucraini intervistati rifiuta qualsiasi accordo che includa compromessi territoriali, invece tra il 47% e il 57% è disposto ad accettare diversi gradi di concessioni territoriali alla Russia se l’Ucraina potesse unirsi alla NATOe ricevere garanzie di sicurezza.

Soluzione che sarebbe una vera e propria sconfitta per Putinche, al di là delle fumisterie ideologiche, nazionaliste ed etniche, temeva porprio un altro avvicinamento della Nato ai confini dell Russia dopo i patti disattesi Gorbaciov/Clinton dei primi anni 90 che non includevano i paesi prima sotto il controllo Sovietico,  divenissero a pieno titolo, come avvenuto, membri  alla Alleanza.

In una logica che ha pure un senso geopolitico, frainteso da Stati Uniti e alcuni altri paesi dell’Alleanza, che ancor prima del 2014 e della occupazione della Crimea, lavoravano a tale scopo.

E proprio l’occupazione della Crimea del 2014, tutto sommato, non suscitò roventi reazioni  in Occidente e men che si parlò diun intervento militare. Conto terzi.

 Per il quale stavano lavorando CIA e il britannico MI5, anche prima della Rivolta di piazza Maidanche ,oltre ad un grande movimento d’opinione, fu un vero e proprio colpo di stato.

Elementi tutti che inducono molti commentatori a ritenere che una pace vera e propria sia praticamente impossibile. Semmai un congelamentodel conflitto o una soluzione di tipo Coreanoche lascerebbe il tempo di valutare i mutamenti degli equilibri degli assetti internazionali, ma che costituirebbe un focolaio permanente di guerra più o meno sotterranea.

Ecco perché Putin, con costi umani enormi, punta se non sulla vittoria, al consolidamento delle sue posizioni su tutti i territori del Donbass e di Donestz, i quali, oltre che irrinunciabili a suo avviso, gli garantirebbero la presenza strategica di stati cuscinetto nel caso della futura adesione di Kiev alla NATO.

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