Il presidente argentino Javier Milei (nella foto) si trova in una situazione politica complessa che vede la sua coalizione libertaria di destra, La Libertà Avanza, in difficoltà nella ricerca di sponde per far passare la propria ambiziosa agenda ultraliberista.
Per abbattere la devastante e persistente inflazione all’inizio del suo mandato il Presidente ha bloccato ogni iniziativa legislativa volta a aumentare la spesa pubblica. Mossa che ha prodotto una crisi nella gestione dei sussidi anti-povertà e la messa a rischio del sistema universitario.Il risultato è che L’Argentina ha realizzato un surplus di bilancio dell’1,1% del Pil prima metà del 2024 a costo di grandi sacrifici e rinuncia agli investimenti.
Sabato scorso il Senato ha bocciato con 61 voti favorevoli e 8 contrari, di cui 7 senatori del partito , la riforma del sistema pensionistico.
Hanno votato contro il partito di governo anche gli alleati di Milei che contano ministri al Governo della Unione Civica Radicale di orientamento liberale (storico partito argentino) e Proposta Repubblicana, il partito liberal-conservatore dell’ex presidente Mauricio Macri la cui candidata alle presidenziali del 2023, Patricia Bullrichtitolare del Ministero della Sicurezza.
Non si tratta della prima schermaglia tra Milei e il parlamento, dove i gruppi dei partiti di governo spesso prendono posizione autonoma guardando all’appuntamento delle elezioni di metà mandato del 2025.
Allo schiaffo in Senato bisogna aggiungere quello subito alla Camera dove è stata affossata la proposta del Governo di stanziare 100 milioni di dollari per attuare una riforma del Segretariato dell’Intelligence di Stato, dal 1946 al 2015 organo di coordinamento dei Servizi sotto la tutela del presidente.
Così come per la riforma delle pensioni, i deputati dell’Ucr e di Macri si sono uniti all’opposizione peronista per affossare l’iniziativa presidenziale di bloccarne l’indicizzazione sulla base dell’inflazione con un messaggio all’ inquilino della Casa Rosadadi un Parlamento che non accetta l’uomo solo al comando.
L’ipotesi di dare ai Servizi fondi occulti e speciali, nota il quotidiano di Madrid El Pais, non è piaciuta: “L’opposizione ha visto nella nuova SIDE un progresso dello Stato sulle strutture di controllo interno. L’agenzia ha una lunga storia di spionaggio contro politici, attivisti e giornalisti”.
Milei ha provato a tirare dritto facendo utilizzare al Side i fondi destinati per decreto, dimodtrando, prosegue il quotidiano, la natura autoritaria del mileismo:“nel suo modello ideale di governo c’è uno Stato minimo che ignora i suoi obblighi in materia di istruzione, sanità e assistenza sociale e concentra tutti i suoi sforzi sulla sicurezza interna e sulla difesa”.
Insomma, i tagli per i poveri, il manganello e lo spionaggio per evitare proteste. La rivoluzione neoliberista di Milei mostra il volto del “libertarismo” moderno, nel quale si può avere libertà di comprare un’azienda di Stato, non pagare le tasse e inquinare l’ambiente, ma non quella di protestare contro scelte ritenute inique.
Chiaro che per molti deputati e senatori avallare queste scelte significherebbe pregiudicare le prospettive di rielezione. Milei può ancora usare ora l’arma del doppio veto, ma con il rischio di vedersi scavalcato e sostanzialmente privato di una maggioranza. Fatto che farebbe del Presidente “un’anatra zoppa”,riducendo il suo slogan lo Stato, “Afuera”, a una formula vuota.
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