di Andrea Maldi
“Non rimarranno senza conseguenze… un’invenzione blasfema… inaccettabili e criminali analogie… una provocazione destinata a ferire la memoria storica del popolo russo ” sono state le parole della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Infatti il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, il 5 febbraio scorso, durante la lectio magistralis all’università di Aix-Marseille, in occasione della cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di Dottore honoris causa a lui conferita, avrebbe paragonato l’aggressione russa in Ucraina a quella del terzo Reich durante la seconda guerra mondiale. Un parallelo che ha scatenato le ire del Cremlino, in quanto la vittoria dell’armata rossa sul nazismo rappresentò un punto basilare nella storia della Russia.
La Federazione Russa ogni anno festeggia la “grande guerra patriottica”, un evento sentito con grande rispetto e che costituisce elemento fondante della sua identità nazionale. Il 2025 segna l’80° anniversario della vittoria della Russia sovietica sulla Germania nazista, e ogni discorso o allusione che possa mettere in forse tale evento è seguito con molta attenzione. Sotto questo aspetto Le parole di Sergio Mattarella sono state intese come un tentativo di discredito della fierezza del popolo russo e diniego del suo coraggio.
La Zakharova ha concluso che le inopportune parole di Mattarella non rispecchiano la reale sostanza del secondo olocausto.
A seguito dello scontro diplomatico preannunciato, sul web è stata creata una petizione promossa da cittadini italiani contro le parole del capo dello Stato e per porgere le scuse alla Russia. Sono state raccolte oltre 10.000 firme, tra le quali anche di russi residenti in Italia.
Ad onor di cronaca va detto che alcune fonti del Quirinale rimandano alla lettura esatta del testo dove non si evince nessun paragone di Vladimir Putin con Adolf Hitler. Casomai si allude a guerre di conquista del Nazismo, ed è di questo tipo l’aggressione russa all’Ucraina. Questo raffronto, anche se crudo, non è “blasfemo” come lo definisce la rappresentante del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, e ne Sergio Mattarella propina “inaccettabili e criminali analogie”.
