Per sei mesi, a partire da ottobre 2024, l’economia russa è stata frenata da una “chiave” protettiva. Venerdì 25 aprile l’evento tanto atteso, ovvero il taglio dei tassi, non si è verificato. Ciò significa che i prestiti rimarranno insostenibili, i consumi dei russi continueranno a diminuire e la qualità della vita peggiorerà.
Alla vigilia di ogni riunione del consiglio di amministrazione della Banca centrale, gli analisti tradizionalmente “aprono il tavolo delle scommesse”, cercando di prevedere la decisione dell’autorità di regolamentazione. L’esito della riunione odierna è apparso ovvio ai più: non è ancora giunto il momento di abbassare il tasso chiave, data l’instabilità delle dinamiche dell’inflazione e delle aspettative di inflazione.
I dati sull’’inflazione
Alla fine del 2024, il tasso di inflazione ufficiale era del 9,52%. A metà aprile, l’inflazione annuale rimaneva ostinatamente a due cifre, intorno al 10,3-10,5% . E l’inflazione osservata, cioè la valutazione soggettiva dei russi, ad aprile è stata del 15,9% (16,5% il mese precedente).
Allo stesso tempo, la Agenzia ufficiale di statistica, Rosstat, ha registrato un calo dell’indice dei prezzi al consumo per diverse settimane consecutive. Il periodo di maggior “successo” è stato quello della seconda metà del mese, quando dal 7 al 13 aprile l’inflazione è aumentata 0,11% invece dello 0,16% della settimana precedente. Entro il 21 aprile, l’inflazione settimanale è scesa allo 0,9%.
Ma secondo del Center for Macroeconomic Analysis and Short-Term Forecasting (CMASF) citati dala qutidiano Isvetzia, l’inflazione per i cittadini a basso reddito, che costituiscono quasi un terzo della popolazione del Paese, è superiore ai dati Rosstat ovvero il 17% contro il 10%.
I prezzi dei prodotti ortofrutticoli (come di altri prodotti di uso quotidiano) continuano ad aumentare rapidamente. La deflazione è stata osservata solo nel settore non alimentare, dove nelle ultime tre settimane i prezzi sono scesi dello 0,14%. La crisi della domanda nel settore non alimentare è spiegata dagli elevati tassi di interesse sui prestiti al consumo.
Anche il banchiere d’investimento Evgeny Kogan, citato dal quotidiano moscovita, delinea una “nuova” minaccia: le guerre tariffarie di Trump e l’instabilità geopolitica porterà a un calo dei prezzi del petrolio che avrà un impatto diretto sulla Russia, con un indebolimento del Rublo che farà nuovamente salire i prezzi.
A causa dei tassi i prestiti sono crollati
Il tasso non è una “bacchetta magica”, ha sottolineato la direttrice della Banca centrale Elvira Nabiullina e il compito del regolatore è quello di “chiudere la chiave” alla domanda interna e ai prestiti.
In precedenza Georgy Gorshkov Il vicepresidente e presidente del consiglio di amministrazione di VTB, una delle più grandi banche russe, aveva dichiarato che entro la fine dell’anno il mercato dei prestiti al dettaglio subirà una contrazione maggiore del previsto. La sua previsione è di un calo del 30%, a quasi 9 trilioni di rubli.
In particolare, i prestiti immobiliari diminuiranno al 20% entro la fine dell’anno e si prevede che la riduzione dei prestiti auto sarà pari al 40% (fino a 1,3 trilioni di rubli).
In attesa di un calo dei tassi
Il Ministero dello sviluppo economico e la Banca centrale hanno previsto che l’inflazione nella Federazione Russa sarà contenuta entro la fine dell’anno, attestandosi attorno al 4-4,5%, ma Ministero dello Sviluppo Economico ha già aumentato la sua previsione al 7,6%.
L’ente regolatore fornisce una valutazione simile, entro dicembre l’inflazione sarà pari al 7-8% e per tutto il 2026 il Paese continuerà a muoversi verso l’obiettivo del 4%.
La prossima riunione della Banca Centrale sul tasso si terrà il 6 giugno. Gli esperti prevedono che la prima riduzione del tasso chiave non avverrà prima della seconda metà dell’anno.
L’analista capo della Sovcombank Mikhail Vasiliev osserva: “La Banca di Russia vuole valutare ulteriormente la sostenibilità del rallentamento dell’inflazione e la sostenibilità del rallentamento dei prestiti nei prossimi mesi prima di iniziare ad abbassare il tasso chiave.”
Secondo lui il tasso rimarrà al 21% a giugno. A luglio il primo passo della riduzione potrebbe essere inferiore dell’1-2%. In ogni caso, fino alla fine dell’anno, secondo tutti egli analisti, il tasso chiave rimarrà proibitivo: non inferiore al 19-19,5%.
Gielle
aggiornamento crisi russo-ucraina ore 14.12
