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Trump Srl: quando la Casa Bianca diventa un business di famiglia

 Tra criptovalute, appalti miliardari e club esclusivi, il giro d’affari legato alla Presidenza è imbarazzante. La famiglia Trump non ha inventato il conflitto d’interessi, ma lo ha trasformato in un modello di business

 

Nel 1994, Hillary Clinton finì nella bufera per aver guadagnato 100.000 dollari da un investimento azzeccato nei futures sul bestiame. Dodici anni prima che Bill Clinton diventasse presidente. Scoppiò uno scandalo, fioccarono le indagini. Trent’anni dopo, Melania Trump incassa 28 milioni da un film finanziato da Jeff Bezos dopo una cena a Mar-a-Lago, e nessuno muove un dito.

La famiglia Trump non ha inventato il conflitto d’interessi, ma lo ha trasformato in un modello di business. Con il secondo mandato, l’operazione è diventata sistematica: 320 milioni in commissioni per una nuova criptovaluta, affari immobiliari all’estero per miliardi, e un club esclusivo a Washington – si chiamerà “Executive Branch” – con iscrizione a 500.000 dollari a persona. Lo racconta il New York Times.

Tra i regali recenti, un jet da 200 milioni donato dal Qatar, formalmente all’Aeronautica ma a uso personale di Trump. È più di quanto ricevuto da tutti i presidenti americani precedenti messi insieme. In parallelo, eventi a pagamento per investitori in “$TRUMP”, la criptovaluta lanciata da Trump pochi giorni prima dell’insediamento.

Esperti di etica pubblica parlano apertamente di “uso più spudorato della carica presidenziale nella storia americana”. Che non scandalizza più nessuno. Paul Rosenzweig, ex consigliere dell’inchiesta Starr su Bill Clinton, sostiene che la maggioranza degli americani non si è mai davvero preoccupata dell’onestà del governo. L’80%, secondo lui, è semplicemente indifferente. Il resto è esausto.

Nel frattempo, Trump ha neutralizzato i controlli: via gli ispettori generali, dentro i lealisti. Il Congresso, dominato dai Repubblicani, tace. E ogni giorno arriva una nuova notizia – dazi, vendette, insulti alla magistratura – che cancella la precedente.

La Casa Bianca liquida tutto con un mantra: Trump era già ricco, non ha bisogno di soldi. Peccato che continui a guadagnarne a palate. Forbes stima il suo patrimonio a 5,1 miliardi di dollari, in aumento di 1,2 miliardi in un anno. La narrativa del “sacrificio per il bene del Paese” vacilla.

I figli del presidente non fanno mistero della strategia: accordi da miliardi negli Emirati, eventi crypto in stile Las Vegas, accessi VIP per chi investe nel memecoin. Il jet qatariota ha fatto discutere persino a destra, da Ben Shapiro a Tucker Carlson. Un sondaggio Harvard rileva che il 62% degli americani intravede “problemi etici”. Ma l’indignazione politica resta a bassa intensità.

Trump, intanto, ignora ogni codice di condotta. Le leggi sui conflitti d’interesse non si applicano al presidente. La Corte Suprema gli ha garantito l’immunità per gli atti ufficiali. E i limiti etici autoimposti del primo mandato sono stati accantonati. Fred Wertheimer, veterano delle battaglie per la trasparenza, è netto: “Non c’è nulla nella storia americana che si avvicini all’uso della presidenza per guadagno personale. Nulla”.

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