Economia e Lavoro

Studio Cna: “In 10 anni 2,4milioni di occupati in più, trovare personale sempre più difficile”

 

Il problema degli artigiani e delle piccole imprese è trovare lavoratori, non licenziarli. È quanto sottolinea la CNA commentando l’andamento del mercato del lavoro negli ultimi 10 anni. Tra il 2014 e l’inizio dell’anno in corso infatti si contano quasi 2,4 milioni di occupati in più, dimezzati i licenziamenti economici, consistente crescita delle dimissioni volontarie. Sono le principali evidenze dell’analisi realizzata dall’area studi e ricerche della Cna su dati Inps. Dal 2014 il lavoro in Italia mostra una performance positiva: tra gennaio di quell’anno e marzo scorso il numero di occupati è aumentato di quasi 2,4 milioni raggiungendo il massimo storico di 24,3 milioni di unità. Nello stesso periodo il numero di disoccupati si è ridotto di 1,6 milioni tornando sui livelli del 2007. Il miglioramento del mercato del lavoro si riflette anche sul numero delle persone inattive che è sceso di 1,9 milioni.

L’aumento dell’occupazione è stato favorito dalla maggiore mobilità dei lavoratori, alimentata dalla possibilità di migliorare le proprie condizioni lavorative. Nel decennio infatti le dimissioni volontarie sono aumentate del 70% da 1,22 milioni a 2,1 milioni l’anno. Nello stesso periodo sono crollati invece i licenziamenti di natura economica da 943mila a 540mila l’anno con una incidenza sul totale delle cessazioni in calo dal 17,3% al 7%. Tra il 2020 e il 2023 i licenziamenti di natura economica sono oscillati tra 248mila e 388mila, mentre tra il 2009 e il 2013 sono stati tra 800mila e oltre un milione.

Osservando l’andamento delle assunzioni, l’anno scorso i contratti a tempo indeterminato hanno sfiorato i 2 milioni, pari al 31,3% del totale delle assunzioni, in deciso aumento rispetto al 22,4% del 2014. Nello stesso periodo è sceso invece il peso percentuale di tutte le forme contrattuali non permanenti.

Le imprese quindi hanno manifestato una crescente preferenza verso la stabilità dei rapporti di lavoro, a prescindere dall’andamento della congiuntura economica.

L’aumento dell’occupazione infine ha migliorato il tasso di occupazione che nel decennio è aumentato di 8 punti al 62,2% ma rimane ancora il valore più basso tra i paesi UE che mostrano una media del 70,8% con punte dell’82,3% nei Paesi bassi e del 77,5% in Germania.

Nonostante la significativa crescita dei posti di lavoro rimane una distanza significativa tra occupazione effettiva e occupazione potenziale. Una situazione paradossale come emerge dalla recente indagine realizzata dalla Confederazione dalla quale emerge che il 50,8% delle imprese intende procedere all’assunzione personale (di queste il 30% almeno due dipendenti) ma una su tre non riesce a trovare i candidati idonei.

Related posts

Fatturazione elettronica obbligatoria, ok alla proroga per un altro triennio

Redazione Ore 12

Riforma fiscale finanziata per metà dalla crescita del Pil

Redazione Ore 12

Fisco, si all’accertamento integrativo se sopravvengono nuovi dati

Redazione Ore 12