Esteri

Vertice Putin-Trump, fra sussurri e grida cosa è cambiato e cosa cambierebbe

di Giuliano Longo

Il consigliere del Cremlino, Yury Ushakov ha confermato  che Putin e Trump potrebbero incontrarsi già la prossima settimana, dopo l’esito  ” altamente produttivo “, come affermato da Steve Witkoff che con lo Tzar ha parlato per 3 ore e non sul tempo particolarmente caldo a Mosca.

L’incontro, di cui la sede non è ancora confermata – forse per motivi di sicurezza – avverrà un giorno prima della scadenza del termine abbreviato concesso da Trump a Putin per l’imposizione delle sanzioni alla Russia.

Fino al 100% ai suoi partner commerciali, dopo aver già raddoppiato quelli dell’India al 50% con la scusa delle sue importazioni di petrolio russo, che finanzia il conflitto.

Non è noto se le sanzioni verranno confermate o meno, ma In ogni caso, la domanda che tutti si pongono è quali siano le nuove proposte che hanno dato il via libera all’incontro. Ovvero chi dei due abbia fatto più concessioni all’altro e perché.

Alcuni osservatori moscoviti (e quindi di parte)  ritengono che Trump  stia concedendo qualcosa e anche in Occidente c’è chi lo pensa, magari con timore. .

Altri analisti, non solo occidentali ,ritengono che Putin voglia evitare una dipendenza sproporzionata dalla Cina, che gli ha sempre fornito un sostegno più o meno diretto. Una svolta che potrebbe aprire  una “nuova distensione” rivoluzionando geopoliticamente il mondo..

Una mossa che ricorda “l’appeasement” fra Cina e Stati Uniti del 1972, quando  Nixon,  convinto da Kissinger, Incontrò Mao Zedong, a Pechino  facendo lo sgambetto alla Unione Sovietica che la distensione l’aveva avviata, ma dopo la figuraccia sui missili a Cuba del 1962 e comunque nel pieno della “guerra Fredda”.

Oggi  a ruoli invertiti  la Russia condurrebbe la danza e Pechino ingoierebbe il rospo. Tesi piuttosto ardita poiché non è da escludere che sia stato proprio  il “dragone” di Pechino –  che ha ben altre gatte da pelare con  con il “folksinger”  di Washington –  ad indurre il  “tanguero” di Mosca a cambiare passo di danza.

Sia come sia, la storia giudicherà,

A ben vedere Putin  potrebbe ancora restare fermo nella sua opposizione a un cessate il fuoco a meno che non vengano rispettate le sue condizioni già poste nel  giugno 2024.

In effetti al Cremlino c’è la  fazione dei “duri  che  vorrebbe  “inglobare” tout court  i territori occupati ( magari qualcosina di più), nella convinzione che le linee del fronte potrebbero presto crollare a vantaggio della Russia, creando un bel grattacapo all’Europa che sostiene Zelensky ” jusqui’àu dernier souffle”, a fior di miliardi.

Certo è che dopo  3 anni di sacrifici  e anche di batoste militari, una parte (minoritaria?)  dell’opinione pubblica russa non vuole un cessate il fuoco, ma vendetta, agitando anche lo spettro atomici. Fra questi “l’influencer” Medvedev che Putin ha messo a cuccia dopo le sue minacce agli Stati Uniti.

L a politica estera la fa il presidente” ha dichiarato il portavoce di Putin Dmitry Peskov il giorno dopo le sparate di quello che fu il presidente della Federazione dal 2008 al 2012, per graziosa concessione dello Tzar. .

Eppure c’è un’altra parte dell’opinione pubblica russa che oscilla fra indifferenza o urgente desiderio di pace, tanto più a fronte di una economia che comincia a perdere i colpi e che fonda la propria potenza, oltre che sulle armi, sulle risorse energetiche già duramente provate dalle sanzioni Europee.

Trump, invece, ha un grosso  problema di immagine. Promette la soluzione del problema ucraino entro tre mesi dal suo insediamento e poi si trova sempre più incastrato con Kiev e L’Europa. Che non è un buon “atout” per ottenere l’agognato Premio Nobel per la Pace, che invece Obama ottenne. .

Anche se la vanità dei potenti spesso fa la storia, non è escluso che The Donald abbia valutato   il rischio di una escalation e abbia “saggiamente”  deciso di non alimentarlo – anche se  la saggezza del Tycoon sarebbe tutta da verificare, visto quello che combina con la sua raffica dii dazi a destra e manca.

Tuttavia la politica estera e la diplomazia hanno ben poco di trasparente  e molto spesso ( se non quasi sempre)  è fatta anche di accordi segreti ben lontani dai riflettori della pubblica opinione. .

In tal caso i “volenterosi” europei e i bellicosi  britannici difficilmente potrebbero opporsi anche per non sgretolare la NATO, cui non pochi in America, ma soprattutto i MAGA del vicepresidente americano Vance, guardano con una certa diffidenza..

Infine “last but not least” c’è il business cui Donald è molto sensibile e interessato, il business che dovrebbe fare “l’America ancora grande” in un mondo ormai multipolare.

Come detto – a parte gli armamenti nucleari –  la Russia rimane sempre un grande bacino di risorse naturali, come ben sanno Cina e India, e ha tanto bisogno di tecnologia di cui i due giganti asiatici non dispongono, ancora completamente.

Tanto vale per Trump  tenersi buona la Russia anche se  gli Stati Uniti intrattengono un interscambio risibile da anni con Mosca, ma l’ammuina  vale anche per Putin che in qualche modo deve pur far riaprire i mercati dell’Occidente al suo export.

Ma come spesso ripetiamo, il diavolo è nei dettagli, e questa volta il dettaglio che potrebbe diventare una trave nell’occhio.

Il dettaglio è  è che  Putin con “l’illegittimo” presidente Zelensky – che non vuole andare a votare per la sua conferma –  non vuole prenderci nemmeno il caffè –  almeno fino a quando i due potenti non si saranno messi  d’accordo.

Poi si vedrà, ma uno strapuntino nella sala dei colloqui  per Volodia  e gli europei  ci sarà sempre , non solo per necessità diplomatica, ma per ribadire all’Europa che in sostanza è sempre l’America che decide.

Il Presidente Ucraino  che per anni ha calcato il proscenio in canottiera fra applausi baci e abbracci dell’Occidente, ora punta sull’Europa per non venir escluso e già la stampa mainstream del Vecchio Continente si agita. Soprattutto dopo le ricorrenti voci di una sua estromissione per la quale gli americani starebbero tramando.

Anzi, c’è di più. Ci sono Paesi come il Regno Unito, i Baltici e forse qualche altro (la Germania?) che sotto sotto fanno le corna affinchè i negoziati fra americani e russi falliscano.

Giusto il tempo che Putin e l’economia russa si indeboliscano e il continuo pompaggio di soldi e armi consenta a Kiev di resistere, anche fino all’ultimo soldato ucraino.

Ma a questo punto la nota vanità di Trump non consentirebbe il fallimento totale della sua immagine di “pietoso pacificator”, salvo una bella guerra in Europa che – sempre sotto sotto – nessuno vuole.

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