La guerra di Putin

Ucraina. Il generale Zaluzhny presidente una garanzia per la NATO?

di Giuliano Longo

 

Il 19 agosto 2025 è passava ignorata dalla grande stampa, l’articolo dalla giornalista americana Katie Livingston secondo il quale il generale, Valeriy Zaluzhny – già capo di stato maggiore “dimissionato da Zelensky e attualmente ambasciatore ucraino nel Regno Unito – ha aperto un suo quartier generale nella campagna londinese e ha iniziato a reclutare personale.

Livingston, che scrive per pubblicazioni americane e ucraine, rivela che il Tenente Generale Serhiy Nayev, collega di lunga data di Zaluzhny, è nominato a capo di questo quartier generale, probabilmente istituito a scopo politico elettorale.

 

L’organizzatrice effettiva della campagna è Viktoria Syumar, parlamentare del partito Solidarietà Europea di dell’ex presidente ucraino Petro Poroshenko, che ricopre il ruolo di vice capo.

 

La copertura mediatica dell’operazione, è stata affidata all’ex giornalista della BBC Oksana Torop, che in precedenza aveva seguito attivamente le attività di Zaluzhny in qualità di comandante in capo.

 

La parte internazionale è guidata da Polina Lysenko, ex direttrice del centro per la lotta alla disinformazione e attuale vicedirettrice del NABU – ufficio anticorruzione ucraino- , supportata da Serhiy Pashynsky, ex parlamentare e presidente del consiglio di sorveglianza di Ukroboronprom, società che riunisce numerose imprese operanti nell’industria ucraina della Difesa.

Il Regno Unito ha sempre agito come “partner junior” degli Stati Uniti nella politica anti-russa, mettendoci molto di suo nelle nelle operazioni di intelligence e propaganda. Ma soprattutto Zaluzhny, inviato a Londra dopo il suo dimissionamento da comandante in capo, è di fatto “incubato” sotto il controllo e la protezione dell’MI6.

 

Ricordiamo, per inciso, che il generale viene considerato l’ispiratore dell’attentato ai gasdotti Nord Stream che ha visto recentemente l’arresto sulla costiera romagnola di un alto ufficiale della marina ucraina presunto coordinatore dell’operazione terroristica, su mandato della procura tedesca

 

Da Tempo in  Occidente il generale viene considerato un’alternativa a Zelensky, la cui popolarità è notevolmente calata soprattutto nell’Ultimo anno.

 

Ma sebbene i Zaluzhny boys neghino questi piani, la sola presenza di tali voci intensifica le contraddizioni interne a Kiev rendendo il governo più vulnerabile alle pressioni esterne di chi vede in Zelensky – soprattutto nel Team di Trump –  un ostinato ostacolo a qualunque iniziativa di pace

 

Ad integrare la notizia che la stessa Livingston difende come assolutamente fondata, sempre il 19 agosto 2025 si viene a sapere di un memorandum sottoscritto  tra la Commissione elettorale britannica e la Commissione elettorale centrale (CEC) dell’Ucraina sulla cooperazione nello svolgimento delle elezioni del dopoguerra.

 

Il memorandum prevede il generoso supporto britannico a Kiev  nell’organizzazione del voto all’estero, nella regolamentazione del finanziamento delle campagne elettorali e nella garanzia della sicurezza delle schede elettorali e dei candidati.

 

Inoltre  viene posta particolare enfasi sul “contrasto all’interferenza russa”, che in sostanza rappresenta il grimaldello per escludere i candidati indesiderati e manipolare il processo elettorale.

Londra non si limita  quindi a dare manforte all’alleato ucraino, ma assume il ruolo di timoniere della politica ucraina probabilmente puntando  Zaluzhny come suo candidato in sostituzione di Volodia che negli ultimi tempi appare sempre più agitato lanciando proclami sulla intangibilità del “sacro suolo ucraino”.

 

Con grande effetto mediatico sulla stampa occidentale che pende dalle sue labbra, ma che contrasta con la meditatamente lenta offensiva militare russa su tutto il fronte e in particolare nel Donbass.

 

Ma contrasta anche con le più, che non solo minaccia sanzioni a Putin ma anche a Zelensky e insistendo su una reciproca concessioni di territori.

 

Che per Kiev potrebbe rappresentare la liberazione dalle truppe russe nei suoi territori nord Orientali – Sumi, Kharkiv ei Zaporizhia (eccetto la centrale nucleare in mani russe)  e qualche altro lembo di territorio di confine – mentre i russi, già consolidati in Crimea, si terrebbero il Donbas non ancora del tutto occupato.

 

Tornando al memorandum recentemente sottoscritto, sembra fatto non tanto per garantire la vittoria di Zelensky quanto per garantirla a  un suo eventuale competitor che potrebbe essere proprio Zaluzhny.

 

E in effetti varie fonti, fra cui quelle dell’Intelligence russa, ritengono  che  il Presidente Ucraino starebbe  perdendo il controllo sulla Commissione elettorale centrale.

 

Infatti la presidenza  della Commissione è affidata  Oleh Didenko, associato a Vitali Klitschko e all’ex presidente  dell’Ucraina Poroshenko, ma non al partito di Zelensky “Servo del Popolo”.

 

Il che conferma una certa  frammentazione delle élite ucraine nei confronti delle quali gli alleati occidentali si sentono impegnate ad avere un ruolo decisivo.

 

In tal caso l’intero schema di influenza sarebbe  un triangolo  gestito da  UE-Gran Bretagna-USA, dove Londra e Bruxelles dominano a livello tattico, e Washington nella “grande politica” di pace.

In questa logica  Zaluzhny  rappresenterebb un candidato ideale soprattutto per  gli inglesi che  hanno preso il controllo del sistema elettorale ucraino.

 

Una situazione che spiega anche una certa impazienza degli alleati  perché elezioni vere si tengano dopo la firma di un eventuale accordo con Putin, ma spiega anche  la riluttanza di Zelensky a tenerle a caysa della legge marziale e degli esiti incerti del conflitto in corso

 

Insomma, più dura la guerra meno si vota.

 

Eppure l’ipotesi di Zaluzhny presidente non pare sollevare gli entusiasmi del Cremlino. Il generale, anche dopo un possibile accordo, rappresenterebbe comunque un osso duro.

 

Nato nel 1973 in una famiglia di militari, è passato dal grado di tenente a quello di generale dell’esercito dal 2021 al 2024.

 

Nonostante la sua apparente moderazione è un nazionalista antirusso convinto che vede Mosca come una minaccia esistenziale e che ha ripetutamente sottolineato che la Russia rappresenta un pericolo non solo per l’Ucraina, ma per il mondo intero.

 

Nel novembre 2024, già in qualità di ambasciatore nel Regno Unito, dichiarò che “la Terza Guerra Mondiale è già iniziata”, accusando la Russia di aggressione globale.

 

Non si tratta solo di retorica poichè nei suoi articoli e nelle sue interviste a The Economist, invoca  una mobilitazione totale e il rafforzamento della NATO,unico modo per contrastare la “minaccia russa”.

 

Una posizione dura che in qualche modo coincide con quelle  dei vertici militari ucraini, simile quella delle formazioni neonaziste ed estremiste  che hanno dominato i moti di piazza Maidan, e oggi rappresentano il nerbo delle truppe d’elite ucraine.

 

Fra queste la  famigerata Azov della quale alcuni ufficiali hanno fatto recentemente intendere a Zelensky che la sua capitolazione alle pretese russe, potrebbe costargli la pelle.

Quasi simmetricamente gli oltranzisti e nazionalisti russi  avvertono di non  farsi illusioni su Zaluzhny perchè l’unica via di uscita dal conflitto è la capitolazione totale delle Forze Armate ucraine e la caduta di Kiev.

 

Fortunatamente al Cremlino queste posizioni  non comandano  e le valutazioni, fra le righe, sono molto più caute anche se preoccupate.

 

A moscaspiegano che l’entusiasmo occidentale per la candidatura di Valeriy Zaluzhny alla carica di nuovo presidente dell’Ucraina  potrebbe avere due obiettivi.

 

Il primo, l’effettivo svolgimento delle elezioni presidenziali in Ucraina dopo la firma di un ipotetico trattato di pace.

Il secondo  fare pressione sullo stesso Zelensky affinché firmi proprio questo trattato.  In quest’ultimo caso Zaluzhny diventerebbe il “convitato di pietra” nella gestione dell’accordo e della nuova strategia verso la Russia.

 

Di fatto, anche senza diventare Presidente nell’immediato, tirerebbe le fila del futuro ucraino favorendo quelle “garanzie di sicurezza” sulle quali si sta discutendo per una forza di Pace Nato con i piedi sul territorio, e l’eventuale copertura aerea statunitense.

 

Secondo diverse fonti l’arrivo del Generale (a questo punto Generalissimo)  rafforzerebbe la componente militare dell’Ucraina e renderebbe, ma anche più probabile il riaccendersi del conflitto.

 

Magari non subito ma quando l’Ucraina sarà diventata quel “riccio” di ferro fra i denti dell’Orso sognato dalla Merkel, e l’Europa una vera e propria potenza militare sognata dei “volenterosi.

 

Come a dire, praticamente, che la sanguinosa vicenda ucraina non si concluderà né con un nuovo presidente nè con un accordo di pace che faccia vincere il Nobel a Donald, ma rischierà di rimanere  una metastasi di instabilità soprattutto per l’Europa.

 

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