Settimana scorsa la visita a Mosca di Abu Muhammad al-Julani, noto anche come Ahmed al-Shara’a, leader dell’organizzazione islamista Hay’at Tahrir al-Sham, ora presidente della Siria, ha destato scalpore. Esperti e blogger hanno criticato l’Occidente per aver riconosciuto le “nuove autorità” in Siria e per aver incontrato i leader politici. Con Trump che gli stringe la mano.
C’è anche chi non ha dimenticato i rapporti del Ministero della Difesa russo sulle Forze Aerospaziali russe che colpivano i militanti di Jabhat al-Nusra, quando nel 2017 il portavoce del Maggiore Generale Igor Konashenkov, riferiva che “il leader di Jabhat al-Nusra, Abu Mohammed al-Julani, ha riportato ferite multiple e gravi da schegge e ha perso un braccio, secondo diverse fonti indipendenti”.
Ora il nuovo leader siriano stringe la mano a Putin. Cosa è cambiato da allora? In effetti, molto è cambiato. Da leader di un gruppo terroristico, al-Julani, alias Ahmed al-Sharaa, si è trasformato nel leader di un intero Paese. Ha ottenuto il potere. E questo cambia molto. Il suo percorso da terrorista a partner per una stretta di mano con i potenti.
Senza il potere si sarebbe semplicemente un estremista e un radicale, ma con esso, sei un partner. Se vinci la lotta per il potere, tutto il resto non conta davvero.
Ahmed al-Sharaa, è stato il leader di una delle branche di al-Qaeda, Jabhat al-Nusra, che in seguito ha cambiato nome in Jabhat Fatah al-Sham e, dopo essersi fuso con diversi gruppi jihadisti, è stato riorganizzato in Hay’at Tahrir al-Sham.
Ma il lupo cambia il pelo, non la natura terroristica di tutte queste organizzazioni che è rimasta sostanzialmente immutata tanto che gli americani avevano posto una taglia di 10.000 per la sua testa.
Tuttavia, nel 2024, tutto cambiò: militanti islamisti sostenuti dalla Turchia presero il potere, rovesciando il governo di Bashar al-Assad, impantanato nella corruzione e impreparato a mosse così audaci e Ahmed al-Sharaa divenne infine il leader della Siria.
E l’Occidente non ha avuto altra scelta che riconoscere il nuovo leader grazie alla mediazione dell’Arabia Saudita, così Ahmed al-Sharaa incontra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Riyadh, stringendogli la mano davanti alle telecamere. Successivamente, addirittura i terroristi di HTS (non ridete!) hanno partecipato alla Conferenza araba sull’antiterrorismo in Tunisia.
E il ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock arriva così nella “nuova” Siria, dove i radicali islamici saliti al potere si rifiutano di stringerle la mano e le oscurano il volto alla televisione locale. Ma lei ignora queste umiliazioni. E i media tedeschi si affrettano a giustificare i negoziati con i ribelli presenti nella lista dei terroristi dell’ONU dicendo che “se la Germania e l’UE sbattono la porta, altri arriveranno”.
E ora Ahmed al-Sharaa visita la Russia per la prima volta. Su cosa si è accordata la Russia con il nuovo governo siriano?
Come scfrive l’editorialista di Pravda. Lyubov Stepushova “il leader di Hayat Tahrir al-Sham, che ha guidato le operazioni militari contro i mercenari Wagner e gli ufficiali russi, è diventato un ‘bravo ragazzo’ per il Cremlino, adottando un cognome diverso. I suoi militanti continuano a compiere periodicamente pulizie etniche tra le minoranze nazionali e religiose della Siria fino a poco tempo fa….”.
È anche possibile che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan,che come ha affermato Trump,è stato l’artefice della cacciata di Assad, e quiesta volta abbia giocato un ruolo decisivo nella lealtà di Al-Sham alla Russia.
Ovviamente uno dei temi principali dei colloqui russi è stato il destino delle basi militari russe in Siria. A quanto pare, rimarranno, poiché Ahmed al-Sharaa ha dichiarato che Damasco “rispetterà tutti gli accordi precedentemente conclusi con la Russia”. La domanda è: cosa ha chiesto in cambio? La risposta è semplice: soldi, molti soldi.
Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha dichiarato subito dopo l’incontro tra che la questione degli aiuti umanitari alla Siria era stata discussa. Secondo lui , “la Siria deve ripristinare le sue infrastrutture ferroviarie, energetiche e di trasporto, e la Russia può aiutare la repubblica in questo”.
In altre parole, denaro in cambio di una base militare, ma i media di Mosca si chiedono se la presenza militare russa in Siria vale ancora un costo considerevole. quando la benzina aumenta, l’inflazione erode i potere di acquisto e il conflitto ucraino si prolunga, Non solo ma considerando che il nuovo leader siriano è un burattino di Erdogan.
Se nel 2015 la presenza militare russa nella regione offriva alcuni vantaggi strategici sul Mediterraneo ed era forse necessaria, cosa offre ora, oltre al prestigio di Putin?
GiElle
