Esteri

Macron e il furto al Louvre: l’Ispettore Zenigata della Quinta Repubblica sulle tracce di Lupin

di Riccardo Bizzarri (*) Giornalista

Parigi, 20 ottobre 2025, ore 07:31 Un colpo d’altri tempi scuote la Francia, o almeno ciò che ne resta. Al Louvre, mentre la nazione si interroga su chi rubi di più, tra le bande organizzate e il sistema politico, quattro ladri in guanti bianchi hanno portato via gioielli, tiare e, simbolicamente, anche l’ultimo barlume di autorità di Emmanuel Macron.

Secondo le prime ricostruzioni, i quattro sono entrati nel museo con una camionetta munita di montacarichi. Una scena alla Lupin, con tanto di eleganza criminale e precisione chirurgica. In confronto, l’Eliseo sembra ormai un teatro di burattini con i fili tagliati. Macron, rientrato d’urgenza da una conferenza sul “Rinascimento europeo” (che non interessa più nemmeno al Rinascimento), avrebbe convocato un consiglio di crisi, dichiarando:

“Non si può rubare impunemente nel cuore della République!”

Peccato che, negli ultimi anni, il cuore della République sembri più un magazzino vuoto. Il Presidente, ormai trasformatosi nell’Ispettore Zenigata più nevrotico della politica occidentale, rincorre i suoi “Lupin” interni: sindacati, agricoltori, gilet gialli, e ora pure ladri di museo. Ma come Zenigata, li rincorre sempre un attimo dopo.

I quattro ladri avrebbero agito “senza dare nell’occhio”, come la diplomazia francese negli ultimi anni. Due nel furgone, due su scooter. Coordinati, silenziosi, invisibili: tutto ciò che il governo Macron non è.
Il bottino? Oggetti dal valore inestimabile, come la fiducia dei cittadini o la credibilità internazionale della Francia.

La vera domanda: chi ha rubato cosa a chi? C’è chi giura che il furto al Louvre non sia che l’ennesimo atto simbolico: il museo nazionale, culla dell’arte e dell’orgoglio francese, saccheggiato sotto gli occhi di un Presidente che non riesce più a proteggere neppure il proprio ritratto nei corridoi.
L’ironia tragica è che i ladri hanno preso i gioielli delle imperatrici, ma Macron ha perso la corona molto tempo fa. Ormai la Francia sembra un grande Louvre all’aperto: splendida, ma piena di allarmi che non suonano più.
Ogni pezzo di storia è sotto vetro, ogni promessa è in restauro.
Il popolo osserva, stanco, mentre l’Ispettore Zenigata dell’Eliseo continua a inseguire ombre tra i corridoi di un potere che non esiste più. Forse Lupin, questa volta, non ha rubato soltanto i diamanti.
Forse ha portato via anche la scena finale della Quinta Repubblica, lasciando sul pavimento una semplice nota:

“Caro Emmanuel, il vero furto è stato credere che fossi tu il protagonista.”

(*) Giornalista

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