Economia e Lavoro

Dazi, un peso nel medio periodo da 16,5 mld di euro per l’economia italiana. Congiuntura flash Confindustria

Nel medio periodo i nuovi dazi potrebbero ridurre le vendite italiane negli Usa di circa 16,5 miliardi (rispetto a uno scenario senza tariffe), pari al 2,7% dell’export totale. Lo si legge nella Congiuntura flash di Confindustria.  L’impatto è maggiore per settori centrali del manifatturiero: autoveicoli (il più colpito), alimentari e bevande, macchinari, pelli e calzature, altre attività manifatturiere. Le perdite si amplificano se si considerano gli effetti indiretti, lungo le catene di produzione europee, del calo dell’export negli Usa degli altri paesi Ue sulla domanda di input italiani. L’impatto complessivo tocca il -3,8% dell’export manifatturiero, -1,8% della produzione. Nel lungo periodo, è forte l’incentivo a rilocalizzare alcune produzioni nel mercato Usa: il rischio per l’industria europea è di perdere parti vitali del tessuto produttivo”.

L’accordo UE-USA. Il nuovo regime tariffario tra le due sponde dell’Atlantico ha acquisito connotazioni piuttosto definite: tariffe azzerate sugli acquisti UE di prodotti industriali USA; dazi al 15% su gran parte dell’import USA dalla UE (compresi auto, farmaci non generici, semiconduttori); tariffe USA nulle o quasi su altri prodotti UE in settori strategici (aerei, farmaci generici, alcune risorse naturali). Invariati i dazi del 50% su acciaio e alluminio, anche se l’accordo apre alla possibilità di ampliare la lista dei prodotti preferenziali (con riduzione tariffaria entro un certo volume).

Permane l’incertezza. L’accordo include impegni da parte europea di esito incerto, perché investono ambiti di competenza delle autorità nazionali e anche delle imprese private: acquisto dagli Stati Uniti di gas ed energia (750 miliardi di dollari entro il 2028), chip IA (40 miliardi) e attrezzature militari; investimenti diretti in settori strategici USA (600 miliardi addizionali). Infine, il presidente Trump nelle sue dichiarazioni ha incluso anche richieste sulle politiche commerciali UE con paesi terzi, come Cina e India, che intrattengono rapporti economici e strategici con la Russia (p.e. acquisto di petrolio e gas). Il rischio è di aprire nuovi fronti di escalation tariffaria per i prodotti europei.

Import USA dalla UE in calo

Dazi ed euro forte sul dollaro (che essi stessi hanno determinato) penalizzano molto la competitività di prezzo dei beni europei negli USA, soprattutto rispetto alle produzioni domestiche americane, e anche nel resto del mondo. Gli acquisti USA dalla UE si sono ridotti dell’8,7% annuo in giugno-luglio. Una dinamica peggiore di quella, piatta, per il totale dell’import USA, che è stato ancora sostenuto dall’aumento degli acquisti da alcuni paesi asiatici (Cina esclusa), per anticipare il rialzo dei dazi reciproci in agosto (frontloading). Il calo dell’import USA dalla UE e da altri importanti paesi fornitori risulta di entità simile, in valore assoluto, al livello effettivo dei dazi sui prodotti: gli acquisti dalla Cina sono crollati del 39,9% in giugno-luglio, con una tariffa media applicata del 37,7%. I flussi da UK e paesi USMCA (Canada e Messico) si sono ridotti di meno, grazie a dazi effettivi più moderati, minori della media mondiale. Il calo degli acquisti USA dai principali fornitori è il risultato di una contrazione sia dei volumi sia dei valori medi unitari dei prodotti importati, che segnala un possibile adeguamento parziale dei prezzi da parte degli esportatori per mitigare le tariffe e, in generale, una ricomposizione dell’import a favore di prodotti di minore valore unitario.

 

La qualità dei prodotti UE scudo ai dazi

Le produzioni europee di alta qualità, disegnate per soddisfare le esigenze dei clienti, sono più difficili da sostituire. Ciò rende una parte delle esportazioni italiane ed europee relativamente più resilienti ai dazi nel breve periodo. Tuttavia, un processo di sostituzione si avvierà nel tempo, se i dazi si confermeranno persistenti e se la capacità produttiva USA (o dei paesi USMCA) diventerà adeguata a soddisfare la domanda. Inoltre, l’economia USA è attesa rallentare per l’aumento di costi e prezzi conseguente all’imposizione di tariffe a carico degli importatori, mentre il taglio dei tassi FED, per sostenere la crescita, tende a indebolire ulteriormente il dollaro, alzando l’inflazione importata: ciò frena l’import USA.

 

Calo dell’export italiano in agosto. 

L’export italiano di beni verso gli USA è crollato in agosto (-21,1% su agosto 2024), dopo un forte aumento nella prima parte dell’anno dovuto al frontloading pre-dazi. Ciò ha contribuito per più di due terzi alla caduta dell’export extra-UE (-7,0% tendenziale; -1,1% il totale mondo).

 

L’effetto dei dazi sull’export nel medio-lungo.

Nel medio periodo secondo stime CSC i nuovi dazi potrebbero ridurre le vendite italiane negli USA di circa 16,5 miliardi (rispetto a uno scenario senza tariffe), pari al 2,7% dell’export totale. L’impatto è maggiore per settori centrali del manifatturiero: autoveicoli (il più colpito in % dell’export settoriale), alimentari e bevande, macchinari, pelli e calzature, altre attività manifatturiere. Inoltre, le perdite si amplificano se si considerano gli effetti indiretti, lungo le catene di produzione europee, del calo dell’export negli USA degli altri paesi UE sulla domanda di input italiani. L’impatto complessivo tocca il -3,8% dell’export manifatturiero, -1,8% della produzione. Nel lungo periodo, è forte l’incentivo a rilocalizzare alcune produzioni nel mercato USA: il rischio per l’industria europea è di perdere parti vitali del tessuto produttivo.

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