Sono molte le filiere a rischio per l’ennesima crisi internazionale questa volta ben più grave, perché si ripercuote proprio sui sistemi energetici, ecco dunque le prese di posizione e gli appelli di due importanti associazioni d’impresa
Energia: Anima Confindustria, crisi peserà gravemente su export meccanica
Il perdurare della tensione geopolitica nel Golfo Persico andrà a influenzare pesantemente la stabilità dei mercati e gli scambi commerciali, in una regione che dal 2024 ha visto una costante crescita delle esportazioni della meccanica italiana rappresentata da Anima Confindustria.
I dati recenti dell’ufficio Statistica di Anima evidenziano un incremento del 7,0% verso il Golfo Persico nel primo semestre del 2025 – raggiungendo un valore totale di 1,44 miliardi di euro – rispetto all’export del secondo semestre 2024. In particolare, i comparti delle turbine, valvolame e rubinetteria, movimentazione merci e pompe idrauliche, hanno registrato grandi volumi di esportazioni negli Emirati Arabi, Arabia Saudita, Oman e Qatar. Questo andamento positivo sottolinea l’importanza di mantenere i legami commerciali con i paesi del Golfo, che si sono confermati negli anni come partner strategici della meccanica italiana nel panorama globale.
Pietro Almici, presidente di Anima Confindustria, ha commentato: “Speriamo vivamente che la situazione attuale si risolva in tempi brevi. Siamo particolarmente preoccupati per la meccanica italiana, un settore che esporta circa il 60% dei propri prodotti e che detiene le capacità per competere a livello internazionale. I paesi del Golfo rappresentano una valida alternativa nella strategia di diversificazione dei mercati, specialmente alla luce delle attuali sfide poste dai dazi Usa. Non dimentichiamo, inoltre, le problematiche collegate ai noli e ai trasporti marittimi, che stanno già avendo un impatto sulle esportazioni e sui costi energetici per le nostre imprese. Queste dinamiche rendono ancora più importante la ratifica del trattato Mercosur-Ue, per aprire nuove possibilità di sviluppo e cooperazione per l’industria italiana ed europea”.
Energia: Assocarta, per le cartiere Made in Italy rischio scenario crisi 2022
Il prezzo del gas al TTF di Amsterdam resta elevato e molto volatile, con quotazioni che nei giorni scorsi hanno superato i 60 €/MWh e oggi si attestano intorno ai 49,5 €/MWh, rendendo estremamente difficile per le imprese cartarie pianificare produzione e costi energetici.
Una dinamica che riporta alla memoria le tensioni registrate durante la crisi energetica del 2022 scatenata dalla guerra in Ucraina, quando molte industrie energivore europee furono costrette a ridurre o sospendere temporaneamente la produzione. “Tra i settori più esposti vi è l’industria cartaria. Le cartiere sono, infatti, tra i comparti industriali più energivori e gasivori del Paese: l’energia è la radice stessa della produzione di carta e cartone, indispensabile in ogni fase del processo” afferma il Presidente di Assocarta Lorenzo Poli.
Alla pressione dei costi energetici si somma quella delle emissioni di CO2: secondo le stime del settore, nel 2026 il costo complessivo potrebbe superare i 200 milioni di euro, pari a circa il 2,5% del fatturato dell’industria cartaria ai prezzi attuali delle quote di emissione.
“In Italia circa il 60-70% della produzione cartaria deriva dalla carta da riciclare – oltre il 90% nel comparto dell’imballaggio – un modello virtuoso che ha reso il Paese leader europeo dell’economia circolare. Tuttavia, in un contesto di prezzi del gas elevati e molto volatili, molte cartiere potrebbero dover ridurre i turni o sospendere temporaneamente la produzione, con effetti su tutta la filiera della trasformazione, della stampa e del riciclo”, sottolinea Poli.
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