di Giulia Rocchetti
Dakar ha deciso di ritirare il proprio sostegno alla candidatura dell’ex presidente Macky Sall (nella foto) per la carica di segretario generale delle Nazioni Unite, segnando una frattura tra il governo senegalese e gli equilibri diplomatici – regionali e internazionali – che accompagnano la successione di António Guterres. La decisione arriva in un contesto politico interno già segnato da tensioni tra l’ex capo di Stato, rimasto al potere dal 2012 al 2024, e le nuove autorità senegalesi. L’attuale presidente Bassirou Diomaye Faye e il primo ministro Ousmane Sonko hanno infatti impostato una linea politica che si vorrebbe discontinua rispetto al passato, e il passo indietro su Sall sembra riflettere questa distanza.
A rendere evidente la mancanza di un coordinamento interno è stata la presa di posizione del ministro degli Esteri, Cheikh Niang, che ha dichiarato di non essere stato consultato sull’iniziativa. Una dichiarazione che ha fatto emergere divergenze non solo all’interno dell’esecutivo senegalese, ma anche nei rapporti con le organizzazioni continentali africane, che sembravano guardare con interesse alla possibile candidatura di Sall come figura di peso.
La mossa di Dakar si inserisce in una competizione internazionale. La corsa alla successione di Guterres, il cui mandato terminerà nel dicembre 2026, resta infatti aperta e priva di un favorito consolidato. Negli ultimi mesi si sono registrati cambiamenti significativi tra i candidati: anche l’ex presidente cilena Michelle Bachelet ha perso il sostegno del proprio Paese, segno di un quadro ancora incerto.
Tra i nomi attualmente in circolazione figurano l’argentino Rafael Grossi, oggi direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’ex vicepresidente costaricana Rebeca Grynspan e la diplomatica argentina Virginia Gamba, già rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i bambini e i conflitti armati. Profili diversi, che riflettono le molteplici sensibilità geopolitiche in gioco nella scelta del prossimo segretario generale.
Il processo di selezione, come previsto, sarà guidato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, che dovrà raccomandare un candidato all’Assemblea generale dopo una serie di consultazioni diplomatiche. Un passaggio cruciale, in cui il peso dei membri permanenti continuerà a essere determinante. Le audizioni pubbliche dei candidati inizieranno il prossimo 20 aprile: ciascun aspirante avrà tre ore per presentare la propria visione e rispondere alle domande degli Stati membri.
Il ritiro del sostegno a Sall non è certo un episodio interno alla politica senegalese, ma un segnale delle difficoltà che accompagnano la costruzione di candidature condivise, soprattutto quando si intrecciano equilibri nazionali e interessi globali. La successione per la guida delle Nazioni Unite, che al momento non vede un candidato dominante, resta ancora aperta.
