di Marino Marini
L’avanzamento finanziario del Pnrr, sotto il profilo della spesa sostenuta, ha segnato una “forte accelerazione”: a fine febbraio 2026 ha raggiunto 113,5 miliardi, rispetto agli 83 miliardi di agosto 2025, superando il 58% delle risorse complessive del Piano. È quanto sottolineano le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti nella Relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza al secondo semestre 2025. “Il rafforzamento è diffuso tra le missioni, con dinamiche più marcate in Infrastrutture per la mobilità sostenibile, Inclusione e coesione e REPowerEU, mentre i valori assoluti più elevati si registrano in Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura e in Rivoluzione verde e transizione ecologica”, spiega la Corte dei Conti, aggiungendo che tuttavia “resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle amministrazioni si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40% della dotazione delle misure interessate”. Il fenomeno riguarda soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, con incidenze più elevate nelle missioni Infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e Rivoluzione verde. “Per la parte già ripartita a livello temporale, quasi la metà della spesa è attesa nel 2027”, spiega la Corte dei Conti. Sul fronte del Piano complementare (PNC), i dati di preconsuntivo mostrano un’attuazione finanziaria complessivamente avanzata: a fronte di 21,7 miliardi di risorse disponibili al 2025, risultano impegni per 21,4 miliardi (98,6%) e pagamenti per 18,1 miliardi (83,6%). Restano però differenze nei livelli di avanzamento, con ritardi nei pagamenti in alcuni ambiti, tra cui agricoltura, comunicazioni e parte della mobilità sostenibile. Quasi la metà dei pagamenti è destinata all’Agenzia delle entrate (45,4%, 8,2 miliardi), soprattutto per misure legate ai crediti d’imposta, mentre quote rilevanti riguardano anche enti territoriali e Commissari straordinari (rispettivamente il 18,8% e il 5,8%, complessivamente 4,5 miliardi) ed enti del sistema portuale (12,8%, 2,3 miliardi).
Su opere pubbliche avanza ma senza recuperare ritardi
“Sul fronte delle opere pubbliche, il Pnrr continua ad avanzare senza ulteriori rallentamenti, ma senza recuperare i ritardi già accumulati”. Lo sottolineano le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, che hanno pubblicato la Relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza al secondo semestre 2025.
La Corte segnala inoltre un allungamento dei tempi medi di lavorazione, cresciuti di quasi due mesi tra le ultime due rilevazioni. Un risultato in linea con quanto prospettato nella precedente Relazione, in cui si osservava che la durata dei lavori sarebbe andata aumentando con l’entrata nella fase esecutiva di progetti aventi dimensioni finanziarie più ampie.
Il Programma è comunque entrato nella piena operatività: a marzo 2026 quasi la metà dei progetti (48,5%) risulta conclusa o in collaudo, in netto aumento rispetto all’autunno scorso. Anche per importo si registra un progresso, con investimenti conclusi o in collaudo pari al 12,4% del totale, mentre restano in fase di esecuzione progetti per oltre 75 miliardi.
Tra le principali evidenze, i progetti continuano a procedere più rapidamente nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, mentre nel Nord i tempi risultano più lunghi. L’apparente situazione di vantaggio in cui vengono a trovarsi le regioni meridionali può dipendere tanto da una minore dimensione finanziaria dei progetti, quanto dalle procedure messe a punto per accelerare le fasi di assegnazione e stipula dei lavori, che tradizionalmente sono meno rapide nel Mezzogiorno che nel resto del paese.
Indipendentemente dalla motivazione prevalente, si può osservare come il Programma non stia facendo emergere nuovi fattori di ritardo del Meridione, elemento che si accompagna a perfomance economiche del Sud che da qualche anno superano il dato medio italiano. Avanzano più speditamente anche i progetti nuovi, gli interventi sulle infrastrutture di trasporto e quelli di manutenzione, che richiedono durate inferiori rispetto ai lavori di ristrutturazione e ampliamento.
Criticità da monitorare su aree interne
Per le aree interne, segnate da fragilità demografiche, produttive e amministrative, il PNRR rappresenta un’opportunità rilevante. Considerando i soli progetti univocamente localizzati in questi territori, le risorse stanziate ammontano a 31,4 miliardi, di cui 21,9 miliardi di fondi PNRR, concentrate soprattutto su istruzione, efficienza energetica, digitalizzazione, competitività, tutela del territorio e sanità di prossimità. Nel complesso, l’attuazione, valutata nella prospettiva finanziaria e di avanzamento fisico, mostra un andamento favorevole: a inizio marzo 2026 i pagamenti hanno raggiunto il 57% dei finanziamenti, contro il 46% della media del Piano. In termini fisici, il 70% dei progetti risulta concluso in termini numerici, ma la quota scende al 46% se misurata per importo, segno di un avanzamento più lento degli interventi economicamente più rilevanti. “Restano però criticità da monitorare”, viene sottolineato: i lavori pubblici, centrali per ridurre i divari strutturali, avanzano più lentamente, assorbono il 44% dei finanziamenti ma registrano pagamenti al 37% e solo il 10% dei progetti conclusi. In ritardo risultano misure chiave come asili nido, edilizia scolastica, Case della Comunità, rigenerazione urbana e attrattività dei borghi. Pesano inoltre i progetti senza informazioni sull’iter o ancora non avviati e persistono forti differenze territoriali, con maggiori difficoltà proprio nei comuni più fragili. Nel complesso, il PNRR sta raggiungendo anche le aree più marginali del Paese, ma la capacità amministrativa resta il punto decisivo per evitare che i divari si amplino anziché ridursi.
