Oltre che una data c’è ora anche un luogo confermato per la firma dell’accordo preliminare fra Iran e Stati Uniti. L’intesa dovrebbe essere siglata venerdì in Svizzera a Bürgenstock, vicino Lucerna. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri elvetico, spiegando che la sede è stata proposta dai mediatori di Pakistan e Qatar, oltre che dalle parti stesse. Secondo Teheran, a firmare ci saranno il vice presidente Usa JD Vance da una parte e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf dall’altra.
Quello su cui ancora non c’è certezza, invece, è il contenuto preciso del testo, perché non è stato reso pubblico. Le notizie sui contenuti sono emerse da indiscrezioni, ultima fra tutte quella di Al-Arabiya, che ha rivelato una copia di quello che ha presentato come il piano in 14 punti che sarà firmato venerdì. Si tratterà di un ‘memorandum of understanding’ che non affronta nei dettagli la questione del nucleare iraniano, rinviando la trattativa su questo tema a 60 giorni di negoziati successivi alla firma di venerdì. “Si passa a una seconda fase, che credo sarà effettivamente più semplice”, ha detto fiducioso Donald Trump dal G7 di Evian, sostenendo di non essersi “mai preoccupato di un cambio di regime” in Iran, promettendo di inviare una copia dell’accordo al Congresso per una revisione e ribadendo che per lui l’unica cosa che importa è che “l’Iran non abbia mai un’arma nucleare”.
Un nodo cruciale e spinoso è quello del Libano, che espone le tensioni fra l’Israele di Benjamin Netanyahu, determinato ad andare avanti contro Hezbollah, e Donald Trump, che non vuole che l’accordo con l’Iran ne subisca le conseguenze e venga affossato. Netanyahu “deve essere più responsabile nei confronti del Libano”, ha detto il presidente Usa in un incontro con l’emiro del Qatar a margine del G7. “Non è necessario demolire un condominio ogni volta che si cerca qualcuno, perché in quei condomini vive molta gente, e non sono tutti membri di Hezbollah”, ha detto ancora Trump, “ho suggerito a Israele di lasciare che la Siria si occupi di Hezbollah perché, a essere sincero, penso che lo farebbero meglio”. La cessazione delle ostilità dovrebbe riguardare anche il Libano, punto già difficoltoso visto che gli attacchi israeliani sono continuati anche nonostante i precedenti annunci di cessate il fuoco. Ma a complicare le cose è giunta una dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, secondo il quale l’accordo Teheran-Usa prevederebbe il ritiro di Israele dal sud del Libano, condizione che Israele ha respinto e che potrebbe potenzialmente far saltare il tavolo. L’accordo non è stato reso pubblico. Trump da Evian ha promesso che il testo non solo verrà pubblicato ma lui intende tenere una conferenza stampa e leggerlo parola per parola. Non ha fornito però tempistiche. E secondo indiscrezioni Netanyahu non ha visionato il testo: Israele ha chiesto agli Stati Uniti di visionare il memorandum d’intesa con l’Iran ma la richiesta è stata respinta, ha riferito l’emittente israeliana Channel 12.
L’accordo punta a garantire una tregua significativa in una guerra durata mesi che ha causato migliaia di vittime in tutto il Medioriente. Ma non solo, punta a sbloccare lo Stretto di Hormuz, che Teheran ha usato come leva facendo lievitare i prezzi del carburante, dei generi alimentari e di altri beni di prima necessità ben oltre i confini della regione. L’accordo prevede l’apertura immediata dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale americano sui porti iraniani (che secondo Teheran è già iniziata). Gli Stati Uniti e l’Iran avvieranno quindi 60 giorni di negoziati sul programma nucleare iraniano e – cosa molto importante per Teheran – sulla potenziale revoca delle sanzioni. Secondo il Wall Street Journal (Wsj), gli Usa consentiranno all’Iran di vendere il petrolio immediatamente, subito dopo la firma dell’accordo, e l’intesa prevedrebbe anche la sospensione delle sanzioni bancarie e sui trasporti per agevolare le transazioni, con un immediato vantaggio finanziario. Stando ad alcune fonti, inoltre, il patto includerebbe anche la possibilità di sbloccare i fondi iraniani congelati e di stanziare un fondo di 300 miliardi di dollari per aiutare la ricostruzione dell’Iran, qualora Teheran soddisfi determinati criteri. In serata anche la Spagna di Pedro Sanchez ha aderito alla dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, noto come gruppo E4, sull’accordo di pace tra Usa e Iran. “La Spagna condivide pienamente i principi e il contenuto della dichiarazione, in particolare la difesa della diplomazia e del dialogo come unica via d’uscita da questa crisi e per affrontare tutte le questioni che destabilizzano la regione, nonché la garanzia della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, come stabilito dal diritto internazionale”, ha fatto sapere la Moncloa.
