di Giuliano Longo (*)
Mercoledì sera alla Cancelleria di Berlino. Friedrich Merz fa accomodare Macron, Meloni, Tusk e il premier britannico uscente Starmer – NB che come uscenti potrebbero essere tutti gli altri convenuti nell’arco di due anni. Niente foto patinate e una frase che vale come programma: “Vogliamo rinnovare l’Alleanza. Stiamo rafforzando il suo pilastro europeo”.
Tra due settimane, al summit Nato di Ankara, quel pilastro dovrà reggere da solo con un più peso maggiore di quanto sia mai accaduto.perché nel frattempo, dall’altra parte dell’Atlantico, qualcuno ha deciso che l’Europa è grande e vaccinata. Basta babysitter! Per alcuni un test che fallirà
Pete Hegseth, segretario alla Difesa USA, non usa giri di parole. La settimana scorsa a Bruxelles ha annunciato la “review” di sei mesi sulla presenza americana in Europa, ovvero le valigie in mano per migliaia di soldati oltre a meno aerei, meno navi, meno droni, tutta roba USA a disposizione della Nato. I numeri fanno rumore. I caccia F-15/F-16 assegnati alla difesa europea potrebbero passare da 150 a 100, I droni Reaper dimezzarsi, incerta sarebbe la sorte degli 8 tanker KC-135 che riforniscono in volo i caccia alleati . Per ora a casa ( o in Asia) ci vanno entro l’anno 5000 marines di stanza in Germania, mentre viene ritirata una delle due portaerei USA in Europa. “Man mano che il pilastro europeo si rafforza, gli Stati Uniti possono ridurre la presenza e limitarsi a capacità critiche che gli alleati non hanno ancora” ha detto il generale Alexus Grynkewich, il comandante Nato SACEUR. Una frase diplomatica per dire, arrangiatevi! Trump lo ripete da anni, ma ora lo sta facendo davvero. Dopo il rifiuto europeo di appoggiare l’“Operation Epic Fury” contro l’Iran, il presidente ha tuonato: “Perché dobbiamo difendere chi non ci aiuta?”. Poi ha minacciato pure di lasciare la Nato.
Mark Rutte, il segretario generale, corre a Washington a fare da parafulmine. “Si sta allineando con Trump per evitare che il summit sia un disastro”, spiega Stephen Wertheim, analista del Carnegie Endowment. “Trump è irritato ed erratico. Anche se Rutte trova un’intesa oggi, tra due settimane chi lo sa?”.Boutafe che spiega ampiamente le “ rivelazione”dei 500 aerei americani partiti per l’Iran dall’Italia che sta mettendo in difficoltà il nostro Governo A Washington alcuni applaudono. L’idea che l’Europa smetta di farsi fare “bneficenza” dagli USA è vecchia come la Nato stessa., ma tra i militari c’è nervosismo. Un generale americano, sotto anonimato, confessa al quotidiano parigino Le Monde_: “In alcuni casi sappiamo come rispondere ai tagli. In altri è molto problematico. Sarà una vera sfida” e aggiunge: “la comunicazione del Pentagono è stata unilaterale, poco coordinata. Il risultato è confusione”. Berlino risponde: soldi, ferro e droni
Merz non ha aspettato. Mentre Hegseth parlava di “test”, il cancelliere ha tirato fuori la carta di credito. Bilancio della Bundeswehr 2026: 82,69 miliardi più 25,5 dal fondo speciale. Obiettivo dichiarato senza mezzi termini: “L’esercito convenzionale più forte d’Europa” e punta al 5% del Pil, la cifra che Trump chiede da anni. Il piano dei 5 è da capogiro
:Si annunciano 377 miliardi di euro su 320 progetti. 561 torrette anti-drone Skyranger. 14 batterie IRIS-T per la difesa aerea. Fregate nuove. Satelliti. Cyber. “È una svolta epocale”, dicono a Berlino.
La Germania ha pure cancellato il programma F126, le fregate da 18 miliardi diventate ingestibili, e virato su 8 Meko A-200 di TKMS. “Great news, definitely for us” ha scritto su LinkedIn il CEO Oliver Burkhard.a capo della principale divisione navale della ThyssenKrupp tedesca , leader europeo e mondiale nella progettazione e costruzione di sottomarini non nucleari, fregate e navi militari. Ma i soldi non bastano se non cambi mentalità. L’Europa ha 27 eserciti, 27 processi operativi, 27 modi di fare le cose.
Merz e Meloni hanno già firmato un protocollo Italia-Germania per difesa aerea integrata, droni, navi, guerra elettronica, piattaforma terrestre comune. Germania e Polonia stanno scrivendo lo stesso accordo. L’idea è semplice: se compriamo tutti lo stesso carro, lo stesso missile, lo stesso drone, i costi crollano e l’efficienza sale. Bruxelles ci mette del suo.
Il Fondo Difesa Europeo 2026 stanzia 1 miliardo per 31 progetti comuni: intercettori, carri armati, intelligenza artificiale. La Commissione Europea ha pubblicato la “Readiness 2030”, una lista della spesa con 9 priorità dove l’Europa è nuda senza gli USA: difesa aerea e missilistica, munizioni, droni e anti-droni, mobilità militare, sorveglianza, rifornimento in volo, guerra elettronica, forze terrestri, capacità navali. “Gli europei potrebbero raggiungere un’autonomia sostanziale in 3-5 anni, e una effettiva autonomia in 5-10 anni, se la difesa diventa una priorità politica” dicono esperti del German Institute for Security Studies. La cifra da stanziare ? Solo 50 miliardi l’anno, un misero 0,25% del Pil europeo. Il punto dolente restano le capacità “strategiche”. Rifornire in volo, colpire in profondità, vedere il nemico a 1000 km di distanza. Lì gli USA restano insostituibili, almeno per ora. Il nervo scoperto: chi comanda cosa?
Il G5 non è solo soldi e armi è anche politica. Merz vuole trasformarlo in un “consiglio di sicurezza informale” europeo. Primo esperimento una missione congiunta in Bosnia-Erzegovina, guidata dai britannici, con tutti e cinque i paesi dentro per dire a Trump: sappiamo lavorare insieme.Pochino, veramente pochino per ora E poi c’è il simbolo più forte. Dopo 75 anni, per la prima volta un europeo potrebbe diventare il comandante supremo Nato, dopo il 2027 con la conseguenza che l’Europa non sarà più solo l’inquilino della casa americana, ma comincerà a pagare l’affitto e a tenere le chiavi. Non sarà facile. I litigi ci sono già. Il caccia franco-tedesco FCAS è saltato per incomprensioni industriali. Ora Germania, Italia e UK spingono sul GCAP con il Giappone, e Berlino valuta se entrare. “Sarebbe difficile capire se l’Europa non integrasse la forza militare dell’Ucraina nella nostra architettura difensiva” avverte Andrius Kubilius, commissario UE alla Difesa.
L’Ucraina è diventata il banco di prova: droni, guerra elettronica, logistica, chi regge lì, reggerà anche senza gli USA…teoricamente. Avanti tutta a EST
A Washington però c’è chi guarda a Berlino con scetticismo. “La Nato 3.0 è bella sulla carta, ma l’Europa ha 27 voci e nessuna unità di comando” afferma un analista Repubblicano. “Quando Trump chiederà ai tedeschi di schierare una divisione in Polonia in 48 ore, lo faranno?”. . Il nodo è politico, non militare. L’Europa ha l’industria, i soldi, le persone. Quello che non ha è l’abitudine a decidere in fretta, a litigare meno, a fidarsi l’uno dell’altro e questo il G5 è un tentativo di cambiare registro. Funzionerà? Il riarmo europeo ha un indirizzo preciso a ESTscritto sulla mappa.. Non è un caso che i 377 miliardi tedeschi finiscano in Skyranger anti-drone e batterie IRIS-T. Non è un caso che le 8 fregate Meko pattuglino il Baltico e non il Mediterraneo. Non è un caso che Merz parli di “esercito convenzionale più forte d’Europa” mentre Tusk ricorda che la Polonia è la prima linea. La Russia è il vero obiettivo del G5
L’’Ucraina entra a pieno titolo nell’architettura difensiva UE. “Sarebbe difficile capire se l’Europa non integrasse la forza militare dell’Ucraina nella nostra architettura difensiva” dice il commissario Kubilius, quindi l’Ucraina è il laboratorioe la Russia è l’esame finale. È un bene se questo riarmo serve a una cosa sola: far capire a Mosca che il Baltico non è un’opzione facile, ma un male se la spirale va fuori controllo. Più armi a est significa più missili russi puntati su Berlino e su tutta l’europa dal Baltico al Mediterraneo . Significa una nuova “Cortina di Ferro”, fatta di radar e droni invece che di filo spinato. Niente dialogo con Mosca, nessuna intesa diplomatica o economica. Avati verso la sconfitta dell’invasore russo “sino all’Ultimo ucraino” La realtà è che l’Europa può armarsi senza gli USA, ma si arma contro chi?contro Mosca per non avere più paura, Ma di chi se tutti I “volenterrosi” americani ed europei affermano che già la NATO da sola è grado di affrontare l’orso russo? Oppure deve ammettere che con un po meno di USA si deve riarmare peechè da sola non ce la fa? Tra due settimane ad Ankara I cinque di Berlino e l’Europa dovrà dirlo davanti a Trump, e “il summit sarà il momento per dimostrare la determinazione europea a guidare la difesa”. Belle intenzioni. la Russia ascolterà e deciderà se crederci – come pare stia già avvenedo – e si preparerà ad un altra guerra, ma questa volta contro l’Europa. E addio a tutti gli equlibri del post Guerra Fredda.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
