Cronaca

Mafia: Meloni, a Palermo presidi e controlli fissi, forse anche con esercito

di Giovanna Ricordati

 

“Siamo qui per ragionare su come rafforzare” l’attenzione da parte dello Stato, “anche per continuare a garantire il massimo sostegno alle vittime delle intimidazioni, del racket. Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sole le persone per bene, quelle che ogni giorno si rimboccano le maniche per creare ricchezza e lavoro in questo territorio. Però io penso possiamo riuscire a fare di più, che possiamo riuscire a fare ancora meglio”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presso la Prefettura di Palermo. “Penso che questo Comitato dovrebbe fissarsi come obiettivo quello di trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare una operazione straordinaria di controllo e di presidio fisso del territorio, a partire dai quartieri che sono più a rischio, penso soprattutto allo Zen, ma non solamente – le parole della premier -. Presidio che si può garantire con le forze di polizia, ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell’esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano le ‘Strade sicure’. E penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per rafforzare ancora di più un lavoro importante che è stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo”. L’obiettivo, ha quindi spiegato Meloni, è quello di “mandare avanti un lavoro del quale dobbiamo andare fieri. Dal 2023 ad oggi, qui a Palermo, sono state realizzate 118 operazioni ad alto impatto, comprese quelle nelle stazioni ferroviarie. Sono state impiegate oltre 3mila unità di forze di polizia, sono state controllate più di 14mila persone. Con le zone rosse sono state controllate circa 45mila persone, di cui quasi 3.500 stranieri, allontanando i soggetti che sono stati ritenuti pericolosi con precedenti di polizia. Negli ultimi quattro anni nella città metropolitana di Palermo, i beni confiscati alla mafia che sono stati restituiti alla collettività, trasferiti agli enti locali, sono cresciuti di quasi il 60%: 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa. Cioè la ricchezza strappata alle mafie torna nella disponibilità della collettività per aiutare i problemi delle famiglie, particolarmente di quelle più fragili”. Poi la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta anche alla cerimoni di svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio del 1992, presso il Museo del Presente ‘Giovanni Falcone e Paolo Borsellino’ di Palermo.

Capaci ha determinato traiettoria mia vita

“Io, come potete immaginare, sono una persona abbastanza abituata a parlare in pubblico. Però oggettivamente, anche per una veterana come me, oggi non è facile prendere la parola qui, dopo che con la professoressa Falcone abbiamo assistito allo svelamento di quello che resta della Fiat Croma su cui il 23 maggio del 1992 viaggiavano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza. Perché l’emozione è penetrante, tagliente. Ti mette di fronte alla storia, quella con la S maiuscola, quella che è fatta di carne, di sangue, che è fatta di fatti che cambiano il corso degli eventi, che cambiano la cultura di una nazione, che cambiano il cammino di un popolo, che hanno determinato, è il mio caso, anche la traiettoria della nostra vita, delle nostre scelte”.

Strage Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto accampare scuse

“Trentaquattro anni fa l’Italia di colpo fu costretta a fare i conti con qualcosa che era spaventoso, ma che era anche un male che fino ad allora moltissimi avevano preferito fingere di non vedere, minimizzare, sottovalutare. Può sembrare assurdo per noi che ne parliamo oggi, ma è così. Non si poteva neanche pronunciare il suo nome. La strage di Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto accampare scuse. Illudersi che il tema non esistesse, che il problema non lo riguardasse, fingere di non sapere o addirittura accettare di esserne complice. Da quel momento era chiaro a tutti che Cosa Nostra non era un’invenzione, non era qualcosa di astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso”, le parole della premier.

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