Cronaca

Caso Regeni: difese 007 egiziani, Giulio vittima sequestro terroristico

di Margherita Attonti

 

 

Giulio Regeni non fu sequestrato dagli apparati di sicurezza del Cairo, ma da gruppi terroristici attivi in Egitto nel 2016 che lo avrebbero scambiato per una spia dei servizi egiziani. È questa la ricostruzione sostenuta oggi nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, dove si è conclusa con le arringhe difensive l’udienza del processo per il sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore friulano. I legali degli 007 egiziani imputati hanno escluso qualsiasi responsabilità della National Security, sostenendo inoltre che il presidente Abdel Fattah al Sisi non avrebbe avuto alcun interesse a compromettere i rapporti con l’Italia attraverso un delitto di tale portata. I difensori hanno inoltre ribadito che le autorità egiziane hanno collaborato con la magistratura italiana nei limiti consentiti dalla normativa vigente, esprimendo anche vicinanza ai familiari di Regeni. Ipotesi questa respinta dal legale dei genitori del ricercatore, che ha chiesto ai giudici di confermare integralmente le richieste formulate dalla Procura. Nella scorsa udienza, infatti, il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco avevano chiesto ai giudici della Corte d’Assise, di condannare all’ergastolo Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e a 17 anni di reclusione gli altri tre imputati”. Sul banco degli imputati, seppur assenti, siedono Tarek Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e Usama Morsi, tutti appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani.

 

Ballerini (Legale della famiglia), abbiamo imparato a riconoscere manovre regime egiziano

“Noi abbiamo imparato a conoscere e riconoscere le manovre di regime. E quindi immaginiamo anche per le tempistiche, anche il fatto che poi la polizia sia andata a casa sua, che loro pensino in qualche modo di manovrare l’Italia facendo pressioni su questa donna, insomma minacciando questa donna. Noi abbiamo imparato a conoscere loro. Loro forse non hanno imparato, anzi sicuramente il regime egiziano non ha imparato a capire come funziona una democrazia. Da noi c’è la separazione dei poteri. Nessuna loro manovra può in qualche modo intaccare”. Lo dice l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, in occasione della nuova udienza davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. “È stato un percorso interminabile. A ostacoli, in salita, sabbie mobili, tutto quello che mi viene in mente. Insomma, siamo resistenti e quindi arriviamo a sentenza a breve”, conclude Ballerini, confermando la determinazione con cui la famiglia Regeni ha affrontato un processo segnato da continui ostacoli e da una lunga ricerca della verità.

Lunedì per noi una giornata molto dolorosa

Davanti al tribunale di Roma, all’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, torna sulle arringhe difensive, quando tre dei legali dei quattro 007 egiziani imputati hanno sostenuto che il ricercatore sarebbe stato sequestrato da un gruppo terroristico e che l’Egitto avrebbe invece collaborato con la magistratura italiana durante le indagini. Parole che la legale ha accolto con profonda amarezza. “Diciamo che è stata per noi una giornata molto dolorosa. È come dire, ovviamente dolore che si aggiunge a dolore. E poi il fatto che giustamente tra le regole processuali non possiamo replicare è un dolore che si condensa dentro di noi”. L’avvocata ha poi collegato il caso Regeni a quello di Nessi Guerra, l’italiana fermata nei giorni scorsi in Egitto, esprimendo preoccupazione per quanto accaduto. “C’è chi continua a dubitare che l’Egitto sia un paese non sicuro, ma in realtà c’è un altro caso in questi giorni che preoccupa moltissimo che è quello di Nessi Guerra. Sì, ovviamente questa donna e la sua famiglia ha tutta la nostra solidarietà. Io ho sentito anche la collega e ci siamo reciprocamente scambiate solidarietà”.

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