Cronaca

Morte Fakir: legale famiglia, pm identifichino chi ha diffuso immagini bodycam

 

di Proto Casciani

L’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Abderrahim Fakir, chiede alla magistratura che sta indagando sulla morte del 43enne avvenuta nel corso di un intervento di polizia di “identificare” chi “ha condiviso con soggetti estranei all’autorità giudiziaria procedente, e rivelato pubblicamente, le immagini” delle bodycam “coperte da segreto investigativo, la cui rivelazione costituisce reato”. Anselmo evidenzia che la difesa di Fakir aveva chiesto di poter avere accesso alle immagini delle bodycam di uno dei poliziotti intervenuti la scrivente difesa, la l’istanza era stata rigettata “trattandosi di atti acquisiti al fascicolo delle indagini e coperte da segreto investigativo. “Tuttavia – si legge nell’istanza dell’avvocato – sui telegiornali nazionali comparivano nuovi frame dello stesso video” di cui la difesa continua a non essere in possesso e che “si presuppone” siano in possesso “esclusivamente dell’autore della registrazione”. Una “eventuale condotta di rivelazione non può che provenire” da chi materilmente ha realizzato il video o, in alternativa “da terzi venuti in possesso” delle immagini perché incaricati a svolgere indagini.

Legale agenti, processi si fanno in tribunale non in piazza

“Un magistrato equilibrato ha detto che i processi si fanno in tribunale. Credo sia giusto. Invocare una giustizia in piazza quando c’è una Procura che sta agendo correttamente portano lontano da un equilibrio”. Così l’avvocato Gabriele Bordoni, legale dei due poliziotti intervenuti nel quartiere Pilastro di Bologna nella vicenda che ha portato alla morte di Fakir, nel suo intervento a Filorosso, su Rai3.

Il Sindaco Lepore: “Famiglia ha diritto a verità in tempi brevi”

 

“Il nostro compito non è quello di decidere chi eventualmente ha commesso un reato quel giorno al Pilastro. Il nostro compito è quello di essere accanto alle vittime, di chiedere che ci siano tutti gli approfondimenti del caso, non in 46 anni, non in 10 anni, perché una famiglia ha diritto di avere verità e giustizia in tempi umani, in tempi veri. Ed è per questo che i familiari delle vittime hanno bisogno di non essere lasciati soli, perché essere soli è una cosa che non si augura a nessuno, neanche al più antipatico avversario politico. Ecco perché è importante affrontare la verità guardandola negli occhi”. Così il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, intervenendo in Consiglio comunale in merito alla vicenda di Abderrahim Fakir, 43enne morto a Bologna nel corso di un intervento della polizia. Lepore in merito alla piazza convocata poche ore dopo il fatto ha detto di aver chiesto alla città “di partecipare in modo non violento, per essere accanto alla famiglia e abbiamo deciso di farlo dando voce alle vittime, alla nipote in particolare, non alla politica o ai rappresentanti delle istituzioni”. “L’abbiamo fatto in una piazza piena di migliaia di persone. Ecco perché io ritengo sia stato giusto andare ad un presidio e partecipare ad un presidio come hanno fatto tantissimi bolognesi. E ritengo molto strumentale che si descriva la nostra città in un modo diverso dalla sua reale identità, dal suo forte spirito democratico. Chi lo fa non conosce Bologna o forse ritiene che disprezzarla sia molto più importante che accompagnarla a scoprire verità e giustizia”, ha detto ancora Lepore.

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