di Balthazar
Negli ultimi giorni, le forze armate iraniane hanno colpito con missili e droni diverse installazioni militari statunitensi in Arabia Saudita, Bahrein, Giordania e Kuwait.
Nell’attacco sferrato il 17 luglio, un missile balistico ha violato le difese aeree imperniate sui sistemi Patriot e Thaad che proteggevano la base di Muwaffaq Salti, in Giordania eliminando tre soldati statunitensi.
Decine di immagini satellitari, filmati e fotografie della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea evidenziano 9 siti militari statunitensi colpiti dai recenti attacchi iraniani evidenziando l’inadeguatezza delle difese aeree statunitensi.
Le preoccupazioni del pentagono e dell’IDF israelian
L’Iran si dimostra in grado di tenere al sicuro gran parte dei propri arsenali e di ricostruirli quando danneggiati a un ritmo sostenuto, a l punto che ufficiali di alto livello dell’Israeli Defense Force ritengono inefficace la campagna di bombardamenti scatenata il 28 febbraio.
Ma c’è un altro aspetto che preoccupa il Pentagono e l’IDF israeliana: la precisione e la sofisticazione degli attacchi con missili e droni sferrati simultaneamente dall’Iran contro due strutture della Cia, di cui una collocata all’interno dell’ambasciata statunitense a Riyadh e l’altra nell’Iraq orientale.
Gli specialisti del settore hanno qualificato l’episodio come una delle violazioni dei protocolli di sicurezza più gravi mai subite dagli Stati Uniti nel corso degli ultimi decenni, che attesterebbe una padronanza iraniana in materia di intelligence talmente elevata da risultare “sospetta”.
Il ruolo di Russia e Cina
La Russia è la principale indiziata, anzitutto perché da almeno quattro anni e mezzo subisce iniziative militari ucraine basate sui dati sensibili trasmessi sistematicamente a Kiev dai Paesi membri della Nato.
Il sistema di navigazione anti-jamming Kometa-M, porrebbe i droni iraniani Shahed nelle condizioni di resistere alle interferenze elettroniche e di mantenere la rotta anche in presenza di attività di disturbo nemiche
L’Iran ha anche iniziato ad avvalersi delle tattiche militari sviluppate dalle forze armate russe in Ucraina con l’impiega di piccoli sciami di droni per disorientare le difese aeree dell’avversario, prima di colpirlo con ondate di missili balistici.
La Cina fornisce tecnologia satellitare
Il ruolo della Cina appare più defilato, ma, a causa delle rilevati importazioni di petrolio iraniano messe in difficoltà dal blocco di Hormuz, potrebbe collaborare con Teheran per allentare la presa statunitense sull’Asia occidentale, sia a diffondere le proprie tecnologie.
I’ innalzamento delle capacità iraniane di puntamento si è fondato sulle immagini fornite dai satelliti commerciali cinesi, come rileva il «Financial Times» sulla base di documentazione di origine iraniana.
Il satellite Tee-01B, fabbricato e messo in orbita dalla società cinese Earth Eye, sarebbe stato acquisito dall’Iran verso la fine del 2024 con un contratto che garantiva alle Guardie Rivoluzionarie iraniane accessi alle stazioni gestite da Emposat, un fornitore di servizi satellitari con sede a Pechino.
Il Tee-01B sarebe servito per ricavare dati fondamentali sul posizionamento degli obiettivi statunitensi presi di mira con missili e droni, tra cui la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, la base aerea Muwaffaq Salti in Giordania, l’aeroporto di Erbil nel Kurdistan iracheno e siti militari adiacenti alla base navale della V Flotta statunitense di stanza a Manama, in Bahrein.
A maggio, Trump ha imposto sanzioni a tre società cinesi accusate di aver fornito immagini satellitari all’Iran, fra queste Mizar Vision, accusata di aver rivelato la posizione precisa occupata da cacciabombardieri e sistemi di difesa aerea nelle basi in Arabia Saudita, Bahrein e Giordania.
Il programma missilistico iraniano risulta dipendente dalle catene di approvvigionamento cinesi, che garantiscono la fornitura di componenti elettroniche e del perclorato di ammonio propellente solido per i missili. Stesso discorso vale per i sistemi di navigazione della Repubblica Islamica, che fanno affidamento sulla rete satellitare cinese BeiDou e sulla russa Glonass.
La sfida iraniana
Sta di fatto che l’Iran, minaccia di rispondere colpo su colpo agli attacchi statunitensi rivalendosi su infrastrutture di stoccaggio dell’energia, raffinerie, impianti di desalinizzazione, mentre aumenta la penuria di intercettori – dotati peraltro di efficacia decrescente – disponibili negli arsenali del Pentagono.
La pubblicazione italiana Analisi Difesa riporta che la combinazione di intelligence, navigazione Gps, manovrabilità e pianificazione degli attacchi iraniani, sta portando a «una vera e propria trasformazione» del conflitto, dopo anni di sviluppo del programma missilistico balistico che, secondo’intelligence statunitense, è ancora intatto del 70%, smentendo la possibilitàda parte di Trump di scatenare l’inferno sull’Iran.
Velleità che a quanto pare sollecitano le preoccupazioni di Mosca e Pechino che non sono disponibile a perdere l’alleato strategico per I loro interessi.
