Economia e Lavoro

Unimpresa: “Segnali di tenuta, sistema Italia in accelerazione

“I dati diffusi dall’Istat confermano che l’economia italiana continua a crescere. Il Pil del secondo trimestre segna un +1% tendenziale, in accelerazione rispetto allo 0,8% del trimestre precedente, un risultato che porta l’Istituto di statistica a rivedere al rialzo la stima di crescita acquisita per l’intero 2026, dallo 0,6 allo 0,8%.

Sono segnali importanti di tenuta e di consolidamento, che arrivano in un contesto internazionale reso complesso dalle tensioni geopolitiche e dalle incertezze sui mercati globali. A trainare la crescita è ancora una volta il comparto dei servizi, che si conferma il motore più dinamico del sistema produttivo nazionale, sostenuto da una domanda interna in tenuta che dimostra la fiducia di famiglie e imprese.

Su questa base va costruita la prossima fase di sviluppo, continuando a investire su innovazione, servizi ad alto valore aggiunto e competitività delle filiere. Il quadro che emerge è quello di un’economia che, pur muovendosi in uno scenario internazionale non semplice, mantiene la rotta della crescita e migliora le proprie prospettive di medio periodo. Un risultato che va nella direzione giusta e che rafforza la fiducia nella tenuta del sistema Italia”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat. Secondo il Centro studi di Unimpresa, dal punto di vista dell’analisi economica, il combinato tra revisione al rialzo della crescita acquisita e accelerazione tendenziale racconta un’economia che sta recuperando margini di solidità pur in un contesto di domanda estera ancora debole. Il fatto che il contributo alla crescita arrivi dalla componente nazionale, e non da quella estera, va letto come un elemento di forza più che di fragilità: significa che il ciclo interno — consumi e investimenti — sta facendo da ammortizzatore rispetto a uno scenario internazionale condizionato da tensioni geopolitiche e da una domanda globale non ancora pienamente ripartita. La flessione di industria e agricoltura, in questo quadro, va interpretata come l’effetto di un riposizionamento settoriale più che come un segnale di debolezza strutturale: è il terziario a guidare la fase attuale del ciclo, coerentemente con la trasformazione in atto nel tessuto produttivo italiano verso servizi a maggiore valore aggiunto. La revisione al rialzo della crescita acquisita 2026, da 0,6 a 0,8%, offre inoltre un margine tecnico più ampio per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica legati al quadro macroeconomico del Documento di Finanza Pubblica.

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