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Covid: Conte sfida Meloni, rispondi a Italia. La replica di FdI, si dimetta o rinunci a immunità

A 24 ore dall’audizione fiume di Giuseppe Conte in commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, prosegue lo scontro tra l’ex premier e l’attuale inquilina di Palazzo Chigi. Un botta e risposta innescato ieri, subito dopo la seduta a Palazzo San Macuto, dalla sfida lanciata dal leader M5S a Meloni: “È lei la regista di questo plotone di esecuzione” in commissione Covid, “non è meglio che mi affronti politicamente e in trasparenza? Io sono qui”. Pronta la replica: “La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”, la reazione della premier sui social, commentata ancora da Conte che ricorda i casi Delmastro e Santanchè e rivendica che “io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu li hai 5 minuti per rispondere all’Italia?”. E oggi il presidente dei cinque stelle torna a insistere. “Sono passate ore…ma 5 minuti ancora non li ha trovati”, scrive ancora sui social.

Questa volta Meloni non controbatte, ma a rispondere sono gli esponenti del suo partito. “Grazie alla caparbietà di Fratelli d’Italia, gli italiani hanno potuto smettere di vedere Giuseppe Conte soltanto dalla schiena, intento a fuggire dalla commissione Covid”, rivendica la deputata Alice Buonguerrieri, osservando che “a inizio seduta si è esibito in una scenetta per dimostrare di volersi assumere le responsabilità delle sue parole. Ma se davvero voleva fare sul serio, perché anziché le lunghe perifrasi non ha rinunciato all’immunità parlamentare, come chiedeva di fare ad altri? È ancora in tempo, perché un’azienda citata nella sua audizione ha annunciato ieri stesso che lo querela: dunque rinunci all’immunità, chieda al Parlamento di dare autorizzazione a procedere verso di lui. Smetta di dare lezioni ad altri”. Per il capogruppo a Montecitorio Galeazzo Bignami “non una parola sulle vittime o sui suoi amici che hanno lucrato sulla pandemia: domande a cui lo costringeremo a rispondere. Ha solo offeso gli italiani evocando plotoni di esecuzione, dovrebbe dimettersi come hanno avuto la dignità di fare altri prima di lui”.

A difesa dell’ex premier si schiera l’intero centrosinistra: “L’audizione di Giuseppe Conte di ieri davanti alla commissione d’inchiesta sul Covid ha rappresentato una boccata d’ossigeno per un’istituzione della Repubblica che era stata drammaticamente delegittimata da una maggioranza – con Fratelli d’Italia in testa – che ha preferito usarla per la sua propaganda politica. Conte, che all’epoca della pandemia era alla guida del Paese, ha scelto di metterci la faccia, di ristabilire la verità della lotta al Covid, ha restituito dignità al ruolo della politica intesa come servizio alla collettività”. Pertanto, “ora, è il caso che la destra si arrenda di fronte al fallimento della sua crociata, soprattutto perché finisce di fare male al Paese, alle sue istituzioni, alla memoria delle vittime del Covid e a tutti coloro che si sono sacrificati durante la pandemia”, scrivono in una nota congiunta Ylenia Zambito, Alfonso Colucci, Filiberto Zaratti e Annamaria Furlan, capigruppo nella commissione d’inchiesta sul Covid di Pd, M5S, Avs e Iv. Ne ha invece per tutti il leader di Azione Carlo Calenda: “Considero la commissione Covid un indegno tentativo di vendetta, non dissimile a quanto accade in America contro Fauci. Ciò premesso Conte si conferma un povero populista senza coraggio. Per fortuna il governo Draghi ha preso in mano il processo di vaccinazione che Conte non era in grado di portare avanti. Questa è la storia. La conclusione è che Destra e Sinistra non riescono mai ad assumere responsabilità. Sempre e solo slogan e populismo”.

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