di Giuseppe Onorati
Sono trascorsi venticinque anni da quel tragico 11 Settembre 2001, in cui il Mondo fu traumatizzato dall’aggressione subita, nel proprio cuore simbolico del potere, dagli U.S.A. che, agli albori del Ventunesimo Secolo, si proponevano come unica potenza egemone, garante della libertà, in un Mondo globalizzato, sotto l’egida del mercato.
La prospettiva di un Mondo senza più polarizzazioni conflittuali, globalmente unito dalla logica del mercato, avendo il modello di società liberale occidentale quale rifermento di perfettibilità, la mattina dell’11 Settembre 2001, viene di colpo infranta da aerei che si abbattono sulle torri Nord e Sud del World Trade Center di New York, su un’ala del Pentagono, più un aereo che si schianta al suolo in Pennsylvania, probabilmente diretto sulla Casa Binaca o sul Campidoglio. Un attentato senza precedenti nella storia, che registra novemila vittime fra morti e feriti e che pone fine all’illusione di un Mondo senza polarizzazione di conflitto, poiché subito la responsabilità viene attribuita alla rete terroristico-islamica di Al-Qa ’ida, capeggiata dallo sceicco Osama Bin Laden, aprendo uno scenario di conflitto fra la civiltà Occidentale, depositaria di libertà e modernità e quella islamica, liberticida, antimoderna ed oscurantista. Un nuovo dualismo polare dell’Occidente a guida statunitense, contro un nemico subdolo, ferocemente insidioso e spietato, che giustifica il varo di norme securitarie, comprimenti le libertà (come nel caso del Patriot Act negli U.S.A.) ed iniziative belliche come le guerre in Afghanistan, Iraq e Siria.
Per quanto da subito la versione ufficiale individui la rete terroristica di Al-Que ’ida come responsabile, molti elementi ne portano ad intuire la non fondatezza e nasce un ampio filone di ricerca parallelo alle indagini istituzionali, che negli anni, con un serio e documentato lavoro, ha evidenziato come nella versione contenuta dal rapporto della Commissione d’inchiesta sull’11 Settembre, vi siano carenze di prove a sostegno di alcuni punti, fortissime contraddizioni e gravi inconsistenze ai limiti dell’imbarazzante, in altri. Il fondamentale lavoro di ricerca, che ha confutato il rapporto della Commissione d’inchiesta, è stato effettuato dal Movimento per la Libertà, che si è avvalso di diversi specialisti (ed i cui risultati di ricerca sono disponibili presso il sito web del Consensus Panel 9/11) ed anche in Italia il filone di ricerca alternativo alla versione ufficiale, ha presentato dei lavori magistrali, basti pensare alle produzioni di Massimo Mazzucco e Giulietto Chiesa.
Venti esperti hanno trovato consenso su una mole di elementi corposa, che ha reso la versione ufficiale non sostenibile. Dalla caduta delle torri Nord e Sud del World Trade Center, che per la dinamica verificatasi non potrebbero esser crollate a causa dell’impatto degli aerei e relativi incendi ma, anche per come i detriti siano schizzati, lascia supporre l’uso di demolizione controllata con esplosivi, alla caduta dell’edificio 7 che, per testimonianze e per la dinamica di caduta libera, lascia supporre che sia stato demolito con esplosivo (del resto lo stesso National Institute of Science and Tecnology nel suo rapporto finale ha ammesso, dopo delle resistenze, che l’edificio 7 sia collassato a velocità di caduta libera per circa 30 m in circa 2,25 secondi). Dall’accertamento della presenza di materiale nano-termitico esplosivo nelle polveri del World Trade Center, alle prove d’insider trading avutesi in merito alle opzioni sui titoli delle compagnie aeree giorni prima dell’11 di Settembre; i comportamenti inspiegabili dei servizi segreti nel gestire la sicurezza del Presidente George W. Bush appena giunta la notizia dell’attacco alle torri, più tutte le contraddizioni, spiegazioni inconsistenti ed implausibilità riguardanti l’intera catena di comando: dal Vice Presidente Dick Cheney al Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, fino a tutti gli alti ufficiali dell’esercito titolari di ruoli fondamentali in merito alla risposta ad un tale attacco. Dalle imbarazzanti due versioni che la Commissione ha dato per giustificare l’impossibilità di evitare lo schianto contro l’ala del Pentagono, all’inspiegabile quanto assurda concentrazione di esercitazioni difensive aeree (ammontanti a 12, con largo anticipo rispetto al solito, in quanto sempre svolte fra Ottobre e Novembre) svolte l’11 Settembre, che avrebbe tolto disponibilità di aerei – caccia, piloti, attenzione e tempo alla difesa dagli attacchi veri e creato confusione nell’identificare i veri pericoli da quelli simulati nelle esercitazioni. Da prove che farebbero ipotizzare all’abbattimento del volo United 93 schiantatosi a Shanksville in Pennsylvania e negato da esercito ed FBI, alla mancanza di prove da parte dell’FBI che colleghino la responsabilità di Osama Bin Laden agli attentati dell’11 Settembre. Dalla difficoltà di sostenere che i presunti dirottatori fossero devoti musulmani in merito a comportamenti non proprio allineati ad una morigerata condotta di ferventi islamici (rilevati in diversi articoli e da diverse testimonianze), fino alla plausibile idea che l’egiziano Mohamed Atta, considerato il capo dei dirottatori, non fosse certamente un fanatico musulmano, bensì qualcuno incline ad una condotta lasciva e viziosa (sempre per prove accumulate) ; soprattutto poi, che abbia preso un’identità altrui, di una persona che a prova di testimonianze, sarebbe stata uno studente di urbanistica in Germania, fervente credente e praticante musulmano, con spirito altruistico, impegnato socialmente e con una corporatura differente dal presunto capo dei dirottatori.
Uno scenario che rende difficile accettare la versione ufficiale e che a distanza di venticinque anni ha a disposizione lo svolgersi della storia, per ricollegare i fili e poter fondare in un più ampio orizzonte di senso e significato la strada tracciata dalla ricerca della verità sull’11 Settembre . Il 7 di Ottobre del 2023, accade un evento che riscontra notevole analogia con l’aggressione dell’11 Settembre. Una milizia di terroristi appartenenti ad Hamas, cogliendo di sorpresa intelligence e corpi di difesa, prima lancia dei razzi e poi effettua un’incursione in territorio israeliano, uccidendo, commettendo atrocità e prendendo ostaggi fra i civili, innescando poi un conflitto con le forze di difesa israeliane, per un totale di circa mille e quattrocento vittime fra civili e soldati.
Un altro shock per l’opinione pubblica mondiale ed in particolare per quella occidentale ed un altro evento che non lascia il minimo dubbio per reazioni belliche, legittimate ideologicamente dalla necessità di difendere la civiltà della libertà e della modernità, contro il portato liberticida ed antimoderno islamico. Partendo da qui e giustificando in termini strategici la difesa d’Israele, il Governo Netanyahu intraprende una vera e propria azione genocida a Gaza ed apre vari fronti di guerra (libanese, siriano ed Iraniano con gli U.S.A.), aumentando l’instabilità nel Medio Oriente.
Anche per il 7 Ottobre, come per l’11 Settembre però, la versione ufficiale è di difficile tenuta, in quanto sia difficile immaginare che la straordinaria efficienza d’intelligence e forze di difesa israeliane possa lasciar cogliere queste di sorpresa e che le barriere al confine, corredate di evolute applicazioni tecnologiche, possano essere perforate da azioni come quella delle milizie di Hamas. E come per l’11 Settembre, vi sono filoni alternativi che offrono un racconto più coerente con i fatti; in particolare una brillante indagine svolta dai giornalisti d’inchiesta Franco Fracassi e Paola Pentimella Testa, racchiusa nel libro 7 OTTOBRE L’INGANNO, ha rivelato come il 7 Ottobre sia stato pensato e progettato dalla stessa regia dell’11 Settembre. Una regia che vede coinvolta all’apice una rete di super logge massoniche sovranazionali, in cui interagiscono soggetti del mondo massonico anglosassone, ebraico (B’nai b’rith con sede a Washington) e musulmano (Naqshbandyyia con sede ad Istanbul), impegnata in un progetto che nel primo decennio del secolo attuale, ridisegna l’assetto geopolitico di un’ampia regione strategica per le fonti di energia fossili (dal Nord della Russia, passando per il Caucaso ed il Medio Oriente, arrivando fino al corno d’Africa), in funzione contrastante l’asse sino-russo-iraniano, che in quegli anni già prendeva forma, aprendo ad una prospettiva mondiale multipolare.
Una regia che collega con un filo rosso l’11 Settembre ed il 7 Ottobre, passando per la guerra ucraino-russa; tutte tappe di un unico progetto complessivo, generato da un modello di potere che sconvolge una rappresentazione superficiale, evidenziando qualcosa che per quanto difficile da intuire, ad un approfondimento di sguardo si consegna coerente con i fatti storici. Un modello dove in cabina di regia vi è l’interazione di super logge, in cui s’incontrano attori importanti della storia (nella B’nai b’rith troviamo Benjamin Netanyahu e Vladimir Zelensky, nella Naqshbanddyia ci sono esponenti di Hamas, di Al-Qua ’ ida, dell’Isis ed Erdogan), che utilizza istituzioni pubbliche e private (Stati, intelligence, eserciti, organizzazioni politiche, banche, comparti industriali ecc.) per implementare il disegno progettuale, in un gioco complesso a somma positiva (per usare un’espressione della teoria dei giochi), nel quale ogni partecipante ha la prospettiva di un guadagno.
Seguire la traccia del filo rosso che lega l’11 Settembre al 7 Ottobre significa discostarsi dal velo opaco ed incoerente con i fatti delle versioni ufficiali, per affacciarsi ad una visuale profonda e penetrante nella comprensione degli eventi, guadagnando la possibilità di cogliere le relazioni fra questi, che danno senso e significato al fluire della storia.
