La guerra di Putin

Trump, il cambio di strategia (“Carota e Bastone”)

​Fino allo scorso anno, la posizione ufficiale di Donald Trump prevedeva che non si sarebbe concluso alcun accordo commerciale o economico con la Russia fino alla completa cessazione delle ostilità in Ucraina.

​Tuttavia, con la fase di stallo sulle trattative territoriali (in particolare sul controllo del Donbas), gli inviati speciali della Casa Bianca — tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner — stanno esplorando opzioni alternative. L’idea è quella di offrire incentivi economici anticipati per convincere il Cremlino e i falchi anti-americani vicini a Vladimir Putin che gli Stati Uniti fanno sul serio nel voler rifondare le relazioni bilaterali.
​Settori e progetti commerciali in discussion

 

​Tra le aree d’affari avanzate dalla parte russa o oggetto di valutazione da parte americana rientrano:
​Settore energetico e Gas: La ripresa di partnership di investimento tra colossi americani e russi (inclusa la ripresa di accordi commerciali sul gas naturale).
​Terre rare e alluminio:

Collaborazioni sulle materie prime critiche e progetti di joint venture nelle regioni artiche.
​Presenza commerciale: Il potenziale rientro sul mercato russo delle aziende statunitensi che avevano abbandonato il Paese all’inizio del conflitto.

Tensioni interne e contrarietà del Con

gresso

​Questa linea più morbida della Casa Bianca contrasta nettamente con la posizione del Congresso degli Stati Uniti e degli alleati europei e ucraini:
​Nuove sanzioni approvate dal Congresso:

 

Proprio il 16 settembre, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il pacchetto di sanzioni ribattezzato “Sanctioning Russia and Iran Act of 2026” (promosso inizialmente dal senatore Lindsey Graham).

 

Tale provvedimento inasprisce le restrizioni sul settore energetico e navale russo e autorizza il Presidente a imporre dazi fino al 100% contro i paesi terzi (come India e Cina) che acquistano idrocarburi da Mosca.

​Il parere dei critici: Diversi funzionari a Washington ed esponenti diplomatici alleati avvertono che concedere benefici economici a Mosca prima del ritiro delle truppe o prima di un accordo di pace solido rischia di privare gli Stati Uniti di una fondamentale leva negoziale, senza garantire concessioni da parte russa sul piano militare.

GiElle

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