di Balthazar
Mentre le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz soffocano uno dei principali snodi energetici del pianeta e riducono drasticamente i flussi dal Golfo Persico, la Cina muove le sue pedine con fredda precisione strategica.
Il dato sui volumi di greggio in ingresso da Mosca segna un balzo su base annua nell’ordine del 40%, toccando cifre record. Non si tratta solo di una manovra di approvvigionamento temporanea basata su prezzi d’acquisto scontati, ma dell’ennesima dimostrazione di come Pechino stia ridisegnando la mappa energetica e geopolitica dell’Asia orientale.
La sponda russa e la strategia del “Bypass Hormuz”
Con lo Stretto di Hormuz sotto pressione, l’esposizione alle rotte marittime vulnerabili è diventata il tallone d’Achille di molte economie asiatiche. La Cina, tuttavia, gode di un vantaggio strutturale unico rispetto ai vicini: una continuità territoriale diretta con la Russia e infrastrutture dedicate come l’oleodotto ESPO (Eastern Siberia–Pacific Ocean), oltre a rotte marittime protette nel Pacifico settentrionale.
Incanalando volumi crescenti di greggio russo via terra e tramite porti orientali sicuri, Pechino riesce a coprire il proprio fabbisogno riducendo al minimo la dipendenza dal Medio Oriente.
Questa riorganizzazione delle forniture mitiga l’impatto dei picchi dei prezzi globali sul sistema industriale cinese e trasforma Mosca nel pilastro primario della sicurezza energetica di Pechino.
Quale ruolo gioca la Cina per Giappone e Corea del Sud?
Se la Cina rafforza la propria blindatura energetica, per Tokyo e Seul il quadro appare decisamente più complesso.
Giappone e Corea del Sud sono Paesi privi di risorse fossili significative, legati alle sanzioni occidentali contro la Russia e fortemente dipendenti dal petrolio e dal GNL trasmessi attraverso le rotte del Medio Oriente. In questo scenario, la Cina assume una duplice e ambivalente rilevanza energetica per i suoi vicini asiatici:
Il cuscinetto per l’offerte globale: Assorbendo enormi quote di petrolio russo (oltre a volumi scontati da altri Paesi sanzionati), la Cina allenta la pressione e la competizione diretta sul mercato spot globale del greggio “non sanzionato”.
In termini indiretti, questo riduce il rischio di uno shock d’offerta letale per Giappone e Corea del Sud, consentendo loro di continuare ad approvvigionarsi da Paesi produttori alternativi come gli Stati Uniti, la Norvegia o l’Africa occidentale.
Centralità nella filiera della Transizione Ecologica: La vera dipendenza di Tokyo e Seul nei confronti di Pechino risiede sul fronte tecnologico e dei materiali. Di fronte alla crisi dei combustibili fossili, Giappone e Corea del Sud cercano di accelerare la transizione rinnovabile e l’elettrificazione.
Tuttavia, la Cina detiene un quasi-monopolio sul raffinamento dei minerali critici (litio, cobalto, terre rare) e sulla produzione di celle per batterie e pannelli solari. Di fatto, se Seul o Tokyo vogliono slegarsi dalla morsa del petrolio mediorientale, devono passare attraverso le catene di fornitura cinesi.
Polo di riesportazione dei raffinati: Le raffinerie indipendenti cinesi (teapots) trasformano il greggio economico russo in prodotti raffinati (diesel, cherosene, benzina). Attraverso intermediari o triangolazioni commerciali nel Sud-est asiatico, parte di questi derivati finisce per sostenere l’equilibrio dei mercati dell’intera regione, compresi i mercati indiretti dei Paesi alleati degli USA.
Un nuovo ordine energetico in Asia
La crisi di Hormuz sta accelerando la spaccatura dell’Asia in due blocchi energetici. Da un lato vi è la Cina, che sfrutta la sua profondità strategica, i rapporti d’intesa con Mosca e la sua posizione di hub manifatturiero per proteggere i propri costi di produzione.
Dall’altro, Corea del Sud e Giappone, intrappolati tra la necessità geopolitica di rispettare le sanzioni e la vulnerabilità strutturale alle rotte navali tradizionali. In questo nuovo scenario, la Cina non si limita più a essere il più grande importatore mondiale d’energia: è diventata il baricentro attorno a cui ruotano gli equilibri di stabilità dell’intera regione asiatica.
