“Se è confermata l’idea che i ragazzi nella macchina erano youtuber e si trovavano all’interno di una challenge, ancora una volta ritengo che andrebbero selezionati i contenuti di queste sfide, perchè da una parte possono generare una tragedia che fa stringere il cuore, dall’altra possono causare imitazione. E questo è il grande rischio”. Così, all’agenzia Dire, lo psichiatra, psicoterapeuta e responsabile del Centro per la Psicopatologia da web del Policlinico Gemelli di Roma, Federico Tonioni, interviene sulla tragedia avvenuta a Casal Palocco, dove quattro youtuber hanno causato un gravissimo incidente stradale, provocando la morte di Manuel, un bambino di cinque anni. I ragazzi, a quanto ricostruito, stavano guidando per fare una sfida del tipo “50 ore no stop di guida”. “Non c’è dubbio- prosegue- che i contenuti di certe challenge andrebbero proibiti. Mi riferisco, ad esempio, a quando si fa a gara a chi trattiene di più il respiro e, nel caso di Casal Palocco, a quando si guida la macchina per moltissime ore consecutivamente, senza mai fermarsi. Questo non fa bene agli youtuber, ma soprattutto, al di là della tragedia immane che si è consumata, non fa bene a tutti i ragazzi che possono poi imitare comportamenti di questo tipo, correndo loro stessi dei rischi e facendoli correre agli altri”. Tonioni precisa che non tutti i giovani sono a rischio imitazione, ma ne scatta un identikit. “Sono quelli che, paradossalmente, hanno una bassa stima di se stessi o quanti vogliono assolutamente mantenere un ruolo di popolarità o desiderano scalare le posizioni nell’immaginario giovanile, fino a diventare sempre più popolari. Credo, però, che anche in questi casi si nasconda un difetto di autostima”. Lo psichiatra e psicoterapeuta coglie poi l’occasione per rivolgersi a tutti i genitori. “L’autostima dei bambini non viene in assoluto dalle performance scolastiche o sportive, ma dall’esperienza di sentirsi amati da una mamma o da un papà quando questi deludono le loro aspettative. L’autostima ha a che fare con l’amore, non la competenza”.Il responsabile del Centro per la Psicopatologia da web del Policlinico Gemelli di Roma si sofferma poi su cosa spinga un ragazzo di 20 anni a mettersi alla guida di una vettura e a correre un rischio simile. Un rischio che si è tramutato in tragedia. “Innanzitutto la popolarità, poi il guadagno, perchè con l’aumentare dei followers aumentano le possibilità di avere pubblicità. Non c’è dubbio che uno youtuber che funziona raggiunge una autonomia esistenziale ed economica prima degli altri. Ovviamente questo non corrisponde di solito a una maturità a livello di identità”. Da qui la proposta dell’esperto. “Dovremmo essere noi, tra i tanti controlli che facciamo, a provare a porre un limite anche ai contenuti di certe challenge. Perchè se non succede una disgrazia una volta, accade poi quella successiva. Controllare e vietare determinati contenuti non significa che la rete non sia libera, perchè se il concetto di libertà diventa autolesivo per qualcuno, ecco che va messo in discussione”.
Intanto sono 600mila i followers dei quattro giovani che hanno causato il decesso del piccolo Manuel. “Di solito si tratta di preadolescenti, anche se queste cose sono in continuo movimento. È evidente che vi siano rischi di emulazione”. I giovani youtuber hanno puntato proprio ai followers, al raggiungimento della popolarità. “Più la cosa è rischiosa, più attrae i ragazzi– sottolinea l’esperto-. E questo avviene in una età in cui la tendenza a trasgredire è sempre presente. Questo, però, fa parte dell’adolescenza, non di internet”.
Federico Tonioni parla poi della proposta di proibire l’uso dei social ai minori di 13 anni. “Ho molti dubbi su una operazione di questo tipo- spiega- perchè ritengo che la distanza più sana per i ragazzi sia la fiducia, mai il controllo. Il contenimento, però, è un’altra cosa, ovvero lo stare attenti esattamente come lo siamo, ad esempio, con i ragazzi che bevono troppo con leggi ad hoc. Lo sappiamo che poi queste leggi vengono aggirate, ma nel caso dei contenuti delle challenge non viene fatto nemmeno un tentativo”. Come porre un freno a tutto questo? “Si tratta di cose che si muovono troppo velocemente e che hanno a che fare con gli interessi delle multinazionali: ci vorrebbe proprio una legge ad hoc in Italia che in qualche modo ‘castri’ i contenuti delle challenge. Una legge- conclude- che sottoponga il contenuto della sfida a qualcuno di buon senso, in grado di modificarlo e di far comprendere allo stesso youtuber il rischio che si corre, con l’eventuale possibilità di bloccare la challenge. Mi rendo conto, però, che realizzare tutto questo è molto difficile”.
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