Economia e Lavoro

  A febbraio l’inflazione nell’Eurozona è scesa meno del previsto

 

L’inflazione dell’Eurozona a febbraio è scesa meno del previstoaumentando la probabilità che la Banca Centrale Europea attenda fino all’estate prima di iniziare a tagliare i tassi di interesse.

L’inflazione è scesa al 2,6% dal 2,8% di gennaio, secondo i dati preliminari forniti ieri venerdì primo marzo da Eurostat venerdì, mentre gli analisti si attendevano un calo al 2,5%.

 

Le più recenti rilevazioni mostrano  anche che persistono le pressioni sui prezzi  nonostante i timidi segnali di miglioramento. Escludendo elementi più volatili come cibo, alcol, tabacco ed energia, l’inflazione è rallentata al 3,1% dal 3,3% di gennaio, ma anche questo risulta alla previsione del 2,9%.

 

Questi dati rafforzeranno l’opinione di coloro che nella BCE affermano  hanno che è troppo presto per avviare un taglio, sia pur minimo, dei tassi di interesse. Questa settimana il governatore della Banca centrale austriaca Robert Holzmannha dichiarato alla pubblicazione POLITICO.EU, che probabilmente nessuna discussione del genere sarebbe avvenuta prima di giugno.

 

La crescita dei prezzi dei servizi, dove le pressioni salariali sono in genere più facili da individuare, è rallentata marginalmente al 3,9%, confermando i dati precedenti di alcuni dei più grandi Stati membri della UE.

 

Secondo gli esperti sono proprio questi prezzi “vischiosi”sono i  responsabili di metà dell’inflazionecomplessiva, determinando una situazione “irregolare” per tutta la prima parte del 2024, che ritarderà un ritorno alla stabilità.

 

Anche le trattative salarialie i loro effetti sui prezzi sono un fattore chiave, con i lavoratori che cercano di recuperare il potere d’acquisto perduto dopo due anni in cui i salari non sono riusciti a tenere il passo con i prezzi.

 

I principali responsabili politici della UE puntano sull’andamento dei salari,sperando in una moderazione degli aumenti e  che le aziende stiano assorbendo l’aumento dei costi del lavoro nei loro margini di profitto, piuttosto che trasferirli sui consumatori.

 

I dati sull’occupazione dell’Eurozona, mostrano cheil mercato del lavoro è ancora sano con il tasso di disoccupazione de-stagionalizzato  sceso al minimo storicodel 6,4% a gennaio, dal 6,5 di dicembre e dal 6,6% di un anno fa.

 

Mentre il mercato del lavoro mostra resilienza di fronte al più rapido aumento mai registrato degli oneri finanziari, l’economia è rimasta stagnanteda quando la BCE ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse nel luglio 2022.

 

L’Eurozona ha quasi evitato la recessione alla fine dello scorso anno, ma i trimestri positivi, caratterizzati da una crescita scarsa o nulla, fanno temere  che l’elevato costo del denaro possa ostacolare qualsiasi accenno di ripresa.

 

Venerdì, i dati della rilevazione  di S&P Globalindicano che il settore manifatturiero dell’Eurozona era ancora in contrazione a febbraio, ma che avrebbe ha toccato il fondo verso la fine dello scorso anno.

 

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