di Riccardo Bizzarri (*)
A un passo dall’entrata in vigore della “Rottamazione-quinquies”, lo strumento pensato per restituire respiro a cittadini e imprese in affanno, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sembra invece aver imboccato la strada opposta: quella della pressione anticipata, intensa e per molti aspetti ingiustificata.
È quanto denunciato dall’Unione Tributaristi Italiani e dal Codacons, che parlano apertamente di condotta inaccettabile e attività persecutorie nei confronti dei contribuenti in difficoltà.
La questione non è marginale: nei giorni immediatamente precedenti una misura di pacificazione fiscale, ADER sta inviando comunicazioni che paventano imminenti azioni di esecuzione forzata, pignoramenti, fermi, ipoteche anche su atti che, con alta probabilità, ricadranno nel perimetro della nuova rottamazione.
Una tempestività tanto sospetta quanto inopportuna.
E’ da escludere che ADER commetta il reato di estorsione ma siamo alla soglia dell’intimidazione
Quello che si denuncia è un fenomeno differente ma non meno preoccupante: una pressione istituzionale tale da avvicinarsi, per modalità e tempi, a un meccanismo di intimidazione.
Gli avvisi recapitati in questi giorni hanno infatti un evidente effetto psicologico: far credere al contribuente che, se non paga immediatamente, subirà azioni coercitive, azioni che potrebbero risultare inutili o evitabili con l’imminente Rottamazione-quinquies.
UNITI e CODACONS ricordano che questo modo di procedere appare in frizione con i principi di lealtà e buona fede sanciti dallo Statuto del Contribuente.
Il Presidente dei Tributaristi, Simone Germani, lo definisce senza mezzi termini “inaccettabile”, mentre il Codacons parla apertamente di condotta “persecutoria” nei confronti di chi non ha pagato per vere difficoltà economiche, non certo per malafede.
Quando un ente pubblico, forte del suo potere, invia comunicazioni minacciose prima che il legislatore vari una norma di sollievo, la domanda sorge spontanea: si tratta di legittimo esercizio della riscossione o di una pressione indebita che rischia di produrre effetti analoghi a una costrizione?
È paradossale che lo stesso Stato che, tramite il Governo, promuove una misura di “pace fiscale”, attraverso ADER continui a premere sull’acceleratore della riscossione coatta.
La “mano destra” promette tregua mentre la “mano sinistra” brandisce la minaccia del pignoramento.
Questa incoerenza rischia di trasformarsi in un vulnus istituzionale: i contribuenti, già fragili, non sanno più se fidarsi dello Stato che annuncia una sanatoria o dell’ente che, per contro, accelera come se non ci fosse alcun provvedimento in arrivo.
Le associazioni denunciano non solo il rischio di danni economici, ma anche un danno psicologico: famiglie e imprese costrette a versare somme che tra poche settimane potrebbero essere oggetto di riduzione, ricalcolo o stralcio parziale.
È legittimo, allora, chiedersi: può un’istituzione pubblica, conoscendo l’arrivo imminente di una norma più favorevole, esercitare una pressione tale da indurre il contribuente a pagare comunque, “per paura”?
È un comportamento conforme ai principi del buon andamento della Pubblica Amministrazione?
Le richieste di UNITI e CODACONS: fermarsi, subito
Le due associazioni chiedono al Governo due interventi urgenti e ragionevoli:
- Sospendere immediatamente tutte le attività di riscossione coatta relative agli atti che saranno coinvolti nella Rottamazione-quinquies.
- Riformare il sistema comunicativo di ADER, affinché rispetti davvero lo Statuto del Contribuente e smetta di utilizzare toni allarmistici o anticipatori.
Sono richieste di puro buon senso: nessuno chiede di cancellare il debito, ma semplicemente di evitare che la macchina della riscossione infligga ulteriori danni in un momento in cui la legge sta per intervenire in senso opposto.
La fiducia fiscale passa anche dalla misura
A un mese dalla nuova rottamazione, le strategie comunicative di ADER rischiano di minare la fiducia tra cittadino e istituzione.
E se la fiducia crolla, si apre un terreno scivoloso, dove la riscossione più che un atto amministrativo appare come una pressione indebita, e dove anche chi deve pagare finisce per sentirsi non un contribuente, ma un bersaglio.
ADER non può permettersi questo scivolamento.
Non lo può per legge, non lo può per etica, non lo può per rispetto delle persone che, pur in difficoltà, restano parte della comunità fiscale del Paese.
(*) Giornalista
