Esteri

Afghanistan, tornano le amputazioni e le esecuzioni talebane

In this picture dated April 27, 2008 Pakistani Taliban escort a kidnapper (C) as they arrive for his execution at the Rahim Kor village near the Mammad agency, some 60 kilometers from Peshawar. Pakistani Taliban militants publicly executed an alleged criminal involved in kidnappings for ransom in a tribal area bordering Afghanistan. Islamic militants in the lawless tribal region have launched a campaign against crimes in the deeply conservative region reminiscent of Afghanistan's Taliban movement, which was in government in Kabul from 1996-2001. AFP PHOTO/ Tariq MAHMOOD (Photo credit should read TARIQ MAHMOOD/AFP via Getty Images)

Esecuzioni e amputazioni per i ladri saranno presto all’ordine del giorno nell’Afghanistan controllato dai talebani. Lo ha annunciato uno dei fondatori del movimento islamista, Noorduddine Turabi, che fu il famigerato ministro per la Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio durante la prima esperienza di governo dei talebani negli anni Novanta. “Il taglio delle mani è estremamente necessario per la sicurezza”, ha detto Turabi in un’intervista al’Ap ripresa dal Washington Post, aggiungendo che i nuovi padroni dell’Afghanistan stanno decidendo se eseguire queste punizioni in pubblico come facevano una volta, spesso davanti a folle negli stadi. “Nessuno ci dirà quali devono essere le nostre leggi”, ha detto l’ex ministro, che ora dirige le carceri. Nel corso dell’intervista, rilasciata a una giornalista, Turabi – che ha perso un occhio e una gamba nella guerra con i sovietici e che come altri ministri è sotto sanzioni Usa – ha spiegato che il nuovo governo talebano permetterà l’uso di tv, cellulari e media. “Questa è la necessità della gente e siamo seri su ciò – ha concluso – Ora sappiamo che invece di raggiungere solo centinaia di persone, possiamo raggiungere milioni”. Intanto, in un’intervista a Sputnik, il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, indicato come vice ministro dell’Informazione del “governo provvisorio”, ha affermato che “gli Stati Uniti hanno lanciato più di un attacco equivoco che ha portato alla morte di civili, distrutto strutture sanitarie e provocato danni a case e moschee. Chiederemo risarcimenti”. Mujahid ha ricordato la morte di dieci civili, compresi sette bambini, in un raid americano durante gli ultimi giorni di evacuazioni da Kabul, prima del ritiro delle forze Usa e Nato. Il generale Kenneth McKenzie, a capo del Comando centrale Usa, ha riconosciuto che il raid era “stato deciso in base alla convinzione che avrebbe impedito una minaccia imminente contro le nostre forze e le persone che cercavano di essere evacuate attraverso l’aeroporto ma è stato un errore”.

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