In Esposizione fino al 12 aprile 2026, per la prima volta e per un pubblico internazionale,
in esposizione ai Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori “natiche civiltà del Terkmenistan”. Una collezione di opere provenienti dalla Margiana protostorica e dall’antica Partia.
Inaugurata sabato scorso dal sindaco Roberto Gualtieri e dal Presidente del Turkmenistan, Serdar Berdimuhamedov, è una occasione unica per ammirare alcuni preziosi capolavori mai esposti fuori dal Turkmenistan, come le teste di sovrani o guerrieri in argilla cruda e i rhyta in avorio riccamente decorati
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, la mostra è realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura del Turkmenistan, l’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, il CRAST (Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia) e l’Università degli Studi di Torino. A cura di Claudio Parisi Presicce, Barbara Cerasetti, Carlo Lippolis, Mukhametdurdy Mamedov. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura.
Il Turkmenistan è un Paese ricco di significati storici e archeologici dell’Asia Centrale. Grazie alla sua posizione strategica tra la Mesopotamia, l’altopiano iranico e la Valle dell’Indo, fin dal III-II millennio a.C. E ha rappresentato uno snodo lungo le principali rotte commerciali che collegavano Oriente e Occidente. Questi scambi non riguardavano solo il trasporto di beni di prestigio, ma anche la circolazione di idee e conoscenze tecniche.
In mostra oltre 150 capolavori archeologici provenienti dalla Margiana protostorica (III–II millennio a.C.) — corrispondente all’odierno delta interno del fiume Murghab nel sud-est del Turkmenistan — e dall’antica Partia, in particolare dal sito di Nisa (II secolo a.C. – I secolo d.C.), un importante centro urbano e religioso situato ai piedi della catena montuosa del Kopet-dagh nel Turkmenistan centro-meridionale.
I visitatori visitatori possono ammirare alcuni preziosi capolavori mai esposti fuori dal Turkmenistan, come le collane in oro e pietre semipreziose da Gonur (III-II millennio a.C.), i ritratti in argilla cruda di sovrani e guerrieri, e i rhyta (corni per bere e per versare) in avorio riccamente decorati (II secolo a.C. – I secolo d.C.) da Nisa.
La prima sezione La prima sezione è dedicata alla Margiana dell’età del Bronzo, che interessò gran parte dell’Asia Centrale durante il III e il II millennio a.C. I villaggi erano dotati di complessi sistemi d’irrigazione, che garantivano raccolti abbondanti in un ambiente sempre più arido. La popolazione abitava in strutture in argilla cruda e le imponenti architetture palaziali, come quelle di Gonur e Togolok.
. La vita quotidiana ruotava attorno all’agricoltura, alla pastorizia e alla pesca lungo i canali e la dieta comprendeva cereali e legumi, latte, formaggi e carne oggetti in metallo, delle prime leghe di rame e arsenico fino ai raffinati oggetti in bronzo, oro e argento.
In questo periodo, una comune base politica, economica, sociale e culturale unificava questi territori, da cui scaturì una cultura raffinata. Storicamente rilevante.
In esposizione reperti eccezionali, tra cui le figurine in terracotta che rappresentano il mondo spirituale degli antichi allevatori e agricoltori della regione, nei sigilli battriano-margiani, sono presenti animali fantastici, eroi possenti e semidei accompagnano l’individuo nella vita e nella morte. Tra le figure antropomorfe, divinità sedute su troni o animali; la “Signora degli Animali”, donna alata che domina rapaci o felini; eroi che afferrano o combattono serpenti e draghi.
L’arte orafa dei gioielli della Margiana si caratterizza per la semplicità e la raffinatezza, nei beni di Prestigio, quali sontuosi corredi, legittimavano la detenzione del potere: asce e scettri cerimoniali, gioielli in oro e pietre semipreziose, oggetti per la cura del corpo. Materiali esotici come lapislazzuli, turchese e conchiglie erano frutto di intensi scambi commerciali con l’Iran, l’Afghanistan, la Valle dell’Indo e il Golfo Persico.
La seconda sezione ripercorre l’antica storia turkmena del Regno, poi divenuto Impero, dei Parti (o Arsacidi, dal nome del loro capostipite). I capolavori qui esposti provengono da Nisa-Mithradatkert, un complesso monumentale e santuario dinastico dedicato ai re arsacidi che formarono stati (i Parti), formidabili rivale di Roma.
Sono esposti, per la prima volta fuori dal Turkmenistan, i rhyta (corni per versare riccamente decorati) da Nisa, che costituiscono un ritrovamento unico per la produzione artistica del periodo partico e rappresentano capolavori dell’arte dell’intaglio su avorio.
Da Nisa provengono anche sculture in argilla cruda e in marmo, le prime raffiguranti guerrieri, eroi e antenati della famiglia arsacide; realizzate a mano in parti distinte e poi assemblate prima di stendere la pittura. Le due statue femminili più note rappreentano una figura divina arcaicizzante con vesti tipicamente greche e la statua di un’altra divinità interpretasta come una Afrodite al bagno.
Il periodo “filellenico” “filellenismo” dell’arte di corte arsacide è rappresentato da alcune statuette in metallo destinate ad ornare recipienti o suppellettili come l’Erote vendemmiante, la sfinge, la sirena e l’Atena, realizzate in argento impreziosito da dorature.
La mostra propone anche contenuti multimediali: oltre a pannelli esplicativi e video (inclusi ricostruzioni 3D), ai visitatori viene offerta una ricostruzione immersiva e scientificamente documentata del sito di Nisa Vecchia com’è oggi, attraverso un’installazione centrale di video mapping proiettata su un modello in scala, basata su una scansione 3D effettuata nel 2024 da parte del Politecnico di Torino.
G.L.
