di Viola Scipioni
La vicenda Osama Almastri (nella foto) continua a scuotere il governo italiano, alimentando scontri infuocati tra maggioranza e opposizione. Il caso del generale libico, accusato di crimini contro l’umanità e rimpatriato in tutta fretta, ha portato il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e quello dell’Interno, Matteo Piantedosi, a fornire spiegazioni davanti al Parlamento. Le loro dichiarazioni, tuttavia, non hanno fatto altro che alimentare ulteriori polemiche e accuse di incoerenza.
Nordio ha puntato il dito contro la Corte Penale Internazionale, accusandola di aver prodotto un mandato d’arresto «irrazionale e contradditorio» e difendendo la scelta del governo italiano: «non siamo passacarte della Corte dell’Aia». Piantedosi, dal canto suo, ha giustificato l’espulsione di Almastri con «l’esigenza di salvaguardia della sicurezza dello Stato», escludendo che il generale libico fosse stato in qualche modo un interlocutore privilegiato dell’esecutivo italiano. Le opposizioni, tuttavia, hanno rifiutato tali spiegazioni, denunciando un grave danno d’immagine per il Paese e una scelta politica dettata da pressioni esterne piuttosto che da criteri giuridici.
Antonio Tajani, Ministro degli Esteri e Vicepremier, ha invece mantenuto un profilo più defilato, evitando di esporsi direttamente sulla questione. La sua assenza durante le comunicazioni di Nordio e Piantedosi in Parlamento non è passata inosservata, suscitando interrogativi sulle reali posizioni di Forza Italia all’interno della coalizione di governo. Alcuni esponenti dell’opposizione hanno sottolineato come Tajani abbia evitato di prendere una posizione netta sul caso, preferendo affidarsi alle dichiarazioni dei colleghi. Un atteggiamento che, secondo alcuni, evidenzierebbe un malessere all’interno della maggioranza.
Nel frattempo, il fronte dell’opposizione è compatto nella richiesta di chiarimenti più approfonditi. Elly Schlein ha definito Nordio «l’avvocato difensore di un torturatore», mentre Giuseppe Conte ha rincarato la dose: «non è l’avvocato difensore, peggio, è il giudice assolutorio». Anche Matteo Renzi ha affondato il colpo, ironizzando sulle giustificazioni del governo: «Meloni non è una lady di ferro, ma l’omino di burro che porta gli scolari nel Paese dei Balocchi».
La vicenda Almastri si conferma quindi un terremoto politico destinato a lasciare strascichi duraturi. Mentre Nordio e Piantedosi si affannano a difendere l’operato del governo, Tajani mantiene un prudente silenzio. Un atteggiamento che potrebbe essere interpretato come strategico, ma che rischia di renderlo spettatore passivo di una crisi che continua ad incrinare l’immagine dell’esecutivo.
