“Il tema dell’aumento dei costi energetici legati alle tensioni internazionali e alla guerra nel Golfo Persico non riguarda soltanto l’economia o il potere d’acquisto delle famiglie. Ha conseguenze dirette anche sulla salute pubblica e sulla tenuta complessiva del nostro Servizio Sanitario Nazionale”. Lo afferma in una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International. “Gli ospedali sono strutture estremamente energivore: pensiamo alle terapie intensive, alle sale operatorie, ai sistemi diagnostici ad alta tecnologia, alla climatizzazione, alla conservazione dei farmaci, ai laboratori analisi. Ogni incremento significativo dei costi di luce e gas si traduce inevitabilmente in una maggiore pressione sui bilanci sanitari regionali e nazionali. In parallelo, le famiglie si trovano a dover scegliere sempre più spesso tra spese essenziali: bollette, alimentazione, farmaci, visite mediche. Il rischio principale, se il conflitto dovesse protrarsi nei prossimi mesi o addirittura anni, non sarebbe un collasso improvviso del Servizio Sanitario Nazionale, ma un suo progressivo indebolimento strutturale. È un processo meno visibile ma potenzialmente molto pericoloso. Aumentano le liste d’attesa, cresce il ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo, mentre le fasce più fragili rinunciano alle cure o rimandano controlli e prevenzione”, aggiunge Pregliasco. “La sanità italiana ha già affrontato negli ultimi anni uno stress enorme: prima la pandemia, poi la crisi inflattiva, la carenza di personale sanitario, l’invecchiamento della popolazione e ora anche l’instabilità geopolitica ed energetica. Tutti questi fattori si sommano. E quando cresce la povertà energetica cresce anche il rischio sanitario: anziani che si scaldano meno, famiglie che riducono la qualità dell’alimentazione, aumento del disagio psicologico, peggioramento delle patologie croniche e cardiovascolari. Occorre quindi affrontare il problema in una logica di salute pubblica e non soltanto economica. Servono investimenti strutturali per rendere più efficienti energeticamente ospedali e RSA, ma anche politiche di protezione sociale che impediscano un aumento delle disuguaglianze sanitarie”, aggiunge. “La vera emergenza potrebbe infatti diventare una sanità sempre più a doppia velocità: rapida ed efficiente per chi ha risorse economiche, lenta e difficile per chi vive già condizioni di fragilità. Il SSN resta uno dei pilastri fondamentali del nostro Paese e ha dimostrato una straordinaria capacità di resilienza. Tuttavia, senza adeguati investimenti e senza una visione strategica di lungo periodo, il rischio è quello di una lenta erosione della sua universalità. Ed è proprio questo che oggi dobbiamo evitare”, conclude Pregliasco.
