Esteri

Anche il Presidente argentino Milei nella trappola dei bitcoin

di Fabrizio Pezzani (*)

 

Come si legge nei giornali anche il presidente dell ‘Argentina Milei è caduto nella trappola  luciferina dei bitcoin ; la sua azione di iperliberista si è infranta contro l’eterna illusione del denaro facile ed anche lui come Pinocchio aveva creduto al gatto ed alla volpe sulla favola degli zecchini d’oro è andato ad infrangersi contro un esempio lampante dell’illusione della finanza facile . I bitcoin sono l’esempio dell’avidità umana che non si arrende mai neppure di fronte all’evidenza dei fatti . Sull’avidità hanno prosperato alcuni noti speculatori condannati dai fatti ma sempre inesorabilmente copiati da una realtà che non si arrende mai nemmeno quando finisce nella stupidità ; su questa avidità hanno prosperato prima di cadere nella loro stessa rete tessuta a scapito dei creduloni   tra questi ricordiamo  Charles Ponzi che con il suo schema , schema Ponzi ,prometteva forti guadagni ai primi investitori a discapito dei nuovi investitori a loro volta vittime della truffa ed il gioco stava nel cercare sempre nuovi investitori con promesse illusorie fino a quando il sistema crollava su sé stesso ; nei tempi più recenti lo stesso clamore e lo stesso schema è stato usato da Bernard Madoff condannato con due ergastoli .

Il Bitcoin è a sua volta una trappola che si basa sull’illusione ; il bitcoin  è una valuta virtuale, senza corso legale e, come tale, non riconosciuta né difesa e tutelata da alcuna istituzione pubblica o banca centrale, ma oggetto di transazioni interattive tra soggetti diversi in una “magic and internet bank”. Nonostante questa palese origine virtuale riesce a diventare una trappola della finanza mitologica capace di illudere tutti di una ricchezza facile da realizzare ma assolutamente aleatoria che finirà, come le bolle finanziarie e speculative insegnano, in un dramma annunciato dall’evidenza della storia e dei fatti ma oscurato dall’infinita avidità legata alla sindrome di “Re Mida“. Un dramma annunciato, di cui nessuno, colpevolmente, sembra preoccuparsi di dovere denunciare, a partire dalle istituzioni responsabili degli equilibri sociali ed economici, o quanto meno di mettere in guardia dal rischio della partecipazione a una sorta di roulette russa approntata a danno dei creduloni del “tutto subito e senza fatica“. Come sempre, rimane un enigma la capacità insondabile della psicologia umana di farsi tirare nel dramma da un sottile ed invisibile, nella fattispecie, filo di lana. Ancora una volta sono all’opera i fabbricanti di sogni e di zucchero filato che trovano terreno fertile, in cui gettare l’amo della magia sapientemente contrabbandata da possibile verità; lo stesso termine di criptovaluta contribuisce ad attribuirgli una qualifica esoterica in cui possa essere richiamato il sogno della “pietra filosofale“. Il Bitcoin dimostra ancora una volta il dramma del nostro tempo e le vere origini di una crisi antropologica e non economica o meglio finanziaria come continua, stucchevolmente, ad essere disegnata. La auri sacra fames, come la definisce Virgilio nell’Eneide, viene elevata ad emblema della massima felicità e finisce per illudere l’uomo portandolo ancora una volta di fronte al dramma della vita ed al caos dell’egoismo e dell’avidità senza fine.

Il terreno, in cui il Bitcoin trova ancora spazio, ha le radici nel campo lontano della speculazione, che, nel tempo, ha dato un esclusivo spazio alla tecnica ed alla razionalità, dando ad esse un valore metafisico, che non hanno, a scapito dell’emozionalità, accantonata perché non misurabile. La cultura razionalistica applicata all’economia l’ha, innaturalmente, trasformata da scienza sociale, quale è e quale continua a rimanere, in una scienza esatta. Una modificazione genetica l’ha trasformata da mezzo a fine e fatta finire nell’infinito della finanza “razionale“, priva di ogni fondamento scientifico ma funzionale ad un suo uso di dominio sovranazionale in cui tutti i suoi strumenti di misurazione e persuasione sembrano essere una verità assoluta, quando invece sono totalmente scollegati dal mondo reale. È paradossale l’asimmetria che si è venuta a creare tra la ricerca e l’affermazione della razionalità assoluta dei mercati rispetto all’esplosione dell’emozionalità dell’uomo che, cacciata dalla finestra, rientra prepotentemente dalla porta sulle bolle finanziarie gonfiate dall’immodificabile animo umano .

È sempre l’emozionalità dell’uomo a prevalere sulla sua presunta razionalità, come viene descritto da Galbraith. anche durante la grande depressione nel Great Crash, pubblicato nel 1954, in cui mette in evidenza gli aspetti psicologici sottostanti alla crisi che avevano generato l’illusione della ricchezza ed una straordinaria fuga dalla realtà, a cui invece la finanza avrebbe dovuto sottostare. Gli investimenti in titoli azionari venivano fatti non in rapporto al valore del bene reale che si andava ad acquisire ed ai beni materiali sottostanti, ma unicamente in virtù del margine finanziario derivante dalla speculazione. Infatti, “quel che conta è che domani o la settimana ventura i valori del mercato salgano come ieri o la settimana scorsa per realizzare un profitto“. La speculazione fine a sé stessa si stacca totalmente dal reale per costruire una bolla destinata a scoppiare sulle insane speranze di speculatori accecati dalla loro stessa avidità: il Bitcoin ne è l’esempio lampante .In questo spazio vuoto il Bitcoin (come prima i sub-prime, le dot-com …) troverà la sua nicchia ecologica per svilupparsi a dismisura.

Così, la carta-moneta, senza un controvalore reale, diventa sterile, come la definiva Tommaso D’Aquino, e tutti gli strumenti della finanza (spread, rating, PIL, derivati, banche d’affari …), fondandosi su un valore monetario sistematicamente manipolabile, diventano una sorta di chewingum da tirare dove si vuole. Il mercato finanziario diventa un casinò dove le roulette sono truccate e chi comanda il gioco non è il caso o la razionalità dei mercati ma gli interessi del croupier che decide chi vince e chi perde. Così ogni singolo giorno siamo sommersi da infinite e sterili analisi, utili solo per chi ce le propina, degli andamenti erratici dei mercati, con previsioni sempre più opinabili ed errate, con andamenti azionari che sembrano montagne russe in un gioco di luci ed ombre, di specchi che trasformano la verità in una sorta di magico ed illusorio gioco della finanza. Eppure, incredibilmente, la gente ormai è disposta a credere a tutto, in una sorta di ipnosi passiva che sfocia in una forma di eutanasia culturale.

È chiaro che le responsabilità delle nostre classi dirigenti sono rilevanti, a causa della loro incapacità a mettersi in discussione, reiterando modelli culturali falliti nei fatti. Così, grazie anche alla connivenza ed incompetenza di troppi, il giogo della finanza si trasforma in una garrota mortale che ci trascina verso il default.

Già Keynes, testimone della crisi del 1929, ammoniva in “La fine del laissez-faire “(1931): «Gli speculatori possono non causare alcun male, come le bolle d’aria in un flusso continuo di intraprendenza; ma la situazione è seria quando l’intraprendenza diviene una bolla d’aria in un vortice di speculazione. Quando lo sviluppo del capitale di un paese diventa un sottoprodotto delle attività di una casa da gioco è probabile che vi sia qualcosa che non va bene …. Queste tendenze sono una conseguenza difficilmente evitabile dei mercati di investimento liquidi che con tanto successo noi abbiamo organizzato. Si riconosce generalmente che le case da gioco devono essere nel pubblico interesse inaccessibili e costose e forse lo stesso vale per le borse dei titoli».

In questo magma culturale il Bitcoin diventa l’ennesimo pifferaio magico capace di attirare risparmiatori non tutelati dalle istituzioni che, quanto meno, dovrebbero mettere in guardia dal rischio che corrono. Inoltre, la modalità di transazione non tracciabile ed in forma anonima consente, se viene accettato in contropartita, di essere un veicolo di formidabile efficacia nelle attività di riciclaggio di denaro sporco, realizzato con attività illecite.

Sembra che l’uomo non voglia mai imparare dalla sua storia e sia perennemente condannato al caos per riscoprire quel senso di solidarietà necessario per sostenere una società civile.

 

È necessario riportare la moneta a mezzo e l’uomo al ruolo di fine (e non di mezzo, come è oggi) per ridefinire una gerarchia dei suoi bisogni fondamentali, affinché possa riprendersi la propria vita con la libertà di orientarla secondo propri fini, ideali e speranze.

(*) Professore emerito Università Bocconi

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