“Siamo a Paiporta, a tre chilometri da Valencia. La situazione è disastrosa, le strade sono invase da due metri di fango e la gente che è riuscita a uscire dalle proprie case ora sta andando a Valencia a comprare acqua e cibo, perché qui i negozi sono tutti distrutti e mancano luce, acqua e connessione internet”. La testimonianza per l’agenzia Dire è di Gianluca Mancini, studente romano di 24 anni iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Tor Vergata. “Studio a Valencia con il programma Erasmus– racconta- e stamattina ho deciso di venire a Paiporta, nella provincia, dopo aver ricevuto un messaggio che stava circolando sui gruppi degli studenti universitari, in cui si chiedeva di aiutare. Ci siamo ritrovati in un punto comune e da lì siamo partiti, non in macchina ma a piedi: ci abbiamo messo circa venti minuti”. In chiamata video Mancini, armato di guanti e pala, mostra con il proprio smartphone le immagini che lo circondano: strade invase dal fango, che volontari come lui cercano di spalare, mentre ai bordi delle strade sono ammassate le macchine che la potenza dell’acqua ha spostato, anche una sopra all’altra, spesso a bloccare l’accesso ai portoni degli edifici.
IL BILANCIO
È il risultato delle inondazioni senza precedenti che hanno colpito la costa mediterranea della Spagna, e in particolare la provincia di Valencia e di Castilla-La Mancha. I morti sono saliti a 158. Lo riporta il Centro di coordinamento operativo integrato (Cecopi), chiarendo che ben 155 delle vittime si sono verificate nell’area di Valencia, la più colpita dai disastri. Delle tre morti restanti, una si è verificata in Andalusia e altre due in Castilla-La Mancha. “Il salvataggio e l’identificazione delle vittime continua”, si legge nel comunicato del Centro. In un post su X, il ministro per la Politica dei territori Arcadi Espana Garcia fa sapere che la regione di Valencia sarà proclamata zona catastrofica nel prossimo consiglio dei ministri, e questo consentirà di “assegnare tutte le risorse necessarie” per sostenere la ripresa delle comunità.
L’Agenzia meteorologica nazionale spagnola (Aemet) fa sapere che in certe zone, in otto ore, è caduta la pioggia che normalmente in queste regioni si registra in dodici mesi. E le previsioni indicano nuove forti piogge da sabato, verso Barcellona.
Mancini continua: “Questa strada è stata liberata e ora i volontari consegnano acqua e cibo alle famiglie. A chi è rimasto bloccato in casa, lo fanno arrivare riempiendo secchi che poi vengono issati dai balconi tramite corde. Poco fa hanno spostato la prima macchina che bloccava un portone ed è scattato l’applauso della gente alle finestre”.
LO SCENARIO
Durante la chiamata, passano accanto alcune auto dell’Unità militare d’emergenza: “Stanno portando i cani per individuare i dispersi”, spiega un amico che si trova lì accanto, José De Fez, anche lui munito di stivali di gomma, pala e guanti: “Io vivo qui- racconta- ho una figlia di quindici anni e due gemelle di sei. Per fortuna quando è arrivata l’inondazione eravamo in un’altra casa in centro a Valencia. Io sono tornato perché qui oltre alla casa abbiamo il negozio e il resto”.
L’uomo, fotografo di professione, afferma: “Una cosa del genere non si era mai vista. I contatti con le autorità? Scarsi, per la connessione internet è molto instabile”. Accanto a Mancini e De Fez inizia un via vai di persone munite di trolley o carrelli per la spesa: “Vanno a comprare acqua e cibo a Valencia- riprende lo studente di Roma- perché i supermercati sono inaccessibili”.
“Un quarto d’ora fa- informa Mancini- mi è arrivato sul cellulare un messaggio della protezione civile che allertava le persone della comunità di Valencia a non uscire di casa perché è prevista altra pioggia. Naturalmente, con questo fango e questo disastro, la situazione non può migliorare”.
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