di Fabiana D’Eramo
Non è una novità che fra centrodestra e magistratura non corra buon sangue. Le “reazioni scomposte” del governo e i “toni sopra le righe” dei giudici sono al centro di un botta e risposta che va avanti da settimane, da quando il ministro Salvini ha accusato Iolanda Apostolico, la giudice del tribunale di Catania che ha annullato il fermo in Cpr di quattro migranti, scavalcando il decreto Cutro, di non essere imparziale. Aggravante: l’aver partecipato a una manifestazione contro Salvini. All’attacco della Lega segue la risposta dell’Associazione nazionale dei magistrati. Un documento approvato dalla maggioranza del parlamentino delle toghe accusa il governo di “intimorire i giudici”.
Siamo in uno “stato di agitazione sui temi dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura”, dice l’Anm, ed è necessario convocare un’assemblea generale per discuterne. Discutere non solo degli attacchi alla magistratura in quanto istituzione strutturata e potere indipendente, ma soprattutto della “pesante denigrazione dei singoli magistrati”. Il volto della gip di Catania, infatti, è apparso in un video pubblicato da Salvini, dove la si vedeva partecipare a una manifestazione pro migranti, prova in pixel, secondo il ministro, che disapplicare il decreto del governo voleva essere un atto politico.
L’Anm rileva in questo un “attacco di straordinaria gravità che sposta volutamente l’attenzione dalla discussione sul merito ai comportamenti tenuti al di fuori dell’esercizio delle funzioni da un magistrato”. “Se domani faccio un provvedimento non gradito”, si chiede il presidente Giuseppe Santalucia, “è possibile che ci siano cassetti che conservano anche comportamenti pubblici da utilizzare alla bisogna per costruire una narrazione di un certo tipo intorno al magistrato?”.
Per l’associazione gli attacchi e le reazioni degli esponenti di governo, in particolare quelli della Lega, “investono con grande risonanza mediatica e insistenza la persona, gli affetti e la vita del magistrato”. Senza il minimo confronto con il merito della decisione del giudice, il governo inscena sotto gli occhi dei cittadini italiani una lotta politica tra due poteri che ontologicamente parlando non dovrebbero mai incontrarsi sul piano della partigianeria. Lo scopo è “evidente”, secondo l’associazione: è quello di “intimorire ogni giudice che dovesse assumere un’interpretazione non gradita o allineata ad un certo indirizzo politico”.
Si chiede dunque “alla politica di riflettere sugli effetti di simili operazioni di delegittimazione volta a indebolire la credibilità e indipendenza del potere giudiziario”, e al Garante per la privacy di “adottare tutte le opportune iniziative a tutela dei magistrati oggetto di intrusioni indebite nella loro vita privata”.
Tuttavia, l’approvazione a maggioranza del documento non nasconde la frattura interna all’organo di autogoverno dei giudici. A favore, ventidue voti. A votare contro, gli otto esponenti di Magistratura indipendente, la corrente più vicina al ministro Carlo Nordio. Secondo la corrente di centrosinistra, Area, siamo di fronte a una scelta di campo: si starebbe saldando un asse tra questo gruppo associativo e la maggioranza di governo.
Il documento resta comunque un’aspra denuncia all’esposizione dei magistrati “al dileggio pubblico e a una indecente attività di dossieraggio che ne attinge la sfera più privata”, con dedica implicita alla Lega. La quale, con una replica disinvolta, rivela che il documento lo ha già infilato sotto la gamba più corta della scrivania dell’ufficio di Salvini: “La magistratura si concentri per giudicare con serenità. Proteste e toni sopra le righe dell’Anm non aiutano a ristabilire un clima rispettoso”. Provvedimenti, però, ci saranno. La Lega ci tiene a ricordare che la riforma della giustizia è “urgente”.
