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Arabia Saudita, inutili colloqui sull’Ucraina senza una intesa finale

di Giuliano Longo

I “colloqui di pace” sponsorizzati dall’Arabia Saudita a giudizio di molti analisti, non hanno portato ad alcun risultato tangibile nonostante la presenza dell’Ucraina, ma in assenza del convitato di pietra, la Russia.

L’Ucraina sperava che i paesi più “neutrali” sostenessero la sua posizione di Paese aggredito, ma non hanno ottenuto i risultati sperati, nonostante il grande spettacolo mediatico imbastito dal principe Mohammad bin Salman Al Sa’ud con tanto di cani, cavalli e coreografia esotica. La Russia non è stata invitata e anche se lo fosse stata non si sarebbe presentata e lo si sapeva anche prima dei lavori che hanno coinvolto 40 Paesi che non sono nemmeno riusciti a concordare una dichiarazione finale comune sulla via da seguire per la pace. 

 

L’incontro a Jeddah senza dubbio è stato progettato dagli Stati Uniti per cercare di convincere i paesi BRICS a non sostenere Mosca.  il BRICS comprende  Russia, Brasile, India, Cina e Sud Africa, Brasile, India, Cina e Sudafrica con una serie di altri paesi che richiedono l’adesione fra i quali l’Iran.  Fra questi solo la Cina ha affermato che la conferenza è stata utile con l’augurio di vederne e spera di vederne un’altra in futuro. Atteggiandosi  a mediatore nella disputa Ucraina-Russia, Pechino sta facendo il suo gioco ammorbidire gli Stati Uniti evitando di sottoporla ad altre sanzioni.  sottoporla a pressioni con sanzioni.

L’economia cinese è attualmente in gravi difficoltà mentre sono in corso epurazioni nella sua leadership fra gli epurati il ministro degli Esteri Qin Gang e i vertici  delle sue forze missilistiche .  Tutto ciò suggerisce che Xi Jinping, sia sotto attacco. Se l’economia dovesse continuare a sgretolarsi, e mentre altri investitori stranieri si separassero dalla Cina, nuvole scure potrebbero fluttuare anche sul regime comunista cinese.

Ben prima di Jedda, ma anchedell’invasione russa dell’Ucraina, gli Stati Uniti si sono fermamente opposti a qualsiasi negoziato con la Russia. I tentativi di Francia e Germania, Turchia e Israele sono stati tutti spazzati via dalle obiezioni di Washington a qualsiasi accordo. La politica americana rimane quella  di aiutare l’Ucraina a vincere la guerra contro, mentre gli Stati Uniti hanno fatto del loro meglio per provocare un cambio di regime in Russia. Adesso è chiaro tentativo di rovesciare il governo di Putin  sembra essere fallito, mentre  l’autocrate ha ripreso il pieno controllo della situazione. Nel frattempo, la controffensiva ucraina  nell’est e nel sud del Paese si è rivelata un costoso fallimento, e quel fallimento, a sua volta, ha ripercussioni sulla NATO.

Militarmente langue e sembra logorare più Kiev che Mosca arroccata su linee di difesa difficilmente sormontabili. Uno stallo non previsto dagli strateghi occidentali nonostante l’Alleanza abbia addestrato in casa propria migliaia di uomini  delle migliori brigate ucraine e continui a fornire i più avanzati sistemi e mezzi bellici, non ultimi  i carri armati Leopard e i veicoli da combattimento Bradley che oggi Kiev non vuole esporre al fuoco russo.

Eppure l’offensiva era stata pianificata e organizzata dagli stati Uniti  che hanno fornito, e continuano a fornire, un massiccio supporto di intelligence tattica, che non h consentito a Kiev progressi significativi.

Il “pantano” ucraino potrebbe così evidenziare le attuali difficoltà della Nato che non pare del tutto in grado di difendere il suo fianco orientale e in particolare i paesi baltici, nel caso di un attacco russo.

L’espansione della NATO è sempre stata un rischio sotto il profilo  militare. L’idea didi aggiungere l’Ucraina al portafoglio della NATO e le decine di sanzioni alla Russia hanno forse creato più danno alla UE che non a Mosca. Nè è un esempio eclatante la Gemania (ex locomotiva d’Europa) che ha favorito il suo sistema economico grazie ai bassi costi dell’energia russa che transitava anche al gasdotto Nordstream sabotato, oggi ridotto a un rottame ormai inutilizzabile per parecchi anni.  Oggi si parla della de-industrializzazione della Germania che ha sempre ottenuto la sua sicurezza a buon mercato, lasciando che gli Stati Uniti la garantissero  mentre le aziende tedesche guadagnavano enormi profitti, gli Stati Uniti stanno quasi esaurendo  le loro scorte militari anche per sostenere Berlino. Fra i Paesi dell’Alleanza comincia così ad aleggiare il dubbio che il loro equipaggiamento, sicuramente migliore rispetto a quello russo,  non sia sufficiente per proteggerli in caso di guerra.

Tanto che  in un futuro non troppo lontano, potrebbero rivedere il loro entusiastico sostegno all’Ucraina e all’espansione della NATO ad est, facendo il conto dei miliardi di dollari consumati  in attrezzature militari durante la guerra, magari cercando accordi con Mosca per via traverse. e cercheranno un accordo con i russi. Se Biden può comunque condizionare Scholtz in Germania, o Macron in Francia, esistono tuttavia dei limiti alla sua decisiva influenza, proprio  perché la situazione sui campi di battaglia non sta svolgendosi nettamente a favore di Kiev . Lo sanno anche i suoi generali che forse sperano nel miracolo o nell’arma segreta che non può essere nucleare, nemmeno tattica.

Ovviamente l’Ucraina può provare a mantenere una linea di contatto sul fronte in qualche modo stabile, organizzando piccoli (ma costosi) attacchi, come hanno appena fatto (e fallito) in Robotyne e in altre arre del lungo fronte. La domanda, tuttavia, è: per quanto tempo l’esercito ucraino può continuare a bruciare attrezzature e uomini mentre il Paese  ha perso il 30% dei suoi abitanti fuggiti o emigrati, oppure residenti nei territori controllati dai russi, Crimea compresa.

Un Paese ormai completamente dipendente dagli aiuti occidentali e devastato che un volta entrato nella UE a pieno titolo, rapprenderà un buco nero economico e finanziario per gli europei, altro che opportunità della ricostruzione!

Se i massimi leader militari dell’Ucraina, come il capo di stato maggiore Valerii Zaluzhny, o il capo delle forze di terra, Oleksandr Syrskyi, decidessero di evitare un completo collasso del loro esercito, potrebbero trovare il modo per costringere Zelensky ad abbandonare la  linea dura e negoziare con la Russia.Forse un collasso militare non appare in vista, almeno per ora, ma il gran numero di vittime, le perdite di attrezzature e il calo del morale che viene segnalato dagli stessi media ucraini e dilaga in rete, lasciano l’impressione che il giorno della resa dei conti non sia così lontana.

aggiornamento la Guerra di Putin ore 14.01

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