“La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio. Qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le nostre infrastrutture, comporterà una risposta forte e decisa. Coloro che contribuiscono a tale aggressione, a prescindere dal tipo di supporto fornito, saranno considerati a loro volta obiettivi legittimi”. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Ghalibaf, sicurezza Hormuz dipende da assenza forze americane
“L’equazione di questa guerra è chiara: o tutto o niente! In una regione in cui noi non vendiamo petrolio, nessuno venderà petrolio. Se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro, e la sicurezza dello Stretto dipende dall’assenza delle forze americane. Abbiamo ripetuto più volte che la situazione nello Stretto non tornerà a essere quella di prima della guerra”. Lo scrive su X il capo negoziatore e presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
Pronti a colpire infrastrutture e ponti in tutta la regione
Teheran prenderà in considerazione la possibilità di “colpire infrastrutture e ponti in tutta la regione”, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di distruggere un “ponte o una centrale elettrica” ogni volta che l’Iran prenderà di mira una nave nello Stretto di Hormuz. “Se gli americani prenderanno di mira un ponte o una centrale elettrica iraniana, l’Iran risponderà colpendo infrastrutture e ponti in tutta la regione, compresi gli impianti energetici in cui gli Stati Uniti hanno interessi”, ha dichiarato un alto funzionario di Teheran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim. “Dopo questi ultimi dieci giorni, gli americani dovrebbero ormai essere pienamente convinti che l’Iran colpisce ovunque decida di colpire. Pertanto, qualsiasi azzardo di questo tipo da parte di Trump si concluderà ancora una volta con un suo fiasco”, ha aggiunto il funzionario.
