Le organizzazioni sindacali sono state convocate dal governo giovedì 11 gennaio alle ore 19 per discutere della vertenza ex-Ilva, dopo il no all’aumento di capitale da parte di Arcelor Mittal. Il comportamento di Mittal è molto grave, ora il governo deve mettere in sicurezza l’azienda e il futuro di tutti i lavoratori. Questa la posizione dei sindacati, emersa dopo l’incontro a Palazzo Chigi sul futuro di Acciaierie d’Italia. Nello specifico Mittal si è dichiarata non disponibile a qualsiasi investimento, rifiutando l’aumento di capitale con lo Stato al 66%, dunque anche con ruolo di minoranza. Il prossimo incontro con i sindacati è stato fissato all’11 gennaio. L’esito dell’incontro a Palazzo Chigi, tra la delegazione del governo e i vertici di Invitalia e ArcelorMittal, “conferma quello che Fim, Fiom e Uilm hanno denunciato e per cui hanno mobilitato le lavoratrici e i lavoratori: la necessità di un controllo pubblico e la mancanza di volontà del socio privato di voler investire risorse sul futuro dell’ex Ilva”. Lo affermano i segretari generali di Fim Cisl Roberto Benaglia, Fiom Cgil Michele De Palma e Uilm Uil Rocco Palombella. Le sigle quindi proseguono: “L’indisponibilità di Mittal è gravissima, soprattutto di fronte all’urgente situazione in cui versano oramai i lavoratori e gli stabilimenti, e conferma la volontà di chiudere la storia della siderurgia nel nostro Paese”. Nell’incontro di giovedì prossimo, concludono, “ci aspettiamo dal governo una soluzione che metta in sicurezza tutti i lavoratori, compreso quelli dell’indotto, e garantisca il controllo pubblico, la salvaguardia occupazionale, la salute e la sicurezza, il risanamento ambientale e il rilancio industriale”.
