di Giuliano Longo
In un comunicato, reso noto venerdì scorso dal quotidiano spagnolo “El Confidencial”, la Commissione Federale Marittima di Washington ha avvisato di aver aperto un’indagine preliminare per accertare se Madrid stia creando “condizioni sfavorevoli per il trasporto marittimo commerciale degli Stati Uniti”.
L’agenzia ricorda che le normative nazionali – che permettono a Washington di intervenire al di là del paese di provenienza delle imbarcazioni – le concedono l’opportunità di imporre multe fino a 2,2 milioni di euro per ogni scalo negato e, nei casi più gravi, lo stop all’ingresso nei propri porti delle navi del paese sanzionato.
La nota cita i casi del Maersk Denver e del Maersk Seletar, due portacontainer salpati da New York che avrebbero dovuto fare scalo ad Algeciras (in Andalusia) l’8 e il 14 novembre. Dopo la denuncia di un deputato, il governo spagnolo ha deciso negare l’attracco di obbligando i cargo a fare tappa nel porto marocchino di Tangeri fra le proteste dello stesso Governo di Rabat.
Le due navi, di proprietà del gigante danese Maersk (che nel marzo del 2022 ha sospeso il trasporto dei container in Russia), battevano bandiera statunitense e rientravano nel programma degli USA (Marad), che gestisce una flotta commerciale a disposizione del Dipartimento della Difesa di Washington.
Nel maggio scorso il Ministro degli Esteri di Madrid, José Manuel Albares, affermò che la Spagna avrebbe impedito sistematicamente l’attracco nei propri porti di navi cariche di armi dirette in Israele. Il dirigente socialista spiegò che la scelta di non concedere più alle proprie imprese le licenze per esportare sistemi bellici e munizioni in Israele era dovuta allo “sterminio della popolazione di Gaza” che il 28 maggio dal riconoscimento ufficiale dello “stato di Palestina”.
Se Washington utilizzasse una normativa per punire il governo spagnolo, diverse associazioni, ong e i partiti di sinistra che pure sostengono Pedro Sanchez. chiederebbero misure più stringenti contro Tel Aviv.
Nel febbraio scorso, ad esempio, un rapporto ha rivelato che nell’autunno del 2023 la Spagna aveva esportato nello “stato ebraico” munizioni per un valore di 987.000 euro, ma
il Governo si difende affermando che il blocco delle esportazioni riguarda solo le nuove commesse e non quelle già assegnate.
In ogni caso il Ministero degli Interni spagnolo aveva annullato l’acquisto di Israele per una grossa partita di munizioni destinate alla sua polizia nel 2024.
Inoltre, secondo un’inchiesta del Palestinian Youth Movement e da Progressive International, pubblicata dal quotidiano spagnolo “El Diario”, Madrid avrebbe permesso lo scalo ad Algeciras, oltre che a Cadice, di vari cargo della Maersk che trasportavano 13 mila tonnellate di materiali e armi diretti all’IDF.
Di fatto, denunciano le associazioni pro-palestinesi, nel porto andaluso le imbarcazioni cariche di materiale bellico transitano quasi ogni settimana senza incontrare alcun ostacolo da parte delle autorità iberiche.
Secondo “El Diario”, i cargo della Maersk che operano nell’ambito del Programma di Sicurezza Marittima di Washington e destinati a Israele, sono attesi nei porti del sud della Spagna da qui al prossimo febbraio.
Ma dopo la pubblicazione dell’inchiesta, alcuni funzionari del Ministero degli Esteri spagnolo hanno affermato che non sono stati autorizzati scali di navi con attrezzature militari dirette in Israele e che, «se fossero avvenuti, lo avrebbero fatto senza informare le autorità spagnole e, quindi, sarebbero state azioni fraudolente contro le quali verranno prese misure».
Tuttavia per ovviare a questo escamotage i convogli non dichiarano la reale entità del carico e il governo spagnolo evita di chiederle, mentre le organizzazioni “pro-Palestina” chiedono che le autorità operino ispezioni sistematiche sul carico del naviglio Maersk, sanzionando le navi che trasportano materiali difformi da quelli autorizzati.
Infine, recentemente, ha suscitato polemiche la decisione d governo spagnolo di mantenere in vigore un accordo, siglato nel 2014 tra i servizi segreti di Madrid e dal Ministero della Difesa israeliano, quando la destra di Mariano Rajoy era al potere. Un accordo che sino ad oggi, ha garantito l’assoluta riservatezza sul business delle armi e delle tecnologie belliche tra i due paesi.
Secondo il quotidiano “Público” l’accordo sarebbe a tempo indeterminato e quindi tuttora in vigore, In proposito , il deputato di Sumar Agustín Santos ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri chiedendo quali siano le implicazioni e gli obblighi che esso impone al governo spagnolo. L’unica risposta è stata che «il governo non commenta informazioni provenienti dalla stampa».
