Economia e Lavoro

Arriva Quota 103, ecco chi potrà andare in pensione dal primo gennaio 2023

 

di Flavia Zandonati

Sul fronte pensioni si va verso una riforma ponte per il prossimo anno, nelle prossime settimana arriverà l’ufficialità. Sono previsti requisiti molto precisi e definiti per evitare il ritorno alla Riforma Fornero. Spunta, se non ci saranno ripensamenti prima del varo della manovra, una nuova Quota, con limite molto preciso di età anagrafica, tra i canali di uscita anticipata farà la sua comparsa quello con 62 anni d’età e 41 di contributi. Una sorta di Quota 103 che da Gennaio dovrebbe prendere il posto dell’attuale Quota 102 con cui è possibile accedere al pensionamento avendo maturato 64 anni d’età e 38 di contribuzione. Confermata invece  Opzione donna e Ape Sociale, strumenti di flessibilità pensionistica pensati per le donne con carriere discontinue e per i lavori usuranti. In attesa della presentazione della legge di bilancio, vediamo come si presenta lo schema delle pensioni per il prossimo anno. Sicuramente sarà possibile ricorrere alla pensione di vecchiaia, la soglia di riferimento resta quella dei 67 anni con almeno 20 anni di contribuzione, per alcune categorie di lavoratori che svolgono mansioni particolarmente rischiose è riconosciuta la possibilità di accedere al pensionamento se in possesso di 30 anni di versamenti ovvero a 66 anni e 7 mesi. Dal primo gennaio 2023, per soli 12 mesi, sempre se non ci saranno cambiamenti repentini, l’attuale quota 102 verrà sostituita con la Quota 103, di fatto considerata dal partito della Lega un primo assaggio di Quota 41 ovvero pensionamento con 41 anni di versamenti a prescindere dall’età anagrafica. Il Carroccio nelle prossime settimane cercherà di diminuire da 62 a 61 il limite anagrafico da associare ai 41 anni di contributi per il 2023.  “Quello che stiamo definendo – dice il sottosegretario al Lavoro, Durigon – è un intervento ponte in vista della riforma complessiva della previdenza con cui saranno messi a sistema con nuove soluzioni tutti gli strumenti di flessibilità”. Insomma, per la vera riforma delle pensioni bisogna aspettare il 2024, nei primi mesi del 2023 dovrebbe iniziare il dialogo con le parti sociali per raggiungere questo specifico obiettivo. Come accennato Ape Sociale e Opzione donna sono state riconfermate, anche i sindacati hanno espresso il loro parere favorevole. Nello specifico l’Ape, il cosiddetto anticipo pensionistico è un progetto che consente il prepensionamento a specifici categorie di lavoratori purché abbiano determinati requisiti senza alcun onere economico. In particolare è riconosciuta a favore di coloro che hanno 63 anni di età e abbiano svolto per anni lavori gravosi, oppure che assistono un coniuge con disabilità. Opzione donna invece permette di lasciare il lavoro avendo maturato un’anzianità contributiva pari a o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore a 58anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome. Per la vera rivoluzione sulla riforma pensione bisognerà aspettare il 2024.

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