di Viola Scipioni
Rapidamente, quasi senza resistenza, è finito il regime di Bashar al-Assad in Siria, dopo un mandato più che ventennale. L’ormai l’ex dittatore è volato da Putin in Russia e ora lo scacchiere internazionale comincia a scricchiolare di nuovo.
In Italia, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sono intervenuti in prima linea, soprattutto per via del ruolo ricoperto e del periodo molto delicato nel quale sta entrando la politica internazionale.
«Sulla Siria adesso il primo impegno è la sicurezza dei nostri connazionali, mentre parallelamente dobbiamo capire come operare politicamente, tenendo di vista gli assetti futuri del Paese. Alcuni punti sono però fermi, e su questo anche con il Ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, che ho sentito al telefono, ci siamo trovati d’accordo: integrità del Paese, tutelare la popolazione e salvaguardare le minoranze religiose ed etniche, anche per evitare un collasso migratorio» ha dichiarato Tajani, prendendo con particolare cura l’assetto religioso in virtù della protezione dei cristiani. «Il governo italiano è mobilitato: dal 27 novembre, quando è partita l’azione dei miliziani, abbiamo stretto i contatti con il Nunzio apostolico a Damasco, con i religiosi cristiani presenti nel Paese, con la stessa Santa sede. Quando è stato colpito dai russi il Terra Sancta College dei frati francescani ad Aleppo, ho sentito il Padre custode Patton e poi ho detto alla nostra ambasciatrice a Mosca di chiedere attenzione al Ministero degli Esteri russo. Il nunzio apostolico a Damasco, il cardinale Zenari, riferisce che per il momento i ribelli stanno rispettando le promesse. Ne ho parlato anche con il Ministro turco Fidan, mi ha assicurato il proprio impegno per assicurare perché i ribelli mantengano un comportamento rispettoso». Al momento, quindi, non c’è molto da preoccuparsi, soprattutto perché, proprio in virtù della fuga di Assad e dell’arrivo dei ribelli nella capitale siriana, le campane delle chiese hanno suonato a festa, dimostrando forse come il dittatore aveva, senza ombra di dubbio, creato un regime totalizzante che coinvolgesse letteralmente chiunque. Anche se è comunque comprensibile la reazione e la preoccupazione del Ministro Tajani, che ha sottolineato come «il rischio estremismo e di un ritorno dell’Isis va evitato, come Italia e come Europa siamo in prima linea per favorire il dialogo politico e la transizione. Parliamo con tutti i partner arabi che avranno un ruolo cruciale».
Preoccupato è anche Guido Crosetto, che riguardo all’irruzione di alcuni ribelli nella residenza dell’ambasciatore italiano a Damasco, Stefano Ravagnan, ha affermato come «abbiamo dato la nostra disponibilità per qualunque tipo di evenienza e per adesso valutiamo ogni possibile linea d’azione per garantire la sicurezza del personale italiano e la loro eventuale esfiltrazione qualora la situazione dovesse degenerare e diventare oltremodo pericolosa e caotica».
Una situazione delicata, quindi, su cui è meglio non cantare subito vittoria, nonostante la stragrande maggior parte dei Paesi europei abbia sospeso le procedure di asilo per i cittadini siriani, tra cui anche l’Italia nella serata di lunedì 9 dicembre.
