di Balthazar
Vladimir Putin è già a Pechino, dalle dichiarazioni ufficiali e dall’annunciato comunicato finale occorrerà valutare le decisioni più importati sotto il profilo geopolitico, soprattutto Iran e Ucraina anche se verrà riesaltata l’amicizia fra i due popoli sancita almeno 20 anni fa e considerando l’aspetto energetico che vincola I due Paesi.
Ma quello che possiamo affermare. prima degli incontri ufficiali. è che questo in contro , già di per se, sposta le relazioni di Pechino con gli Stati Uniti di Trump, alle relazioni con la Russia che sotto il profilo strategico militare non è un partner secondario del Dragone.
Che Xi stia accogliendo, nel giro di una settimana, due leader mondiali entrambi bloccati in conflitti apparentemente insolubili, dimostra quantomeno che il governo cinese ha usato la guerra di Trump con l’Iran per apparire come un leader globale responsabile, ma anche indispensabile, come vanno sottolineando I media cinesi.
Si aggiunga la constatazione che sia Pechino che Mosca hanno anche colto cercato il rovesciamento della politica estera di Trump per far avanzare la loro visione “multipolare” del mondo.
La visita di questa settimana è la 25esima in Cina di Putin e avviene dopo che Cina e Russia hanno rafforzato la cooperazione attraverso il commercio, la sicurezza e la diplomazia, sempre attiva, ma guidata da una diffidenza condivisa nei confronti di Washington e da un’apparente affinità personale tra I due leader che si definiscono “cari” o “vecchi” amici. .
Le due parti sostengono “l’un l’altro su questioni che riguardano gli interessi fondamentali di entrambi i paesi, compresa la protezione della sovranità e l’unità dello Stato” riferisce una nota pubblicato martedì dai media cinesi che elogiavano I vincoli “incrollabili” dei due paesi in questa “situazione internazionale turbolenta”.
Il quotidiano di Stato cinese Global Times ha anche inquadrato le visite quasi contemporanee dei due leader americano e russo come un segno che la Cina sta emergendo rapidamente come il punto focale della diplomazia globale”. .
Gli acquisti cinesi di petrolio russo e le esportazioni di beni a doppio uso sono stati fondamentali per lo sforzo bellico di Mosca., ma l’hanno anche resa fortemente dal suo vicino più ricco e tecnologicamente avanzato. La Russia è già la principale fonte di greggio della Cina con sconti più che significativi, ma il business del secolo rimane il gasdotto Power of Siberia 2, un progetto a lungo avviato che ha già fatto recenti progressi. . .
Sia la Cina che la Russia sono stretti partner di Teheran e hanno svolto un ruolo chiave nel proteggerla di fronte alle sanzioni statunitensi negli ultimi anni, la Cina è anche il principale acquirente di greggio iraniano sanzionato dagli Stati Uniti.
La Russia ha fornito all’Iran informazioni sulle posizioni delle truppe e dei beni americani e il mese scorso la CNN riferiva che Pechino si stava preparando a consegnare armi all’Iran – un’accusa che Pechino nega.
Ma a Washington già ci si chiede fino a che punto Pechino sia interessata a un processo di pace fra Stati Uniti e Iran. Probabilmente I due leader giocheranno le loro carte nel porre fine al conflitto – già la stampa occidentale parla dl trasferimento in Russia pro tempore dell’uranio arricchito iraniano fra le condizioni di un eventuale accoro di pace richiesta avanzata da Mosca già all’inizio del conflitto -– ma in ogni caso non rinunceranno ai loro interessi svendendo una pace a “basso prezzo” per Trump.
Il quale comunque ha sempre nel proprio carnet la possibilità di influire sulla pace in Ucraina nonostante l’Europa e Zelensky sembrino puntare sulla prosecuzione di un conflitto che sta nuocendo alla economia russa.
Ma considerando il Peso asiatico di Cina e Russia non va escluso che l’argomento ucraino – soprattutto per Pechino – passi in secondo piano, eccettuata una sorta di neutralità cinese più che passiva nei confronti dell’Ucraina. Un conflitto che tutto sommato lo rende marginale rispetto a tensioni geopolitiche ben più determinanti. Ad esempio Taiwan che rimane il grande interrogativo e il grande focolaio di tensione, non solo in Asia ma a livello globale.
Qui la posizione di Mosca è molto chiara con il dichiarato sostegno agli interessi cimesi di riunificazione dell’ isola alla “madre patria del continente.
E se tale disponibilità fosse poco chiara all’Occidente – soprattutto anglosassone – basterebbero a chiarire le idee le recenti esercitazioni congiunte fra le marine delle due potenze nel mar del Giappone o a quelle della Russia chiamate Vostok (Oriente) che si svolgono periodicamente con altri alleati oltre la Cina, nei mari siberiani.
