Roma Capitale

BAMBINA MONTEVERDE, LUCARELLI: “ASCOLTARE I BAMBINI, NON IMPORRE TRAUMI. LO STATO NON PUÒ GIRARSI DALL’ALTRA PARTE”

Come è possibile che, in uno Stato di diritto, una donna che ha denunciato violenze fisiche e psicologiche si ritrovi a dover lottare per non vedersi strappare i figli? Parliamo di una madre seguita da uno dei Centri Antiviolenza di Roma Capitale, presidi fondamentali per proteggere chi ha trovato la forza di chiedere aiuto” – così Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale, interviene sulla vicenda della bambina di Monteverde per la quale è stato disposto un allontanamento coatto.

 

Invitiamo le donne a denunciare, ma poi le lasciamo sole di fronte a percorsi che le puniscono una seconda volta. Se la denuncia apre la strada alla perdita dei figli, allora non stiamo garantendo protezione, ma infliggendo un nuovo dolore. È questa la vittimizzazione secondaria: quando a una madre che cerca giustizia si risponde con l’istituzionalizzazione dei suoi figli” – continua Lucarelli.

 

Questa mattina ero lì, chiamata da cittadine e cittadini che conoscono bene questa storia e che hanno chiesto ascolto da parte delle istituzioni. Eravamo presenti per vigilare, per assicurarci che nessuna azione di forza venisse compiuta ai danni della minore, nel rispetto della legge e della sua dignità. Quando una bambina manifesta un rifiuto categorico all’allontanamento dalla madre e al trasferimento in casa-famiglia, la giurisprudenza è chiara: l’intervento deve arrestarsi, e gli atti devono tornare al giudice. Non è prevista, né giustificabile, alcuna forma di coercizione fisica o farmacologica. E questo vale ancor di più quando parliamo di una bambina affetta da una patologia genetica rara, che merita attenzione, ascolto, protezione” sottolinea Lucarelli.

 

«Perché la verità è che tanti bambini e bambine, oggi, rischiano di subire una doppia ferita: quella di chi vorrebbe strapparli al loro mondo, e quella di un sistema che non sa ascoltarli. È questa la violenza istituzionale: quando il disagio si ignora, quando il dolore viene travolto da procedure cieche. Davanti a una bambina che si lega sotto un tavolo per non essere portata via, lo Stato deve interrogarsi, non forzare la mano. È da qui che dobbiamo ripartire: dal diritto dei più piccoli ad essere ascoltati, non annullati” conclude Lucarelli.

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