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Berlino, il Pergamon museum chiude per una grande ristrutturazione

di Sara Valerio

Il Pergamon Museum di Berlino, uno dei musei tedeschi più importanti, sarà completamente chiuso per circa quattro anni, dal 23 ottobre 2023 fino al 2027, per ampi lavori di ristrutturazione. Già da anni, il Pergamon museum è interessato da lavori di restauro e chiusure parziali. Il piano per le ristrutturazioni fu stanziato nel 2014 e il cantiere fu avviato nel 2016 ma complicazioni costruttive hanno ritardato i lavori. La sezione A, che comprende l’ala nord in cui è custodita la parte anteriore del magnifico Altare di Pergamo, uno dei capolavori più iconici dell’arte ellenistica, è chiusa dal 2013 e sarà nuovamente accessibile nel 2027. La seconda sezione B chiuderà il 23 ottobre 2023. La riapertura totale è prevista per il 2037. I lavori fanno parte del “Masterplan Museumsinsel Berlin” un piano generale di intervento, adottato nel 1999 e mirato a trasformare la capitale tedesca in una delle destinazioni museali più accessibili e sostenibili d’Europa. Una prima fase, che ha interessato la ristrutturazione e l’espansione della James-Simon-Galerie, la galleria d’accesso all’Isola dei Musei, è stata completata nel 2021. La seconda si concentrerà sul rinnovamento delle istituzioni vicine. La terza fase prevede lo sviluppo di nuovi spazi espositivi e di accoglienza dei visitatori: una quarta ala del Pergamon e delle sue sezioni di collegamento con il Bode e il Neues Museum, l’allestimento delle strutture esterne e la costruzione del nuovo ponte sul Kupfergraben a nord dell’isola, il cosiddetto Pergamonsteg. Una nuova piazza centrale e una nuova zona pedonale collegheranno tutti e cinque i musei dell’isola: l’Altes Museum, il Neues Museum, l’Alte Nationalgalerie e il Bode-Museum, oltre al Pergamonmuseum. Ci vorranno ben 14 anni per terminare l’intero progetto. Il Museo, all’interno di un grande palazzo in stile Stripe-Classicism, costruito dal 1910 al 1930, ospita le inestimabili collezioni di Antichità Classiche, il Museo del Vicino Oriente Antico e il Museo di Arte Islamica, attirando ogni anno oltre un milione di visitatori. È noto in tutto il mondo per le sue impressionanti ricostruzioni di edifici archeologici: l’Altare di Pergamo, la Porta di Ishtar con la Via Processionale, ricostruzione di una delle porte di Babilonia, risalente al VI secolo a.C. e considerata una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, la Facciata di Mshatta, residenza storica del deserto giordano della metà dell’VIII secolo e la Porta del Mercato di Mileto, monumentale reperto archeologico del II sec. d.c. L’Ara, che dà il nome al museo, era una grande struttura a porticato che faceva parte di un tempio dedicato al dio Zeus, costruito nel II secolo a.C. a Pergamo, nell’odierna Turchia orientale, una delle città più fiorenti del mondo antico. Il tempio venne costruito dopo una vittoria militare della città contro una tribù di Celti, che occupava una regione poco distante. La base dell’altare ospita una serie di sculture così raffinate che fin dalla loro scoperta, a fine Ottocento, sono considerate uno dei punti più alti raggiunti dall’arte antica occidentale. Fu acquisita dalla Germania in base a un accordo con l’Impero Ottomano risalente al 1879 e, al termine di una campagna di scavo, nel 1886 il frontone occidentale fu portato a Berlino, con il permesso del sultano Abdul Hamid II, al potere in quel tempo. Nel 1999 il Museo è diventato patrimonio mondiale dell’UNESCO: questo nonostante riportasse ancora i danni della Seconda guerra mondiale e segni di una cattiva gestione. Gli sforzi di ripristino riguarderanno proprio queste antiche debolezze, oltre ai danni strutturali causati da perdite, umidità e sistemi tecnici obsoleti. È estremamente raro che un museo così importante rimanga chiuso così a lungo. I lavori erano previsti da tempo e la direzione del museo ha raccontato più volte in passato quanto siano complessi e delicati. Il progetto prevede costi ingenti. La prima parte sarebbe già costata 489 milioni di euro, mentre per la seconda ne sono stati calcolati 722,4. Sono stati inoltre previsti 295,6 milioni per rischi e aumenti di prezzo. I costi totali potrebbero quindi ammontare a 1,5 miliardi. Durante la chiusura i pezzi più importanti della Collezione di antichità classiche e di quella del Vicino Oriente Antico traslocheranno a beneficio dei visitatori nel non lontano edificio “Das Panorama”: la Facciata di Mshatta, la Sala di Aleppo e la Cupola dell’Alhambra verranno smontate, restaurate e riassemblate nella nuova sede; tutto il resto sarà spostato nei depositi del museo e lì custodito fino a tempo debito.Al contempo, alcuni singoli reperti, scelti per la loro eccezionalità, partiranno in tournée, come ambasciatori berlinesi nel mondo (è prevista una collaborazione con il Louvre parigino) o ospiti temporanei di altri musei della capitale. Infine, a partire da quest’inverno, la mostra permanente del Museo del Vicino Oriente Antico sarà disponibile online per i suoi visitatori virtuali.

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