La guerra di Putin

Biden al Congresso: senza i soldi all’Ucraina si va allo scontro diretto con Putin

 

di Giuliano Longo

 

Dopo la fallita controffensiva lanciata in luglio da Kiev le cose in Ucraina non vanno bene e il presidente Biden, a ridosso delle elezioni presidenziali, trova forti resistenze al Congresso per lo stanziamento di altri 60 miliardi di dollari, di cui 30 solo per armamenti.

Di qui un notevole nervosismo chiaramente manifestato da Lloyd Austin, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, che sostanzialmente ha minacciato i parlamentari affermando che senza quegli aiuti a Kiev è “molto probabile” che le truppe statunitensi dovranno combattere in Europa.

 

Dietro questa minaccia, che certamente non determinerebbe un vasto consenso di parte dell’opinione pubblica americana, c’è l’idea che la Russia, dopo aver finito con l’Ucraina, lancerà attacchi in Europa, anche se oggettivamente non ci sono prove in tal senso.

 

Dopotutto l’Europa e l’Occidente stanno già fornendo massicci aiuti militari, intelligence e supporto tecnico a Kiev, oltre ad addestrare le sue truppe e sviluppare i loro piani di guerra.

Inoltre le scorte di armi europee, destinate alla difesa della NATO, sono state massicciamente spedite a Kiev e la maggior parte di esse non verrà sostituita prima di anni.

 

Dal punto di vista della Russia il vero accaparratore di terre è la NATO poiché, nonostante le promesse fatte a Mosca, l’Alleanza si è espansa nei Balcani e nell’Europa orientale, quando già Bill Clinton assicurava che la l’Alleanza (per suo Statuto difensiva), non avrebbe mai lambito i confini con la Russia, come praticamente avvenuto in questi 30 anni.

 

L’espansione ha significato armare i nuovi alleati a Est d’Europa e nei Balcani con armi occidentali di alta qualità, costruire basi nei loro territori e minacciare direttamente la Russia che aveva conqustato gran parte dell’Europa orientale alla fine della seconda guerra mondiale, anche per creare un cuscinetto di sicurezza ai sui confini.

 

Naturalmente non era l’unico motivo strategico anche perché Mosca era ansiosa di impossessarsi delle risorse di questi paesi dopo che la Russia aveva subito enormi devastazioni e spopolamento con 27 milioni di morti di cui 18 civili.

 

Ciò non significa alcuni a Mosca pensino di recuperare il paradiso sovietico perduto, mentre è vero che l’invasione dell’Ucraina può essere considerata un furto delle sue terre, eppure non ci sono segnali che Mosca intenda espandersi nell’Europa orientale o negli Stati baltici.

 

E soprattutto non esiste alcun rapporto di intelligence che sostenga la tesi dell’invasione buttata sul piatto da Biden e Austin. Se ci fossero informazioni concrete, si può tranquillamente scommettere che l’amministrazione Biden lo farebbe fatto sapere al Congresso, specialmente ora che si chiedono più soldi per la guerra in Ucraina.

 

Ci sono invece tre ragioni che supportano l’ipotesi opposta all’intenzione russa di espandersi a occidente.

 

La prima è che con le scorte belliche della NATO sono ai minimi storici e la Russia avrebbe potuto trarre vantaggio da questa vulnerabilità e spostando le sue forze contro obiettivi dell’Alleanza, ad esempio in Polonia o nei Paesi Baltici.

Eppure ha esercitato una notevole moderazione tollerando voli provocatori a scopi di intelligence ed esercitazioni navali della NATO nel Mar Nero, che non è solo la porta di servizio per l’Ucraina, ma è anche un modo per sfidare la stessa Russia in casa.

 

Mosca dato ha prova di moderazione anche quando l’Ucraina ha utilizzato i droni per colpire un aeroporto all’interno del territorio russo dove sono basati i bombardieri nucleari e due di questi sono stati danneggiati o distrutti.

 

Un simile attacco non era possibile senza il supporto di intelligence della NATO e degli Stati Uniti, supporto che i russi certamente non ignoravano. Eppure non hanno preso alcuna iniziativa per allargare il conflitto. Inoltre ci sono prove che l’attacco alla base aerea Soltsy-2 sia stato lanciato dagli ucraini dall’Estonia, considerando che i droni ucraini non avevano la portata necessaria per raggiungere la base aerea.

 

Altri esempi di moderazione includono l’affondamento della nave ammiraglia russa Moskva con l’aiuto degli Stati Uniti, i numerosi tentativi di distruggere il ponte sullo stretto di Kerch che collega la Russia alla Crimea e i molteplici attacchi a Mosca, incluso un tentativo di colpire l’ufficio di Putin al Cremlino, che Mosca definisce un tentativo assassinare il presidente, obiettivo sempre praticabile per lo stesso capo dell’intelligence militare ucraino  Kyrylo Budanov.

 

Il secondo motivo della riluttanza della Russa ad espandere il conflitto è che farlo sarebbe immensamente dispendioso. La Russia ha già capito quanto sia costosa la guerra in Ucraina, anche se la sta quasi vincendo, dopo quasi due anni di combattimenti.

Ma una guerra in Europa significa che gli aerei da combattimento e i bombardieri statunitensi ed europei aggiungerebbero ulteriori devastazioni alla Russia, anche se le forze di terra della NATO, come riferisce il think tank Rand Organisation, avrebbero seri problemi ad affrontare le armate russe.

 

Il costo maggiore per la Russia è rappresentato dalla manodopera e dalle vittime della guerra. Calcolarle è difficile, perché sia gli ucraini che i russi non dicono la verità o non dicono nulla. Tuttavia, il fatto che la Russia abbia bisogno di aumentare il reclutamento militare e che abbia colmato le lacune con detenuti, dimostra che questa guerra ha tolto molte vite.

 

Con il rischio che il già tiepido consenso popolare al conflitto, venga minacciato proprio dal numero di morti e feriti in un Paese che non ha più di 141 milioni di abitanti su un territorio immenso e con enormi problemi demografici. Quindi difficile credere che la Russia possa scatenare una guerra più grande mantenendo il consenso del popolo come avvenne con “la grande guerra patriottica” contro i nazisti.

 

Va anche ricordato che i 50mila militari russi morti in Afghanistan costrinsero Mosca a ritirarsi definitivamente ne febbraio1989, ritiro che non salvò Gorbaciov dal colpo di stato e soprattutto fu una delle cause della successiva disintegrazione dell’URSS.

 

La terza ragione che depone contro l’espansione del conflitto da parte della Russia, è l’inatteso jolly giocato da Mosca contro le sanzioni occidentali. Con “l’operazione militare speciale” di Putin in Ucraina, la NATO e molti altri paesi allineati con gli Stati Uniti o con l’Unione Europea, hanno imposto pesanti sanzioni alla Russia.

 

Ciò ha spinto la Russia tra le braccia della Cina e l’ha costretta a ripensare al proprio futuro. Soprattutto significava un riallineamento delle risorse, del commercio e del sistema monetario della Russia lontano dall’Europa e dall’Occidente.

Questo è un nuovo fattore decisivo che cambia la tabella di marcia strategica per la Russia e mina direttamente la tesi secondo cui Mosca abbia qualcosa da guadagnare da qualsiasi attacco all’Europa. Senza contare che avrebbe la netta disapprovazione di Pechino con tutte le conseguenze del caso.

 

La verità è che i russi sono sempre meno interessati all’Europa o agli Stati Uniti. Si può tranquillamente affermare che le sanzioni occidentali sono state un grave errore strategico per la NATO e i suoi partner e amici, nonché per l’UE.

Anche se si raggiungesse un accordo di pace con l’Ucraina e l’Europa e gli Stati Uniti revocassero le sanzioni, probabilmente sarebbe troppo tardi per riprendersi dal danno arrecato a eventuali legami futuri.

 

La Russia non rifiuterà mai il commercio con l’Occidente, ma è probabile che stipulerà accordi solo alle sue condizioni, così come è improbabile che la Russia consenta nuovamente alle aziende occidentali di operare all’interno del Paese, mentre collaborerà sempre più con la Cina per lo sviluppo di tecnologia e armi.

 

Per tutte queste ragioni l’argomentazione di Austin e la posizione allarmistica di Biden appaiono più espedienti parlamentari che la reale intenzione degli Stati Unti di far calcare il suolo d’Europa agli stivali dei suoi soldati.

 

Quando i repubblicani abbandonarono il briefing segreto organizzato per per cercare di convincere i senatori a dare più soldi all’Ucraina, molti sostennero che le argomentazioni dell’amministrazione Biden erano stantie e poco convincenti, e allora il tentativo di intimidire il Senato non funzionò.

 

Oggi le cose potrebbero anche cambiare al Congresso, ma che tutti questi soldi garantiscano la vittoria dell’Ucraina in questa guerra su commissione, è abbastanza improbabile se non impossibile.

aggiornamento crisi russo-ucraina ore 14.08

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