Alcuni parenti della bimba di 9 mesi sbranata ad Acerra dal pitbull di famiglia sarebbero entrati in casa, alle 8 del mattino successivo alla tragedia, e avrebbero pulito la casa. Lo scrive il quotidiano online Repubblica, spiegando che a entrare nella casa sono stati la mamma della bambina, i nonni materni e paterni, la sorella e la cognata dell’indagato. Avrebbero fatto fotografie, ma anche pulito la casa. A quanto pare non sapevano che l’appartamento fosse sotto sequestro. Evidentemente il cartello sulla porta è stato attaccato più tardi. È l’ultima novità che emerge su questa terribile vicenda, nel giorno in cui si sono svolti i funerali della piccola Giulia. La cerimonia si è svolta questo giovedì mattina in forma privata nel Duomo di Acerra.
LA BIMBA TROVATA PER TERRA E L’OSSO DEL COLLO ROTTO
La bambina è morta sabato sera: il padre, il 25enne Vincenzo Loffredo, ha detto di essere stato in casa con lei ma di essersi addormentato, intorno alle 22.30. Ha detto poi di essersi svegliato, verso mezzanotte, e di aver trovato la bambina (che prima dormiva accanto a lui) per terra, in una pozza di sangue. Sul corpo aveva morsi. L’ha presa e l’ha portato di corsa al pronto soccorso di Villa Fiori, ma non è servito a salvarla: era già morta. La prima ipotesi è che si sia stato il pitbull della coppia, Tyson, ad accanirsi sulla bambina.
GLI ESAMI SUI DUE CANI
Col passare dei giorni, però, agli inquirenti è venuto il sospetto che possa essere stato anche l’altro cane, una meticcia non grande presa al canile, di nome Laika. Questo perchè il pitbull non aveva alcun segno dell’aggressione, nessuna traccia di sangue. Una risposta potrebbe arrivare dall’esame delle feci dei cani, eseguita per capire se emergano tracce di Dna umano. A complicare il quadro c’è il fatto che l’autopsia ha stabilito che la morte della bambina è avvenuta per la rottura dell’osso del collo. Cosa è successo davvero in quella casa?
LE TELECAMERE
Gli inquirenti hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza che ci sono in zona per verificare che il padre, risultato positivi alla cannabis, sia realmente rimasto in casa e non invece uscito, magari per un breve tempo.
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